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La sfida per la Norimberga siriana. "Porteremo alla sbarra Assad e i suoi"

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di Francesca Caferri

 

La Repubblica, 9 marzo 2019

 

Nell'ufficio di Anwar al Bunni nel cuore di Berlino c'è un'unica fotografia. È quella di un uomo della sua stessa età, con i capelli grigi e lo sguardo lontano. Sotto all'immagine, una scritta in arabo e in inglese: "Avete visto quest'uomo?".

Segue numero di telefono. In realtà l'avvocato al Bunni non ha bisogno che qualcuno lo chiami per sapere che fine ha fatto l'uomo della foto: nell'ottobre del 2012 Khalil Maatouk stava andando a Damasco quando un gruppo di uomini in abiti civili lo ha fermato e portato via. Maatouk, legale specializzato in diritti umani, è stato visto l'ultima volta nel 2013 all'interno del Branch 325, famigerata prigione dei servizi segreti militari.

"Il giorno in cui Khalil è scomparso ho capito che dovevo andar via: che se mi avessero preso di nuovo questa volta non ne sarei uscito vivo". Anwar al Bunni, 60 anni, è un sopravvissuto: in carcere a Damasco ha passato sei anni, colpevole di aver promosso appelli in nome delle libertà civili. Due volte è sopravvissuto a tentativi di assassinarlo e in suo nome sono state lanciate campagne internazionali. Oggi questo signore affabile è dei più famosi avvocati siriani.

Da sei anni vive a Berlino e ha un unico scopo: portare di fronte alla giustizia i responsabili della fine di Maatouk e degli altri 75mila siriani che, secondo Amnesty International, sono scomparsi nelle carceri del regime. Con la sconfitta definitiva dello Stato islamico ormai alle porte, il tema del futuro della Siria torna oggi di stretta attualità.

Oltre alla vittoria sul terreno, due appuntamenti nelle prossime settimane consegneranno di fatto ad Assad il trionfo politico: a Bruxelles, l'Unione europea riunirà i Paesi donatori, quelli che ospitano i profughi (sei milioni) e rappresentanti della società civile per discutere di ricostruzione e futuro della Siria. In cui non si potrà prescindere dal presidente ritenuto responsabile della morte di decine di migliaia di persone.

E a fine mese a Tunisi la Lega araba discuterà della riammissione di Damasco, espulsa nel 2011 per le violenze sui manifestanti. Ma se le cancellerie sembrano ansiose di voltare pagina, non così le vittime di otto anni di repressione e guerra civile: negli ultimi mesi le denunce contro Bashar al Assad e i suoi uomini si sono moltiplicate in tutta Europa. In Germania, Svezia, Francia, Austria e Spagna ci sono già procedimenti aperti contro il regime.

E due giorni fa un gruppo di profughi per la prima volta ha presentato un esposto alla Corte penale internazionale dell'Aja perché indaghi sui crimini in Siria.

"Vinceremo noi: porteremo i macellai di fronte alla giustizia. Ci vorrà tempo, ma non ho nessuno dubbio che ce la faremo", dice senza esitazione al Bunni. Appellandosi al principio della giurisdizione universale, che consente di aprire processi contro i responsabili di crimini compiuti anche lontano dal territorio tedesco, e assistito dallo European center for constitutional and human rights (Ecchr), nel 2017 al Bunni insieme a 9 vittime ha presentato a Berlino una denuncia contro Damasco, la prima del genere.

I risultati finora sono incoraggianti: un mandato di arresto contro Jamil Hassan, capo del servizio segreto militare siriano, e l'arresto di due funzionari siriani, che si nascondevano fra le decine di migliaia di profughi arrivati in Germania. Un'altra persona è stata arrestata in Francia. "Non c'è alternativa alla giustizia - commenta nel suo ufficio Wolfgang Kaleck, segretario generale della Ecchr - stiamo lavorando per il futuro.

Il nostro modello è ciò che accadde al dittatore cileno Augusto Pinochet. Fu preso molto tempo dopo i crimini commessi, ma fu preso. Bashar al Assad, Ali al Mamlouk, il suo capo dei servizi segreti, e tutti gli altri, devono sapere che ogni volta che metteranno piede fuori dalla Siria ci sarà la giustizia internazionale ad aspettarli. Anche fra 20 anni".

Non dimenticare è l'imperativo che si è data Noura Ghazi Safadi, 37 anni: suo marito Bassel, uno degli animatori delle rivolte pacifiche del 2001, è stato ucciso nel 2015 a 34 anni nelle prigioni di Damasco. Noura lo ha saputo solo l'estate scorsa, quando il regime ha diffuso le liste di 8-9mila prigionieri morti.

Mercoledì sarà a Bruxelles con il bus simbolo dell'associazione che ha fondato, Families for freedom, che porta in giro i volti delle vittime di Assad. "Non lasceremo che ci sia pace senza giustizia. Impediremo al mondo di dimenticare", dice. Un pensiero condiviso da dozzine di registi, scrittori, intellettuali siriani della diaspora che negli ultimi mesi sul tema della giustizia e della memoria si sono interrogati ai quattro angoli dell'Europa.

"Dovrà esserci giustizia - conclude al Bunni davanti alla foto del suo amico - il mondo deve capire che i massacratori non potranno essere parte del futuro della Siria. Se accadrà, fra qualche anno ne soffrirete anche voi: la rabbia, la frustrazione e la voglia di vendetta accecheranno un'intera generazione. Che anche a voi presenterà il conto".

 

 

 

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