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Il governo e l'export delle armi

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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 12 febbraio 2019

 

Il caso Turkmenistan, Paese caucasico retto da un dittatore, ricchissimo di gas, e con arsenali zeppi di armi italiane, convince ancora di più i grillini che è arrivato il tempo di riscrivere la legge che sovrintende a quel business. Un ddl è stato appena presentato dal senatore Gianluca Ferrara, M5S. Dietro il parlamentare, in posizione defilata, ci sono Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, e Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri.

La corsa del Turkmenistan alle armi italiane, come ricostruito dalla "Stampa" e dal collettivo pacifista "Italian Arms", è perciò finita all'attenzione del governo. Dove però ci sono sensibilità diverse. Dall'entourage della Trenta si auspica "che la riscrittura della vecchia legge de11990, troppo spesso aggirata, sia appoggiata in Parlamento dalla più larga maggioranza possibile". Quella legge vieta le vendite a Paesi belligeranti e a chi viola i diritti umani.

"Mentre il primo caso è ben chiaro, - spiega il senatore Ferrara - il secondo è più sfuggente. Io propongo regole restrittive, estendendo i divieti alle armi leggere qualora non siano rispettati i diritti umani. E sarebbe bene che anche "altri organismi", non solo l'Onu o la Ue, certifichino le violazioni".

L'idea grillina si impernia su quattro capitoli: affidare al premier una Relazione previsionale da presentare al Parlamento, in cui il governo si prenda la responsabilità di delineare quali conseguenze sociali e geopolitiche potrebbe avere la vendita di armi ad un dato Paese; stabilire che le commissioni parlamentari debbano esaminare la Relazione e dare un indirizzo politico; trasferire dalla Farnesina a un nascente Comitato interministeriale scambi difese la facoltà di autorizzare le vendite, prevedendo che si possano sospendere; infine prevedere una riconversione industriale dell'industria militare.

"Penso che occorrono criteri più restrittivi degli attuali - dice il sottosegretario Di Stefano. Però il Turkmenistan ci pone di fronte a un problema: quel Paese non è coinvolto in conflitti, perciò la legge non vieta le vendite. E, secondo me, anche la legge futura non le vieterà. Mi guardo bene dal definire il Turkmenistan una democrazia compiuta, ma che ci siano violazioni dei diritti umani va conclamato dagli organismi internazionali, non si può andare a sensazioni. Altrimenti possiamo rinunciare a una nostra industria della difesa".

 

 

 



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