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Intervista a Walter Verini (Pd): "senza fiducia la riforma del processo penale non passa"

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di Alessandro De Angelis

 

L'Huffington Post, 19 maggio 2017

 

Il capogruppo Pd in commissione Giustizia: "Attacco alla democrazia? Sono termini sbagliati". Walter Verini, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, è visibilmente preoccupato: "Beh sì, qualche rischio che non passi c'è, se non viene posta la fiducia". Il riferimento è alla riforma del processo penale. Un provvedimento di "sistema". Da poco approvato a palazzo Madama col voto di fiducia, lunedì approda in Aula. Matteo Renzi, nell'ultima cabina di regia, ha ipotizzato che non sarà posta la fiducia. C'è il sospetto che, in tal modo, abbia affossato il provvedimento.

 

Dove sono i rischi?
Sospetto sbagliato, visto che si tratta di una legge qualificante del Governo Renzi e del Ministro della Giustizia. Il punto è - secondo me - avere la garanzia che il provvedimento passi così. È vero che i tempi dovrebbero essere contingentati e quindi si potrà fare in fretta per l'approvazione, però è possibile che ci siano voti segreti che possono incrociarsi, gioco d'aula.

 

Immagino che i rischi veri sono al Senato.
Immagina bene. Al Senato il rischio è che si fermi. Proprio ieri abbiamo approvato la legge contro il bullismo alla Camera nonostante il Senato avesse cassato tutta la parte dell'aggravante. Ecco. Una staffetta estenuante tra le due Camere produce inconcludenza.

 

Insomma, non ci giriamo attorno. Serve che il governo ponga la fiducia. Si appella a Gentiloni?
La mia opinione è che se ci saranno le condizioni per chiudere il provvedimento senza la fiducia - senza però modificarlo -sarebbe meglio. Ma se non ci fossero - come temo - è giusto che il Governo valuti l'apposizione della fiducia. Lo scenario peggiore sarebbe arenare una riforma di questo tipo, di sistema. Che peraltro, soprattutto nella parte della scrittura della delega, sarà accompagnata da un rapporto costante con il mondo della magistratura, dell'avvocatura, dell'informazione per la questione intercettazioni e da un costante monitoraggio per eventuali correzioni alla luce dell'esperienza. Però voglio aggiungerle una cosa.

 

Prego.
Il rapporto in maggioranza, che diceva. Guardi che con i centristi abbiamo trovato punti di sintesi importanti su provvedimenti complicati Per esempio, come unioni civili e legittima difesa. Guardi che sulla legittima difesa abbiamo costruito e approvato insieme un provvedimento significativo che, nonostante quel che si dice, è un provvedimento equilibrato rispetto alla giungla armata di Salvini, della giustizia fai da te e dall'altra parte rispetto a una certa sinistra che sottovaluta il tema sicurezza. Anche la riforma del processo penale si può approvare in un clima sereno. Del resto, sul tema della prescrizione, ricordo che il Senato ha licenziato delle modifiche rispetto al testo uscito dalla Camera che sono andate nella direzione auspicata da forze di centro. E noi le voteremo, anche se personalmente avrei preferito la proposta a suo tempo uscita da Montecitorio.

 

Insisto. Pare essere proprio l'ex premier a non volerlo.
Secondo me lei si sbaglia. È interesse di tutti - e quindi anche di Renzi - che tutti vivano i provvedimenti della maggioranza non come una imposizione ma come condivisione. Guardi che questa riforma è davvero una cosa seria. Domando: ma si sa che questo provvedimento implica l'aumento delle pene per i reati di allarme sociale? Si sa che si aumentano le pene per il voto di scambio politico mafioso? E i tempi certi per la riforma delle indagini? Ma si sa che c'è l'ampliamento dei diritti della parte offesa? E si sa che c'è tutta la parte fondata sulla giustizia riparativa? E tempi certi per la chiusura delle indagini? Cito solo alcuni titoli che mi vengono in mente. E nella terza parte c'è tuta la riforma dell'ordinamento penitenziario che va nella direzione di carceri più umane, di pena certa, che serva a recuperare e e reinserire, per non far uscire di carcere persone che poi, se non recuperate, tornano a delinquere...

 

Sacrosanto, ma sto per farle la stessa domanda di prima. Qualcuno vuole fermarla.
Le ripeto che questo è un disegno di legge che approvò il governo Renzi. E che è nella cultura del Pd. Pensi, nel 2008 nel programma del Pd c'era scritto anche che il Partito si sarebbe impegnato a garantire il rafforzamento dello strumento per le indagini e si sarebbe impegnato a disciplinare la pubblicabilità delle intercettazioni senza alcuna rilevanza penale...

 

Ora il Pd parla di attacco alla democrazia sulla famosa intercettazione pubblicata dal Fatto.
Attacco alla democrazia è un termine che io non avrei usato. Quando penso a un attacco alla democrazia penso alla P2, a cose del genere. Ma un dato è certo: il comportamento di alcune Procure, la vicenda di alcune intercettazioni del Noe di Napoli, gettano ombre che spetta alla stessa magistratura dissipare. Quei fatti opachi ed inquietanti dovrebbero essere valutati ed eventualmente sanzionati dalla stessa magistratura, perché rischiano di far perdere credibilità.

 

È d'accordo con Napolitano, che sostanzialmente ha detto: ci potevate pensare prima, ora siete ipocriti.
Premesso: io sono uno che quando sente il nome di Napolitano si toglie il cappello per l'autorevolezza e il rigore del suo profilo e del ruolo che ha svolto al vertice dello Stato. E così dovrebbero fare tutti. Detto questo ricordo che nel materiale della commissione dei saggi istituita dal Presidente Napolitano era contenuta una proposta sulle intercettazioni nella quale si leggeva: "Deve essere resa cogente come mezzo per la ricerca della prova e non per la ricerca del reato. Occorre porre dei imiti alla loro divulgazione perché il diritto ad essere informati non costituisca il pretesto per la lesione dei diritti fondamentali". Non aggiungo altro. Ma sa perché giudico sbagliate uscite come quella che lei ha ricordato?

 

Perché?
Perché questo clima rischia di oscurare questi ultimi quattro anni di vita politica del Paese e del rapporto politica-giustizia. Il governo Letta per un breve periodo e soprattutto quello guidato da Renzi hanno voltato pagina nel rapporto politica-giustizia e hanno fatto riforme di sistema, non contro qualcuno o per qualcuno. Anni che hanno visto approvate cose equilibrate, come la riforma della legge Vassalli sulla responsabilità civile dei magistrati senza il cappio della responsabilità diretta; la riforma magistrati e politica, o provvedimenti come l'introduzione del reato di voto di voto di scambio politico-mafioso, l'auto-riciclaggio, la ripenalizzzione del falso in bilancio, la riforma dei beni confiscati, la legge sul caporalato, i nuovi poteri all'Anac, il codice degli appalti. Insomma nessuno ha potuto parlare di guerra con la magistratura. O di leggi fatte a favore o contro qualcuno. Questo patrimonio, che ha visto il Governo Renzi, il Ministro Orlando e il parlamento protagonisti non va dissipato.

 

Da chi parla di "gogna mediatica" e attacchi alla democrazia, dice lei.
Espressioni figlie del tempo che viviamo, però vedo una cultura che anima alcuni giornali figlia di una sorta di "davighismo" (stimo Davigo, ma alcuni suoi espressioni e giudizi per me sono state inaccettabili) per cui non c'è più presunzione di innocenza ma di colpevolezza. Questa per me è cosa diversa da alcuni principi di civiltà e costituzionali.

 

C'è però una che anima alcuni politici, oggi alla guida del Pd, figlia del berlusconismo per cui il problema non è merito di quel che è venuto alla luce, ma la pretesa dell'intoccabilità.
Beh, se c'è qualcuno che a sinistra vuole concorrere sullo stesso piano sbaglia. Il nostro problema è che ci sia un autentico rispetto, l'attenzione e la denuncia delle anomalie deve essere fatta e sanzionata, ma magistratura e politica devono essere alleati - nella rispettiva indipendenza - su un punto di fondo: in Italia pochi magistrati che sbagliano, che pensano di fare politica con le istruttorie o con intercettazioni sono certamente un problema da risolvere, ma l'emergenza vera è data da corrotti e corruttori, dalla piaga della corruzione, che oltretutto sottrae al Paese risorse per circa cento miliardi l'anno. Per me la questione morale, berlinguerianamente intesa, significa inoltre che la politica deve ritrovare la sua grandezza nel guidare, governare, ma la gestione degli aspetti tecnici deve essere affidata a competenze e capacità e non alle spartizioni.

 

E nemmeno agli amici, ai parenti e ai fedeli di Rignano, come emerge dal caso Consip ed Etruria. Se Berlinguer avesse visto questa concezione familistica del potere, cosa avrebbe detto?
Francamente De Angelis, io sto facendo un discorso più ampio, che riguarda che cosa fa la politica nella sanità, nella pubblica amministrazione, nelle partecipate. Cerchi di guardare la luna, non il dito...

 

E anche nelle banche.
Sulle banche vedo un rischio. Che si voglia usare la costituenda commissione di inchiesta - soprattutto da parte di forze di opposizione - non per individuare strade da battere per regolamentare e rendere davvero trasparente il sistema bancario ma per regolare conti in vista della campagna elettorale, per strumentalizzare vicende col grave rischio di delegittimazione di organismi nazionali e internazionali che dovrebbero essere tenuti al riparo.

 

Eviterebbe di farla?
Eviterei di usarla come una clava.

 

 

 

 

 

 

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