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L'agorà on line di Bonafede, "Un giornale per dialogare con avvocati e magistrati"

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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 9 gennaio 2019

 

Via Arenula rilancia Gnews con editoriali dei vertici del mondo forense e dell'Anm. Giustizia news on line, o nella sua versione abbreviata Gnews, esisteva già. Si tratta di uno strumento giornalistico adottato già in passato da via Arenula.

Ieri il ministero della Giustizia lo ha rilanciato con un'intervista al procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. Un'iniziativa dal significato non trascurabile, considerata l'altro biglietto da visita scelto dall'ufficio comunicazione di Alfonso Bonafede: la pubblicazione in homepage di interventi firmati dai rappresentanti dell'avvocatura e della magistratura associata. Metodo che indica trasparenza: il giornale on line del ministero ha affermato in un modo esplicito l'opzione di Bonafede per un dialogo trasparente.

Così da ieri sull'homepage di Gnews campeggiano gli articoli a firma del presidente del Cnf Andrea Mascherin e dei vertici di due delle maggiori organizzazioni associative del modo forense, ossia il numero uno dell'Unione nazionale Camere civili, Antonio de Notaristefani, e il presidente dell'Unione Camere penali, Gian Domenico Caiazza. Con loro, propone un editoriale il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Francesco Minisci.

È il portavoce del ministro Bonafede, Andrea Cottone, a rivendicare la doppia cifra dell'iniziativa: da una parte l'apertura di via Arenula al dibattito sulle idee, dall'altra l'obiettivo di seguire le regole del giornalismo propriamente detto: "Vogliamo che Gnews diventi un punto di riferimento per l'informazione inerente l'ambito giustizia, che lo faccia avendo come bussola i principi del giornalismo e la conseguente autonomia che questi portano con sé.

Anche per questa ragione", scrive il portavoce del guardasigilli, "vorremmo che fosse un luogo (virtuale) di dibattito, e cominciamo subito ospitando i contribuiti di alcuni degli attori principali della giustizia. Ci auguriamo che siano sempre più costanti".

Nell'editoriale si prefigura "una vera e propria agorà" sulla giustizia. Esito che sarebbe prezioso, visto come i temi del processo sono esposti a un uso sbrigativo, mediatico e disattento al tema delle garanzie. A fare da antidoto a un simile scenario dovrebbero provvedere i tavoli di confronto aperti da Bonafede sia sulla riforma del processo penale che sul civile.

Non a caso Mascherin, de Notaristefani, Caiazza e Minisci si soffermano sugli incontri che li vedranno coinvolti nei prossimi mesi, e dei quali ciascuno dei loro editoriali pare un'anticipazione. Il presidente del Cnf ricorda "il costante confronto fra il ministro, i suoi uffici e il Cnf", pur considerato che sui diversi temi si registrano "piena convergenza" in alcuni casi - come il riconoscimento dell'avvocato in Costituzione, la riforma del patrocinio a spese dello Stato, le specializzazioni, l'equo compenso - e "divergenza" su altri. La stella polare, scrive Mascherin, è valorizzare "la dialettica e la cultura del dubbio", principi che devono essere alla base "di una "società profondamente democratica".

I vertici delle due massime organizzazioni di civilisti e penalisti colgono l'occasione del "battesimo" di Gnews per entrare nel merito delle proposte di riforma. Il numero uno dell'Uncc de Notaristefani ricorda il "recente confronto sul progetto del ministro" relativo appunto al processo civile e ribadisce la necessità di dire "basta" a "preclusioni, decadenze e quant'altro la fantasia dei processualisti ha escogitato perché i risultati del processo si allontanino dalla realtà della vita. I diritti", scrive, "non sono un ostacolo per i processi, ma la ragione per la quale essi si celebrano".

Il presidente dell'Ucpi Caiazza riconosce la "franchezza" e la "cortesia" con cui il guardasigilli si è impegnato a superare le prime fasi complicate del rapporto con i penalisti, e richiama le "misure" proposte dall'avvocatura anche in accordo con Anm e accademia "per un più razionale utilizzo del tempo del processo tale da garantire la sua ragionevole durata".

Caiazza ribadisce il dissenso sul blocco della prescrizione, modifica che lo stesso Minisci ritiene debba essere quanto meno incorniciata in una revisione "più complessiva del sistema processuale". Il presidente dell'Anm confida a sua volta sia in un ministro che "si è mostrato particolarmente aperto al dialogo" sia nella "proficua interlocuzione con il Foro". Tutti segni di una disponibilità alla dialettica, appunto, tra gli attori del sistema giustizia, che sembrano un auspicio per riforme affrancate dall'agenda mediatica e in grado di puntare alla sostanza delle questioni.

 

 

 



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