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L'affondo di Salvini: "i Sindaci traditori ora devono dimettersi"

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di Amedeo La Mattina

 

La Stampa, 4 gennaio 2019

 

È scontro istituzionale sull'applicazione del decreto sicurezza, Di Maio si schiera con l'alleato. Conte prova a mediare con l'Anci.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono convinti che l'iniziativa del sindaco di Palermo Leoluca Orlando contro il decreto sicurezza sia stato il primo colpo di pistola di un piano orchestrato dalla sinistra. Una manovra politica con l'obiettivo di tirare la volata per le Europee al loro esangue schieramento politico. E infatti il capo dei 5 Stelle accusa i sindaci "disobbedienti" (di Milano, Firenze, Napoli, Cagliari, Sassari, Nuoro, Bari, Pesaro) di pensare "solo alla campagna elettorale". Per sentirsi "un po' di sinistra - dice il vicepremier - fanno un po' di rumore".

"Ma se vuoi sentirti di sinistra metti mano ai diritti sociali di questo Paese, quelli che la sinistra ha distrutto in questi anni. Pensate come stanno messi male", sostiene Di Maio che parla come Salvini per non perdere terreno sul tema dell'immigrazione. Il vicepremier grillino sa, e tutti i sondaggi lo confermano, che la questione immigrazione è quel propulsore capace di espandere la Lega a macchia d'olio nel Sud dove i grillini il 4 marzo hanno fatto il botto. Marcare Matteo sul decreto sicurezza serve a Luigi per tenere alte le sue percentuali elettorali. In questa stessa chiave va letta la frenata del capo grillino sul reddito di cittadinanza ai migranti.

I nemici del popolo - La risposta all'unisono dei due leader è finalizzata a neutralizzare una presunta operazione politica dei sindaci di sinistra. E i toni sono durissimi. "Amici dei clandestini, traditori degli italiani", dice Salvini. Sindaci che minacciano di non applicare il decreto sicurezza ma che a suo giudizio sono "incapaci ad amministrare le loro città e quindi la buttano in caciara". Ma per Salvini "dovranno risponderne ai loro elettori, ai loro concittadini che gli pagano lo stipendio". Salvini consiglia di dimettersi se non intendono applicare una legge approvata dal Parlamento e firmata dal capo dello Stato.

"Dimettetevi! Ragazzi siamo in democrazia e governano gli italiani. A quei poveretti di sindaci dico che è finita la pacchia. Se pensano di intimidirmi, dico che hanno trovato il ministro e il governo sbagliato. Io non mollo di un millimetro". Salvini sfrutta l'occasione della polemica per rianimare quel cavallo di battaglia - la lotta dura agli immigrati - che gli assicura una continua linfa elettorale. Sa che buonismo, buoni sentimenti e accoglienza sono minoritari nell'opinione pubblica.

Finto invito a discutere - Il presidente dell'Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro chiede un incontro al governo per discutere delle ricadute della legge Salvini sui territori, sulle difficoltà di gestire alcuni aspetti del provvedimento. E a Salvini che ricorda agli amministratori oppositori della "pacchia è finita", Decaro chiede di abbassare i toni e convocare l'Anci per correggere la normativa.

"Se poi il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia - avverte Decaro - siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare". Il premier Giuseppe Conte allora fa sapere di essere disponibile all'incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative della legge, precisando però che sono inaccettabili le posizioni di quei sindaci che hanno dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. "Il nostro ordinamento giuridico - avverte il premier - non attribuisce loro il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità".

È una finta apertura dietro la quale si cela il tentativo di isolare gli amministratori "disobbedienti" e dare voce a quelli pro-decreto che sono stati sollecitati a uscire pubblicamente contro i loro colleghi dello schieramento d'opposizione. Sono una trentina di primi cittadini che chiedono a Decaro di convocare gli organi dell'associazione per evitare che l'Anci venga strumentalizzata. Che l'invito a discutere sia finto lo dimostra la bordata di Stefano Candiani, sottosegretario leghista all'Interno, che intima a Decaro di rappresentare tutti i sindaci, "non solo quelli di certa sinistra e del Pd ostili per partito preso al governo del cambiamento", oppure di dimettersi. A Salvini di mettersi attorno a un tavolo per ridiscutere il suo decreto non gli passa per l'anticamera del cervello. "Lo abbiamo già discusso, limato per tre mesi e migliorato". Anche perché si tratta di un decreto perfetto per mietere consensi in campagna elettorale.

 

 

 



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