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Il sovraffollamento di ritorno delle carceri italiane

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di Filippo Poltronieri

 

fainotizia.it, 21 aprile 2017

 

"Il sistema carcerario è un corpo febbricitante. Se non si procede con provvedimenti straordinari, come amnistia e indulto, anche le riforme sistemiche saranno inutili". Così Luigi Manconi, senatore del Partito democratico e membro della Commissione Giustizia del Senato, commenta la situazione delle carceri in Italia.


Una riforma del sistema penitenziario, inserita in un disegno di legge sul processo penale, è ancora in discussione dopo un lungo ping pong tra i due rami del Parlamento. Secondo Manconi un maggiore ricorso alle misure alternative dovrebbe avere, sul lungo periodo, effetti sistemici sull'universo penitenziario.
Le riforme strutturali sono invocate da più parti. Il sovraffollamento delle carceri italiane è tornato a essere un problema dopo anni di numero in calo. In Italia ci sono 55.929 persone private della libertà. Il tasso di sovraffollamento, secondo i dati del Ministero, è del 111%.
Il centro studi della Lega Italiana per i Diritti dell'Uomo, in collaborazione con il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) e l'Associazione Pianeta Carcere, ha diffuso dati ben più allarmanti. I dati ufficiali sovrastimerebbero l'effettiva capienza.
Secondo lo studio, 4.909 dei 50.177 posti dichiarati dal Ministero non sarebbero effettivamente disponibili. Con questi nuovi dati, il tasso di sovraffollamento sarebbe del 123%, con punte del 151% in Puglia e del 143% in Lombardia. Non stupisce che il numero di suicidi nei primi mesi del 2017 sia 12, una quota che, se proiettata su tutto l'anno, porterebbe a numeri senza precedenti nella storia del sistema carcerario italiano.
"Siamo ancora una volta di fronte a numeri preoccupanti. Non appena l'Europa ha abbassato l'attenzione sul fascicolo Italia, ecco che i numeri tornano a salire", spiega Giovanni Torrente, autore di uno studio sull'indulto del 2006 che dimostra come il tasso di recidiva di chi abbia usufruito del provvedimento di grazia (34%) sia nettamente inferiore a quello di chi abbia scontato l'intera pena (68,45%).
"C'è una forte influenza dei media su come vengono percepiti gli effetti dei provvedimenti di grazia - prosegue Torrente - nel 2006 nessuno si è voluto assumere la responsabilità del provvedimento, sui media si è dato per scontato che l'indulto del 2006 avesse causato un aumento della criminalità, un dato assolutamente falso". La politica ha così rapidamente preso le distanze dal provvedimento. "La maggior parte degli ideatori e dei sostenitori di quella misura, in poco tempo, ne presero le distanze", aggiunge Luigi Manconi.
È facile pensare che l'impopolarità delle misure di grazia, in un momento di profondo scollamento tra elettori e politica, sia il principale motivo per cui, dal 1992, in Italia abbiamo assistito a un solo provvedimento di indulto. Un cambio di passo piuttosto netto, considerando che fino a quell'anno i governi repubblicani hanno costantemente fatto ricorso ad amnistia e indulto per risolvere alcuni problemi cronici del sistema giudiziario italiano: lentezza dei processi, sovraffollamento e condizioni precarie degli istituti penitenziari. Con una riforma costituzionale nel 1992, all'alba di Tangentopoli, si è stabilito che per approvare amnistia e indulto fosse necessaria una maggioranza dei due terzi del Parlamento.
Precedentemente i provvedimenti di grazia erano concessi dal presidente della Repubblica su impulso del Parlamento a maggioranza relativa. La riforma ha reso quindi molto difficile, per una classe politica poco coraggiosa e in piena bufera giudiziaria, il ricorso ai due provvedimenti di grazia.
"Si tratta di un'ipocrisia, l'amnistia in Italia già si fa, in un altro modo: è quella delle prescrizioni", spiega Rita Berardini, del Partito Radicale. "Nei tribunali esistono faldoni destinati alla prescrizione, è un modo implicito di abbattere la mole di lavoro". I problemi del sovraffollamento e della lentezza dei processi sono infatti riconosciuti da tutti i partiti politici. Da più parti di levano voci per riforme strutturali che riportino l'Italia nella legalità. In Parlamento è in discussione da anni una riforma del processo penale che contiene alcuni elementi di riforma del sistema penitenziario, in particolare la spinta a un maggiore ricorso alle misure detentive alternative. Per una rapida approvazione dei provvedimenti riguardanti il mondo carceri, Rita Bernardini e il Partito Radicale hanno chiesto "lo stralcio e l'approvazione delle norme condivise da tutti" slegandole dall'approvazione dell'intera riforma.
Nella legislatura in corso sono nate in Commissione Giustizia di Camera e Senato numerose bozze di provvedimenti di amnistia e indulto. Nessuna di queste è arrivata a una discussione parlamentare. Anche un Ddl Pannella, proposto dal senatore Manconi, con l'intento di abbassare la soglia stabilita dall'articolo 79 per ottenere amnistia e indulto, si è presto impantanato nei meandri delle aule parlamentari.
Le parole di Papa Francesco, dell'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e di esponenti dei principali partiti politici, hanno riportato periodicamente alla ribalta il tema delle terribili condizioni penitenziarie del nostro Paese. Appelli accolti spesso da grandi plausi senza essersi mai tradotti nell'adozione di provvedimenti che riportino la giustizia italiana nel campo della legalità.

 

 

 

 

 

 

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