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Il "Partito dei giusti" non ama la stampa libera

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di Luca Bottura

 

La Repubblica, 1 dicembre 2018

 

Nel putinismo alla vaccinara dei Cinque Stelle c'è ancora, per fortuna, un retrogusto abbondante di grottesco. Ieri, ad esempio, la sottosegretaria Castelli, quella che dà lezioni di economia dall'alto di uno stage nell'ufficio di un tributarista, l'apologeta del "questo lo dice lei", la balbettatrice seriale in risposta a domande semplici tipo "ste tessere del reddito chi le stampa?", è riuscita a far chiudere un account Twitter che ne parodiava gli sfondoni.

Comprensibile: la falsa Castelli risultava più credibile. Intanto sui social si affacciava l'hashtag #iononcicasco, destinato una volta in più a stornare i mal di pancia dei fan contro la stampa, il "Quarto potere". Un epiteto lanciato dal blog dei Sovranos che pesca, chissà quanto scientemente, nel titolo italiano di "Citizen Kane", filmone di Orson Welles su un magnate della manipolazione che usava i giornali per scendere in politica. Oggi, si varrebbe di troli, blog e pagine Facebook. Con le stesse dinamiche per cui una Srl di Milano governa un partito e un Paese, ma additai conflitti d'interesse altrui.

Questo perché, nella retorica gentista, il MoVimento non è un potere: è il Giusto. E il Quarto Potere non è un contropotere, poiché figlio di editori impuri. Ne rappresenta dunque una propaggine, ne difende gli interessi, esegue ordini. Sempre. Con la conseguenza, come da testo sgrammaticato che accompagnava il cancelletto di cui sopra, che i giornali vanno controllati perché "non fanno libera informazione disinteressata".

Di qui la modesta articolessa, gli insulti, le minacce, la richiesta di Massima diffusione!, la blandizie classista del (sacrosanto) equo compenso per i cronisti: li faremo pagare meglio - il messaggio - perché siano finalmente liberi di raccontare la verità. La nostra.

Ma sempre servi saranno. Funzioneranno a gettone. Proprio come, nel desiderio, i destinatari della social card una tessera annonaria di partito. Che comprerà consenso. Tipo il Venezuela di Pinochet, direbbe Di Maio. È la misantropia al potere.

Di chi vede nei propri lettori/elettori l'imbuto ideale di plateali invenzioni, un tempo insufflate anche da Mosca (i siti di "informazione" di Casaleggio erano un minchione di pomate miracolose e link a portali russoffili) ché tanto poi si può sempre menare la stampa tradizionale. Spesso esecrabile, ma almeno - nei propri, molti, limiti - polifonica.

Nella Fattoria degli Animali di Casaleggio uno vale zero e tutti hanno un prezzo. Quello dei giornalisti, il salario che ricevono. Quello dei grillini, i 250.000 euro di riscatto che dovrebbero pagare per cambiare opinione. Non si fidano neanche tra di loro, e vogliono indicarci di quali notizie fidarci noi. #cascatemale.

 

 

 



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