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La Cedu è l'estremo baluardo dei diritti, non può chiudere come un ufficio postale

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di Beniamino Migliucci* e Federico Cappelletti**

 

Il Dubbio, 3 luglio 2018

 

La pronuncia resa giovedì scorso della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo nel caso G.i.e.m. srl e altri contro Italia, che ha visto il nostro Paese condannato sotto molteplici profili di violazione (principio di legalità, diritto di proprietà, presunzione di innocenza) in relazione alle confische urbanistiche per lottizzazione abusiva disposte sui siti di Punta Perotti (Ba), Golfo Aranci (Ss), Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro (Rc), ha indotto il ministro degli Interni a caldeggiare la "chiusura" di "certe istituzioni".

Se, tuttavia, il Ministro Salvini ambisce a chiudere tutto ciò che non è funzionale ad alimentare populismo e sovranismo, per parte sua, l'Unione Camere Penali Italiane crede fermamente che sia compito dell'Avvocatura tenere aperte le menti dall'oscurantismo della paura e dell' ignoranza, a maggior ragione, quando ad essere posta in discussione è l'autorità di un'istituzione quale la Corte Edu in un momento storico in cui, da più parti, sono artatamente contestati il valore e l'efficacia dei suoi pronunciamenti. In questo senso, come stigmatizzato nel comunicato diramato venerdì scorso, è opportuno che il Ministro tenga ben presente che le sue opinioni, ora, non rappresentano più gli elettori del partito di riferimento, ma l'intero Paese, e che, in virtù del ruolo che ricopre, non può ignorare né il sistema convenzionale né le caratteristiche della Corte che, a differenza di quanto da lui auspicato, non può essere "chiusa" come un ufficio aperto al pubblico.

Dovrebbe sapere il Ministro che l'Italia è stata uno dei fondatori del Consiglio d'Europa (da non confondere con l'Ue), istituzione che oggi conta 47 Stati membri, nata sulle ceneri del continente devastato e sfiancato dagli orrori del secondo conflitto mondiale per assicurare la democrazia, la tutela dei diritti fondamentali e lo Stato di diritto, pilastri sui quali, tutt'ora, si fonda e che hanno consentito di arrivare sino ad oggi senza che sulle nostre vite si sia mai più riaffacciato lo spettro della guerra. E che al suo quadro istituzionale afferisce la Corte europea dei diritti dell'uomo - prevista dalla relativa Convenzione siglata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata dall'Italia nel 1955, e preposta ad assicurare il rispetto degli impegni derivanti alle Alte Parti contraenti dalla Cedu e dai suoi Protocolli addizionali in via sussidiaria rispetto alle giurisdizioni interne - la quale, da decenni, attraverso le sue pronunce, corregge le storture degli ordinamenti degli Stati membri assicurando uno standard minimo di tutela dei diritti fondamentali a beneficio della generalità dei consociati.

La miglior risposta all'ennesimo e plateale attacco alla tutela dei diritti fondamentali da parte di rappresentanti del Governo, invero, è contenuta nella sentenza stessa, in particolar modo, nell'opinione separata del giudice Pinto de Albuquerque, che, con chiara preveggenza, ha evidenziato come le feroci critiche al sistema convenzionale provengano da formazioni politiche che cavalcano il malcontento popolare nell'ottica di trovare facile consenso. Ed è molto significativo il suo richiamo ad una Corte che tutelerebbe, secondo dette critiche "terroristi, pedofili e criminali di ogni tipo contro la maggioranza innocente, gli immigrati abusivi e pigri contro i lavoratori solerti, o certe minoranze privilegiate contro la persona di strada disagiata". Ecco perché riteniamo che sminuire così grevemente un'istituzione che da decenni contribuisce alla tutela dei diritti fondamentali - e, con essi, della democrazia, dello Stato di diritto e della pace nella cosiddetta Grande Europa - con affermazioni che fanno il paio con i frequenti attacchi al diritto di difesa, desti ancora più preoccupazione: se si tratta di una boutade, infatti, non è degna del ruolo che il Ministro rappresenta; se, invece, propone maldestramente una linea politica futura, pone il nostro ordinamento in un "Paleolitico giuridico" che dovremmo avere superato da tempo.

 

*Presidente Unione Camere Penali

**Responsabile Commissione Ucpi per i rapporti con l'avvocatura e le istituzioni internazionali

 

 

 

 

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