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Il comandante generale dei Carabinieri e i silenzi sul caso Cucchi

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di Carlo Bonini

 

La Repubblica, 10 marzo 2019

 

A Firenze, per ritirare il "Fiorino d'oro" del Comune all'Arma, il comandante generale Giovanni Nistri ha risposto a Repubblica che lo aveva invitato a spiegare come, nel caso Cucchi, possano stare insieme l'esortazione al "chi sa la verità parli" e il silenzio in cui hanno deciso di arroccarsi tre ufficiali dell'Arma indagati per depistaggio.

"Non posso entrare nelle strategie difensive di nessuno - ha detto. Ma quando tutto sarà chiarito dall'Autorità giudiziaria, nella quale rinnoviamo piena fiducia insieme al fondato e forte dispiacere per chi continua a piangere per situazioni che devono essere chiarite, allora faremo quello che dobbiamo fare, come abbiamo già dimostrato".

Ha infatti aggiunto, riferendosi ai due carabinieri destituiti nel 2017 per la violenza sessuale su due studentesse americane, che "proprio a Firenze fu possibile prendere provvedimenti draconiani, grazie a una nuova norma che consentiva all'Arma di andare al di là delle sentenze".

Ebbene, Nistri, purtroppo, continua a non vedere quello che anche i ciechi vedono. Nel processo Cucchi è ormai certo (e pacificamente accettato anche dagli imputati), che il pestaggio di Stefano si consumò in una caserma dei carabinieri. Che i picchiatori vestivano l'uniforme dell'Arma. Che un'intera catena di comando manipolò atti cruciali per l'accertamento della verità. L'Autorità giudiziaria, dunque, è chiamata a stabilire la "responsabilità penale" di chi quei fatti li ha commessi. Non la loro esistenza.

Perché - e Nistri lo sa - sulla base di valutazioni dell'elemento psicologico del reato (dolo o colpa) e del nesso di causa-effetto, si può anche essere riconosciuti innocenti pur avendo commesso un fatto. Dunque, rinviare ogni "determinazione" autonoma, quale che essa sia, sui carabinieri coinvolti in questa vicenda a valle di una pronuncia definitiva della giustizia penale "perché così prevede la legge per i procedimenti disciplinari", è mossa da struzzo.

Si può infatti sollevare ufficiali dal comando, indagati e condannati o meno, congelarne carriere, prendendo atto e dicendo - dicendo - che il loro contegno ha offeso e continua a offendere il Paese e l'Arma. A prescindere dal codice penale.

Altrimenti il Comandante generale potrebbe farlo un notaio. Se poi il problema è davvero disporre di una nuova norma, Nistri alzi allora la voce con la Politica. La metta in mora, spiegando all'amico Luigi Di Maio e al ministro dell'Interno con la felpa, quale è la posta in gioco del caso Cucchi. Perché il silenzio, al contrario del Fiorino, non è d'oro.

 

 

 

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