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Il monito di Papa Francesco per una giustizia giusta e sollecita per gli ultimi

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di Carlo Di Cicco

 

notizie.tiscali.it, 11 febbraio 2019

 

Il Papa sottolinea la situazione di criticità nel lavoro dei magistrati, la cultura dell'illegalità che richiede loro una più specchiata coerenza e una rafforzata indipendenza. Onore ai magistrati uccisi nell'adempimento del loro servizio. Ai teologi segnala nuovo peccato ecologico. Anche Francesco ha le sue attese nei confronti della giustizia in Italia che auspica più attenta agli ultimi, con magistrati virtuosi, indipendenti e risorse maggiori per aiutare il Paese a uscire da una diffusa cultura dell'illegalità.

Le parole rivolte all'Associazione Nazionale Magistrati che raccoglie l'adesione del 90% degli iscritti ricevuta in occasione dei 110 anni dalla sua fondazione sono apparse un chiaro segno di vicinanza del papa alla vita dei magistrati cui è richiesta una testimonianza specchiata dei valori costituzionali e una piena consapevolezza del momento particolarmente difficile che la giustizia come virtù e come macchina amministrativa attraversa nel nostro Paese. Un contesto "attraversato da tensioni e lacerazioni, che rischiano di indebolire la tenuta stessa del tessuto sociale e affievoliscono la coscienza civica di tanti, con un ripiegamento nel privato che spesso genera disinteresse e diventa terreno di coltura dell'illegalità". Forte rivendicazione dei diritti e una scarsa percezione dei doveri, una diffusa "insensibilità per i diritti primari di molti, persino di moltitudini di persone".

Anche parlando di giustizia Francesco non dimentica i disagi dei poveri e chiede alla giustizia di occuparsi con particolare attenzione e sollecitudini della loro condizione. "La giustizia che amministrate diventi sempre più "inclusiva", attenta agli ultimi e alla loro integrazione: infatti, dovendo dare ad ognuno quanto gli spetta, non può dimenticare l'estrema debolezza che riveste la vita di tanti e ne influenza le scelte". La società non può fare a meno della giustizia anzitutto come virtù coltivata da tutti e specialmente dai magistrati poiché "senza giustizia tutta la vita sociale rimane inceppata, come una porta che non può più aprirsi, o finisce per stridere e cigolare, in un movimento farraginoso.

Al conseguimento della giustizia devono quindi concorrere tutte le energie positive presenti nel corpo sociale, perché essa, incaricata di rendere ad ognuno ciò che è suo, si pone come il requisito principale per conseguire la pace". Ma per un traguardo così ambizioso e sperato occorre crearne le condizioni. È a questo punto concreto che Francesco condivide le richieste dei magistrati per essere messi in condizione di amministrare meglio la giustizia.

Criticità nella giustizia italiana

"Sono consapevole delle mille difficoltà che incontrate nel vostro quotidiano servizio, ostacolato nella sua efficacia dalla carenza di risorse per il mantenimento delle strutture e per l'assunzione del personale, e dalla crescente complessità delle situazioni giuridiche. Ogni giorno dovete poi fare i conti, da un lato, con la sovrabbondanza delle leggi, che può causare una sovrapposizione o un conflitto tra leggi diverse, antiche e recenti, nazionali e sovranazionali; e, dall'altro, con vuoti legislativi in alcune importanti questioni, tra le quali quelle relative all'inizio e alla fine della vita, al diritto familiare e alla complessa realtà degli immigrati. Queste criticità richiedono al magistrato un'assunzione di responsabilità che va oltre le sue normali mansioni, ed esige che egli constati gli eventi e si pronunci su di essi con un'accuratezza ancora maggiore".

In un tempo nel quale "così spesso la verità viene contraffatta, e siamo quasi travolti da un vortice di informazioni fugaci, è necessario che siate i primi ad affermare la superiorità della realtà sull'idea. Il vostro impegno nell'accertamento della realtà dei fatti, anche se reso più difficoltoso dalla mole di lavoro che vi è affidata, sia quindi sempre puntuale, riportato con accuratezza, basato su uno studio approfondito e su un continuo sforzo di aggiornamento. Esso saprà avvalersi del dialogo con i diversi saperi extra-giuridici, per comprendere meglio i cambiamenti in atto nella società e nella vita delle persone, ed essere in grado di attuare con sapienza, ove necessario, un'interpretazione evolutiva delle leggi, sulla base dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione".

Il valore dell'indipendenza dei magistrati

E alla luce della Costituzione Francesco indica anche la fedeltà allo Statuto che richiede dedizione e indipendenza sulla quale occorre vigilare. Indipendenza "esterna", che porta ad affermare con forza il suo carattere non politico, tenga lontani da voi i favoritismi e le correnti, che inquinano scelte, relazioni e nomine; e l'indipendenza "interna" che libera dalla ricerca "di vantaggi personali, capaci di respingere "pressione, segnalazione o sollecitazione diretta ad influire indebitamente sui tempi e sui modi di amministrazione della giustizia".

Infine una sensibilità alla condizione della gente e quindi una giustizia che giudica con uno sguardo di bontà. "Proprio i tempi e i modi in cui la giustizia viene amministrata toccano la carne viva delle persone, soprattutto di quelle più indigenti, e lasciano in essa segni di sollievo e consolazione, oppure ferite di oblio e di discriminazione. Pertanto, nel vostro prezioso compito di discernimento e di giudizio, cercate sempre di rispettare la dignità di ogni persona, "senza discriminazioni e pregiudizi di sesso, di cultura, di ideologia, di razza, di religione".

Il vostro sguardo su quanti siete chiamati a giudicare sia sempre uno sguardo di bontà. "La misericordia infatti ha sempre la meglio nel giudizio" ci insegna la Bibbia, ricordandoci che uno sguardo attento alla persona e alle sue esigenze riesce a cogliere la verità in modo ancora più autentico".

Un'eco di questa attenzione alle persone Francesco lo ha fatto presente anche ai teologi moralisti dell'Accademia Alfonsiana ricevuti dopo i magistrati. Ispirandosi con molta chiarezza al concilio Vaticano II che ha in qualche modo aggiornato la morale e sapendo di parlare a docenti e studenti della più prestigiosa università cattolica di teologia morale Francesco ha tra le altre cose suggerito di approfondire lo studio sui nuovi contesti del matrimonio e sui peccati legati alla coscienza ecologica sempre più diffusi.

"Mi fa riflettere il fatto che quando amministro la Riconciliazione - anche prima, quando lo facevo - raramente qualcuno si accusa di aver fatto violenza alla natura, alla terra, al creato. Non abbiamo ancora coscienza di questo peccato. È compito vostro farlo. La teologia morale deve fare propria l'urgenza di partecipare in maniera convinta a un comune sforzo per la cura della casa comune mediante vie praticabili di sviluppo integrale.

Un dialogo e un impegno condiviso la ricerca morale è chiamata a compiere anche nei riguardi delle nuove possibilità che lo sviluppo delle scienze biomediche mette a disposizione dell'umanità. Non dovrà però mai venir meno la franca testimonianza del valore incondizionato di ogni vita, ribadendo che proprio la vita più debole e indifesa è quella di cui siamo chiamati a farci carico in maniera solidale e fiduciosa".

 

 

 

 

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