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Il diritto alla privacy vale anche in carcere

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di Franco Corleone

 

L'Espresso, 11 marzo 2019

 

Il Tribunale di Roma ha condannato l'Amministrazione Penitenziaria per avere violato le norme della privacy, in particolare per avere utilizzato i test antidroga a cui erano state sottoposte le detenute del carcere di Sollicciano a fini disciplinari e non sanitari o terapeutici. Si tratta di una vicenda assai istruttiva che ha visto in campo due autorità di garanzia, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Toscana e il Garante nazionale per la protezione dei dati personali contrapposte alla Amministrazione penitenziaria.

Si pone ormai chiaramente anche il rapporto tra il diritto alla salute che deve essere garantito dal servizio sanitario pubblico e le necessità della sicurezza delle prigioni che deve essere di reciproca autonomia e non di subalternità duna istituzione a una altra. Di questo tema si discuterà il 12 marzo in una sala del Consiglio regionale a Firenze con la partecipazione dei soggetti interessati.

Alla base del confronto vi sarà anche la questione dell'uso delle droghe, della presenza dei cosiddetti tossicodipendenti in carcere, della legge repressiva e punitiva e delle alternative possibili alla concezione dominante. Il mito salvifico dell'astinenza forzata non può andare contro i diritti fondamentali della persona, anche detenuta. Libertà e dignità sono i pilastri della Costituzione e vanno sempre rispettati.

 

 

 

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