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Lecce: carcere al "collasso", i detenuti sono più del doppio rispetto ai posti disponibili

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di Stefano Lopetrone

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 maggio 2012

 

Sembra sempre più vicino alla tollerabilità, il supercarcere di Lecce. Alla voce sovraffollamento spunta fuori una percentuale risibile, rispetto al can can messo in piedi periodicamente da attivisti, parenti dei detenuti e stampa: 14,9 per cento. Sembrerebbe tutto sommato un dato sopportabile. Ma come insegnano i docenti di ragioneria e diritto, nelle scritte piccole c'è il senso vero dei documenti. È solo spostando l'occhio alla nota che si comprende la reale portata del fenomeno: quel numero a due cifre si intende rispetto alla cosiddetta capienza tollerabile. Peccato che un carcere si costruisca pensando alla capienza ordinaria: un detenuto, una cella da 9 metri quadrati. Rispetto a questo parametro la percentuale di sovraffollamento è a tre cifre: 101,4 per cento. Da togliere il respiro.

A Borgo San Nicola vive il doppio delle persone che la struttura carceraria potrebbe ospitare. Il dato è allarmante. Emerge dall'ultimo monitoraggio effettuato dal Comando di Polizia penitenziaria lo scorso 16 maggio, poco prima della visita di sabato 19 maggio di alcuni parlamentari (la senatrice Adriana Poli Bortone e la deputata radicale Elisabetta Zamparutti) e del segretario nazionale di "Nessuno tocchi Caino", Sergio D'Elia.

In quell'occasione si volevano capire le ragioni che indussero un detenuto rumeno di 38 anni, Virgil Cristria Pop, ad un ostinato sciopero della fame che ne provocò la morte per denutrizione 50 giorni dopo (il 13 maggio). La delegazione all'uscita dal penitenziario snocciolava numeri che in realtà si aspettava più catastrofici.

In effetti in altri periodi, per esempio l'estate di fuoco del 2010, la popolazione detenuta sfiorò le 1.500 presenze, mentre sabato scorso era ferma a quota 1.325. La questione però è molto più pericolosa. Anche perché il comando di polizia penitenziaria è sempre sotto numero: il 10 per cento in meno rispetto all'obsoleta pianta organica disegnata nel 2001.

Dal monitoraggio emergono dati molto interessanti sulla popolazione detenuta. Sono ospitati 1.244 uomini e 81 donne. Gli stranieri sono complessivamente 334 (321 maschi e 46 femmine); i tossicodipendenti 70. Nel blocco dell'alta sicurezza vivono 275 persone, tra essi anche un collaboratore di giustizia.

Impressionante il numero di esponenti della criminalità organizzata: 172. Molti appartengono alle maggiori organizzazioni criminali di stampo mafioso: 32 provenienti dalla mafia siciliana, 14 dalla 'ndrangheta, 51 dalla camorra, 23 dalla Sacra corona unita. Provengono da altre realtà territoriali italiane le 52 unità restanti. Al termine della visita dello scorso 19 maggio, la delegazione censurò un numero: il 40 per cento dei detenuti di Borgo San Nicola è in attesa di giudizio. In effetti a Lecce sono ospitate 547 persone in assenza di una sentenza in giudicato, il 41,4 per cento dell'intera popolazione.

Per mancanza di fondi e di personale si fa poco, molto poco, riguardo le attività tratta mentali: probabilmente l'aspetto più importante della detenzione, quello che dovrebbe davvero qualificarla e "allinearla" al principio costituzionale del reinserimento in società.

Restano escluse da quanto programmato nel carcere centinaia di prigionieri: complessivamente 270 persone sono impegnate in corsi scolastici (4 corsi di scuola elementare, 5 di scuola media inferiore, pluriclassi di biennio in ragioneria e un corso completo di istituto tecnico commerciale) e 233 in attività lavorativa domestica (più 5 impiegati nel laboratorio di pasticceria "Buoni dentro"). Nessuno dei lavoratori è però stato ammesso al lavoro esterno, come previsto dall'ordinamento penitenziario: solo 38 detenuti hanno beneficiato di permessi premio. A completare l'universo delle attività tratta mentali anche diversi corsi di teatro, un laboratorio editoriale, uno di pittura e vari progetti nel braccio femminile (da Officina Creativa, con i suoi prodotti Made in Carcere pronti a sbarcare negli States, ai progetti terapeutici e psicologici).

 

I numeri di una situazione critica

 

Nel linguaggio tecnico, si chiamano "eventi critici". La polizia penitenziaria deve gestirne decine al giorno. Tra suicidi, molti tentati e purtroppo qualcuno riuscito, aggressioni, atti di autolesionismo ed altre criticità, gli agenti (come anche i medici, gli infermieri e tutto il personale del carcere) hanno dovuto affrontarne 337 solo nei primi quattro mesi dell'anno. Impressionante il numero dei tentati suicidi e degli atti di autolesionismo: 26 i primi, 65 i secondi. Nell'ultimo triennio si contano 4 suicidi riusciti (2 nel 2010, 1 nel 2009 e nel 2011), 5 morti per cause naturali, 142 tentati suicidi, 710 gli atti di autolesionismo. Meno gravi del previsto i dati sullo sciopero della fame. Negli ultimi 16 mesi il picco più alto si è avuto a marzo del 2011: 193 giorni complessivi di sciopero per una media di 6,2 detenuti al giorno impegnati nella forma di protesta. Quest'anno sono già 5 i casi di aggressione subiti dalle guardie. E sulla condizione degli agenti penitenziari è giusto aprire un capitolo a parte. La pianta organica prevede l'impiego di 766 unità, suddivise tra personale direttivo (3), ispettori (80), sovrintendenti (76) agenti e assistenti (607). In realtà l'organico amministrato rispetta solo i parametri relativi al personale direttivo. Tutte le altre voci sono deficitarie: 50 ispettori (il 37,5 per cento in meno), 59 ispettori (22,5 in meno), 585 agenti e assistenti (4 in meno), per un totale di 697 unità in meno, pari ad una carenza d'organico del 9 per cento. Difficile dire che cosa succederebbe se questi lavoratori già stressati in questa situazione, dovessero badare anche ad un nuovo padiglione senza ulteriori assunzioni.

 

Sarà pronto entro un anno un padiglione da 300 posti

 

Entro un anno la popolazione detenuta di Borgo San Nicola potrà trarre giovamento dalla costruzione di un nuovo reparto. Una vera e propria manna dal cielo, visti tutti i problemi di sovraffollamento che angosciano la struttura (e di cui trattiamo a parte). Lo ha annunciato il direttore generale del Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria di Puglia, Giuseppe Martone a margine del convegno su "Carcere, tra malesseri fisici e legislativi", organizzato venerdì a Taranto dalla Camera penale.

La soluzione, che alleggerirà il carico sulle celle già esistenti, arriva dal piano carceri del governo Berlusconi: 11 nuovi istituti penitenziari e 20 padiglioni in strutture al collasso (per un totale di 9mila 150 posti in più). Lecce rientra nel novero delle strutture da implementare. Il nuovo padiglione ospiterà 200 ristretti. Il che significa che la capienza ordinaria salirà a breve a quota 856, mentre quella tollerabile sfiorerà le 1.600 unità.

Letta a caldo questa risposta al problema del sovraffollamento farebbe crollare tutti i dati odierni sul sovraffollamento. Ad esempio i dati esposti nelle tabelle e negli articoli pubblicati in questo servizio scenderebbero in maniera vistosa: la nuova struttura consentirebbe infatti di azzerare il sovraffollamento sulla capienza tollerabile (oggi al 14 per cento) e dimezzare quella calcolata sulla capienza ordinaria (oggi superiore al 100 per cento). A ben vedere però, senza un adeguato piano di assunzioni, la nuova costruzione rischierebbe di essere controproducente.

Il precedente governo aveva programmato 1.800 nuovi posti di lavoro: a Lecce ne servirebbero almeno 70, tra agenti penitenziari e staff (psicologi, medici, personale di servizio). Il guaio è che tre anni fa non si faceva i conti con la crisi di liquidità dello Stato. Purtroppo la fase storica e la congiuntura economica sono radicalmente cambiate. Oggi a parlare di assunzioni nel settore pubblico si rischia il linciaggio. Tutto ciò nonostante l'atavica carenza di personale. Certo, sarebbe davvero un peccato se si procedesse alla costruzione e poi il nuovo braccio restasse chiuso per assenza di unità lavorative. Senza un adeguato piano di assunzioni, l'intero programma rischia di diventare insostenibile.

D'altro canto, la rinnovata sensibilità intorno alle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere i detenuti sta producendo effetti anche dal punto di vista giurisprudenziale: lo scorso anno il Tribunale di Sorveglianza riconobbe il risarcimento del danno ad un detenuto di Lecce, difeso dall'avvocato Alessandro Stomeo, per trattamento disumano. In linea teorica la stragrande maggioranza dei ristretti potrebbe intavolare una causa di questo tipo: e per lo Stato sarebbe comunque un salasso.

Guardando l'entrata principale del carcere, il nuovo padiglione dovrebbe essere costruito a destra, in una delle tante, ampie aree verdi ora inutilizzate. I 200 nuovi posti, che con tutta probabilità diventeranno 400 in base al poco condivisibile parametro della capienza tollerabile, saranno spalmati su due livelli: piano terra e primo piano. La gara è stata già bandita dal Ministero di Giustizia. Il nuovo plesso dovrebbe sorgere entro un anno, fatte salve le grane burocratiche sempre dietro l'angolo in questi casi.

 

 

 

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