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La Cassazione: "Non prevedibile la morte di Magherini"

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di franca selvatici

 

La Repubblica, 1 dicembre 2018

 

Le motivazioni con cui la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza che aveva condannato i tre carabinieri che arrestarono l'ex calciatore. "Erano in grado i tre carabinieri, se non c'erano riusciti nemmeno i volontari del 118, di riconoscere la situazione di criticità in cui, in quei drammatici 13 minuti più volte evocati dall'1,31 all'1,44, si è venuto a trovare il Magherini, e che imponeva loro, secondo quanto affermato dai giudici di merito, di metterlo a sedere?".

La Corte di Cassazione sostiene che no, che la morte di Riccardo Magherini - l'ex calciatore di 40 anni che la notte del 3 marzo 2014 cessò di vivere in strada, in Borgo San Frediano, dopo che era stato ammanettato e messo faccia a terra dai carabinieri mentre era "in delirio eccitatorio" per "intossicazione da cocaina" - non era "prevedibile" perché all'epoca le forze dell'ordine non avevano le competenze specifiche per trattare in maniera corretta le persone arrestate in quello stato di delirio.

Così i giudici della quarta sezione penale della Cassazione spiegano perché il 15 novembre scorso hanno annullato senza rinvio, "perché il fatto non costituisce reato", la sentenza della corte di appello di Firenze che, come il giudice di primo grado, aveva condannato per omicidio colposo a 7 mesi il maresciallo Stefano Castellano e l'appuntato Agostino Della Porta e a 8 mesi l'appuntato Vincenzo Corni. I giudici di Cassazione ripercorrono le tappe dell'arresto di Magherini, non mettendone in dubbio la legittimità, perché era in condizioni tali da nuocere a sé stesso e ad altri. Riconoscono che da quel momento era scattato, per i militari, un obbligo di protezione verso l'arrestato.

E ritengono corretto l'aver ricondotto la morte di Magherini a tre cause concomitanti: l'intossicazione acuta da cocaina, la immobilizzazione "pur senza alcuna compressione" e la posizione prona in cui era stato tenuto anche dopo che aveva cessato di invocare aiuto e di gridare disperatamente "sto morendo", ed era rimasto immobile e silenzioso.

Se in quei primi minuti fosse stato sollevato, se fossero state avviate tempestivamente le manovre rianimatorie, avrebbe forse potuto salvarsi. Ma, ad avviso della Cassazione, i carabinieri "avrebbero dovuto prospettarsi e prevedere in concreto un quadro di conseguenze dannose per l'organismo umano che solo il sapere scientifico entrato nel processo attraverso approfondite perizie mediche ha poi reso note". Questo tipo di previsione "non era esigibile" dai carabinieri che intervennero "in quel ristretto arco temporale rispetto al quale si è fondato l'addebito omissivo e in cui si trovarono ad operare".

Solo il 13 marzo - dopo la morte di Magherini - divenne operativa la circolare dell'Arma, emanata in gennaio, che metteva al bando le "immobilizzazioni protratte". La Cassazione esclude che esistano analogie fra la morte di Magherini e quella del giovane Federico Aldrovandi, deceduto a Ferrara il 25 settembre 2005. L'unica analogia - a loro giudizio - è che "anche in quell'occasione, dei rappresentanti delle forze dell'ordine furono richiesti di intervenire su strada, come purtroppo sempre più spesso accade nelle nostre città, perché c'era un giovane che dava in escandescenze sotto l'effetto di sostanze stupefacenti".

Ma a Ferrara "Aldrovandi venne aggredito fisicamente dai quattro poliziotti, i quali lo percossero ripetutamente con l'uso di manganelli e calci, schiacciandolo a terra". Mentre a Firenze vi fu "un solo atto violento non giustificato": i due calci sferrati dall'appuntato Vincenzo Corni, che però - scrivono i giudici - non ebbero alcun collegamento "con l'evento morte". Per aiutare i familiari di Magherini a ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, la giornalista Giulia Innocenzi ha lanciato una raccolta fondi su GoFundMe (gofundme.com/magherini).

 

 

 



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