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La doppia condanna dei detenuti psichiatrici

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di Luca De Vito

 

La Repubblica, 7 gennaio 2019

 

I giudici: "Senza fondi né regole chiare é stato tradito lo spirito della legge che ha chiuso gli Opg". "Che fine hanno fatto i matti?", si domandava qualche mese fa l'attore Paolo Rossi in uno spettacolo-riflessione a quarant'anni dalla legge Basaglia che nel 1978 chiuse i manicomi.

Ed è una domanda che si pongono anche magistrati, avvocati e medici che hanno a che fare con liste d'attesa bloccate e un sistema che sta scricchiolando, incapace di gestire il fenomeno della pericolosità sociale legata al disagio psichiatrico.

Un dato più di altri inquadra la questione: in Lombardia ci sono 35 persone che dovrebbero essere dentro a una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza), ma che non ci possono andare perché mancano i posti. "Ce ne sono 590 in tutta Italia e 160 sono qui da noi, a Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, l'unica struttura in Lombardia - dice Monica Lazzaroni, presidente del tribunale di Sorveglianza di Brescia. Posti che sono tutti occupati. Erano previste altre due strutture a Garbagnate, ma non si sono viste. Delle liste d'attesa, per altro, non conosciamo i criteri che sono in capo alla Regione e lo scorrimento avviene secondo modalità che non sono trasparenti".

Il primo risultato di questa situazione è che persone con problemi gravi che hanno commesso reati, e che magari sono pure peggiorati nel tempo, rimangono dove sono (quindi anche a casa con i genitori che non sono più in grado di tenerli), seppure ci siano provvedimenti del giudice che ne attestano la pericolosità e che prevedono il loro ricovero in una Rems. Il secondo risultato è che alcuni detenuti che hanno scontato la loro pena in carcere e che avrebbero diritto a uscire per essere ricoverati non possono lasciare la cella perché non ci sono strutture in grado di accoglierli: carcerati che hanno pagato il loro debito con la giustizia, ma che sono costretti a rimanere dentro.

"Un mio cliente è a San Vittore e aspetta il posto in una Rems dopo dieci anni di detenzione - spiega Emanuele Di Salvo, avvocato del foro di Milano. La carenza di posti è una sconfitta del sistema che vede contrapposti due ministeri baluardo, quelli della Giustizia e della Sanità con una doppia responsabilità: il primo che vede detenuti senza titolo che hanno già espiato la pena, il secondo che non investe in altre strutture o nell'ampliamento di quelle esistenti".

Come si è arrivati a questa situazione? Per capirlo bisogna fare un passo indietro e tornare alla promulgazione della legge 81 del 2014 che ha istituito le Rems e ha chiuso gli Ospedali psichiatrici giudiziari.

"Una legge di altissima civiltà giuridica, ma per cui non è stato preparato il terreno - aggiunge Lazzaroni. Inoltre Castiglione delle Stiviere, a differenza di altre strutture italiane, era all'avanguardia per quanto riguarda trattamenti e terapie. È stato un errore non coltivare quell'esperienza". La norma aveva come obbiettivo quello di rendere la detenzione una extrema ratio e puntare tutto sulla libertà vigilata: ovvero fare in modo che i malati psichiatrici venissero seguiti e non rinchiusi in strutture non più al passo con i tempi. Peccato che la legge sia rimasta una scatola vuota.

"I fondi stanziati non sono sufficienti, i servizi non sono stati potenziati e si fa fatica ad attuare lo spirito della legge", spiega Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano. La norma c'è, le idee sono chiare, ma i soldi non ci sono e i posti nelle Rems sono troppo pochi. E a chi rimane in mano il cerino? Spesso ai giudici che si trovano a emettere provvedimenti che non possono essere rispettati.

"Fatti che si traducono in grosse responsabilità per i magistrati - aggiunge Di Rosa. In alcuni casi il titolo detentivo non c'è, ma la comunità vuole sicurezza. In altri i detenuti che hanno diritto ad andare in Rems, rimangono in carcere".

La soluzione, al momento non c'è e non sì intravede. Per questo i territori cercano di muoversi in autonomia. I tribunali di Sorveglianza di Brescia e di Milano hanno stilato due protocolli studiati con i soggetti coinvolti, dalle procure alle Ats. "L'obbiettivo è instaurare prassi che consentano alla magistratura di mantenere contatti con i presidi psichiatrici - dice Lazzaroni - evitando che i giudici si muovano senza regole definite". Nel frattempo però, nulla si muove per quei malati che continuano a scontare la loro doppia pena, nel silenzio.

 

 

 

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