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La "democrazia dei generali" che agita anche il Sudan

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di Michele Farina

 

Corriere della Sera, 15 aprile 2019

 

Una nuova puntata della saga dei militari "registi", dopo i casi di Venezuela, Algeria, Zimbabwe ed Egitto. Con finali diversi. Che cos'hanno in comune Sudan e Venezuela, Algeria e Zimbabwe? La saga dei militari "registi". L'ultima replica è a Khartoum, dove il presidente Bashir è fuori scena dopo mesi di proteste innescate dal carovita e dalla mancanza di libertà. I generali che per anni sono stati strumenti e beneficiari del regime hanno pensato di risolvere la crisi rimuovendo il vecchio leader e annunciando un periodo di transizione di due anni in vista (lontana) di un governo di civili. I manifestanti, animati dalle associazioni dei professionisti (medici, insegnanti ecc.), non l'hanno bevuta. Hanno tenuto le tende davanti al comando delle forze armate, e nel giro di due giorni hanno forzato l'esercito a cambiare cavallo: via il discusso Ibn Auf, sodale di Bashir e come lui responsabile degli eccidi in Darfur, rimpiazzato dal più "presentabile" generale Burhan. Ma l'opposizione chiede la transizione adesso, e rende nota la lista dei "negoziatori" al tavolo delle trattative. Un segnale di sicurezza, in un Paese dove uscire allo scoperto è sempre stato sinonimo di incarcerazione immediata.

Vedremo come evolverà questo braccio di ferro (per ora) dolce. La primavera sudanese ha qualche somiglianza con quella algerina: anche ad Algeri "le Pouvoir" (il potere) che ruota intorno alle forze armate ha messo in soffitta il vecchio Bouteflika. Ma i manifestanti chiedono riforme profonde, non la rimozione di un "presidente invisibile". C'è da sperare che Algeri e Khartoum non seguano la restaurazione compiuta in Egitto, dove il generale Al Sisi ha ricostruito intorno a sé un sistema illiberale e poliziesco. O la via dello Zimbabwe, con i militari che hanno "mollato" Mugabe per sostituirlo con l'ex braccio destro Mnangagwa. In Venezuela sono sempre i militari a mantenere (per ora) al potere Maduro. Dietro le quinte a Caracas, in prima fila a Khartoum: generali che tirano i fili. E raramente mettono in scena la democrazia.

 

 

 

 

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