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La salute dietro le sbarre

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di Rosalba Trabalzini*

 

ius101.it, 19 marzo 2019

 

Sono esattamente al pari degli abitanti di una cittadine, circa 60 mila, i detenuti che soggiornano nelle 190 carceri sparse sul territorio nazionale. E, proprio come gli abitanti di una cittadina, sono persone che possono avere bisogni sanitari di ogni specialità, con sintomi dalla semplice influenza fino alla visita cardiologica per passare dal fisioterapista o ai raggi X per effettuare controlli su incidenti vari in palestra o sul campo di calcio se non per atti di autolesionismo. Sono poche le persone che si pongono il problema di sapere come funziona l'assistenza sanitaria dietro le sbarre; vediamo un po' allora, come stanno le cose e soprattutto chi sono gli operatori che si occupano di questi bisogni.

Dal 1° aprile 2008 la salute in toto delle persone che soggiornano negli istituti penitenziari è divenuta una competenza del Sistema Sanitario Nazionale. Il presidio sanitario è in genere allocato all'interno della struttura in un'ala a questo dedicata. Le figure sempre presenti sono un medico e un infermiere di guardia H24 in alcune strutture e H12 in altre. Un medico di base e infermieri per intervenire su tutto quello che fa capo alla medicina di base: dalla gastralgia o emicrania fino alle infezioni ricorrenti con invio a specialisti.

Tra gli specialisti a giorni alterni sono presenti: dermatologi, cardiologi, dentisti, oculisti. La presenza è invece assicurata tutti i giorni per il fisioterapista, il tecnico di radiologia e la figura dello psichiatra. La presenza è anche assicurata quotidianamente per il servizio del Serd per il controllo e terapia dell'abuso di sostanze. Una piccola parte delle figure professionali impiegate nei vari settori sanitari sono dipendenti in forza al S.S.N. altri, come i medici specialisti, sono chiamati con incarichi a tempo nominati tra le graduatorie delle liste Sumai.

Purtroppo la gran parte del personale sanitario: fisioterapisti, tecnici di radiologia e soprattutto i tanti infermieri da ben undici anni, sono sì a carico delle Asl di competenza, ma con incarichi annuali rinnovabili. Di fatto da undici anni questi operatori sanitari, che pur sono dediti al lavoro espletato in un ambiente comunque difficile per mille motivi, sia pratici sia logistici, sono silenziosi precari. A loro nessun diritto sindacale è concesso, come invece è riconosciuto al pari dei loro omologhi che operano nei presidi sanitari ospedalieri o sul territorio.

A loro è vietato ammalarsi o andare in ferie perché questo significa decurtare a fine mese una buona fetta del loro stipendio. Eppure loro lavorano con puntualità e abnegazione per mantenere la salute degli abitanti di una cittadina di 60mila abitanti tutti, nessuno escluso, con le loro storie personali di non poco conto.

 

*Medico psichiatra

 

 

 

 

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