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Le donne delinquono meno degli uomini ma in carcere trovano condizioni peggiori

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 6 aprile 2017

 

A sei anni dalla legge di riforma per le madri detenute sono ancora una quarantina i bambini che vivono in cella, sono ancora poche quelle in Icam, mentre 9 sono in gravidanza.


Si può parlare di "questione di genere" anche per quanto riguarda le carceri. Le condizioni di detenzione delle donne appaiono infatti di gran lunga peggiori di quelle maschili. È quanto si evince da un dossier del Servizio Studi del Senato dal titolo "Emergenza carceri. Tra sovraffollamento cronico, condanne Ue e legislazione svuota-penitenziari". Le donne delinquono di gran lunga di meno degli uomini: in tutto il decennio 2006-2016 la loro incidenza è inferiore al 5% dell'intera popolazione detenuta.
Eppure ciò, invece di costituire un fattore da valorizzare, si è trasformato in un "elemento penalizzante", come ha rilevato il Garante Nazionale dei detenuti nella propria Relazione. In particolare le sezioni femminili delle carceri "rischiano di essere reparti marginali - si legge nel dossier - in cui le donne hanno meno spazio vitale, meno locali comuni, meno strutture e minori opportunità rispetto agli uomini". Il divario emerge anche nelle attività di intrattenimento, che risentono di una visione stereotipata che relega le donne a soli lavori sartoriali o culinari, riservando agli uomini invece le più "nobili" attività di informatica e di tipografia.
C'è poi il capitolo delle detenute con figli piccoli. A sei anni dalla legge di riforma delle madri sono ancora una quarantina i bambini che vivono nelle carceri con le loro madri. Per le detenute mamme il legislatore ha inteso privilegiare il ricorso a istituti a custodia attenuata come le case (Icam), ampliando anche l'ambito di applicazione della detenzione domiciliare speciale per le detenute con figli. I dati mostrano però come la presenza di detenute in Icam, a partire dal 2014, appaia poco significativa, con numeri pari a sole 3 o 4 unità.
Quanto al numero delle detenute presenti in carcere insieme ai figli minori, al 31 dicembre 2011 se ne contavano 51, scese a 40 al 31 dicembre del 2012 e del 2013, e diminuite ulteriormente a 27 nel 2014 (con 28 bambini). Nel 2015 c'è stato un deciso incremento (50 bambini e 49 madri in detenzione) e nel 2016 una nuova riduzione (34 madri e 37 bambini). Molto variabile, ma sempre al di sotto delle 20 unità, il numero delle detenute in stato di gravidanza, che dalle 13 del 2011 sono scese alle 9 del 2016, con un picco nel 2013 pari a 17.
Il dossier sottolinea che l'Italia non è ancora in grado di garantire il rispetto di quegli standard di vivibilità detentiva che ci viene richiesto dal Consiglio d'Europa. Il nostro paese infatti è sesto nel ranking europeo per affollamento penitenziario. A partire dal 2016 il tasso di affollamento del nostro sistema carcerario - pur essendo di gran lunga più basso rispetto al picco raggiunto nel 2010 - appare in lenta risalita.
Nel 2015 gli istituti penitenziari italiani ospitavano 49.592 persone, pari al 105% dei posti letto disponibili (cioè c'erano 105 persone ogni 100 posti). Nel 2016 la popolazione detenuta è salita a 50.228, con un tasso di sovraffollamento pari al 109%. Tale trend sembra essere peraltro confermato dalle ultime rilevazioni dell'amministrazione penitenziaria: al 28 febbraio 2017 i detenuti sono circa 56mila con un tasso di sovraffollamento intorno al 111%. Ancora più evidenti sono i tassi di sovraffollamento rilevabili a livello regionale.
Sono ben 10 le Regioni con un tasso di sovraffollamento superiore al totale nazionale: la Puglia (140%); la Lombardia (132%); il Molise (131%); la Liguria (130%); il Friuli Venezia Giulia (127%); la Basilicata (127%); l'Emilia Romagna (122%); il Lazio (119%); la Campania (116%) e il Veneto (115%). "Il cammino verso una più umana concezione della detenzione può dirsi perciò non ancora concluso - si legge nel dossier - anche se l'8 marzo 2016 il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha deciso di archiviare la procedura di esecuzione delle sentenze contro l'Italia in tema di sovraffollamento carcerario, valutando positivamente l'attuazione del Piano presentato nei sei mesi successivi alla famosa sentenza Torreggiani!.

 

 

 



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