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Il 41bis divide la sinistra

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di Simona Musco

 

Il Dubbio, 13 febbraio 2018

 

"Non voglio i voti dei clan", scrive Anna Falcone, candidata di Leu alle prossime elezioni. "Si vergogni e chieda scusa", risponde Eleonora Forenza, europarlamentare di Rifondazione comunista e in lizza per Potere al Popolo. A dividere le due candidate è il 41bis: per la prima strumento fondamentale nella lotta contro le mafie, per la seconda una tortura.

Un tema delicato, che "PaP" ha inserito nel proprio programma, negando la sua compatibilità con il principio costituzionale di umanità della pena e ritenendo necessaria la sua abolizione. Ed è con questa convinzione che Falcone polemizza, rivendicando la posizione opposta di LeU. "Sto con gli unici che si sono messi insieme per ripristinarli, quei diritti - scrive su Facebook l'avvocata -. Unendo le forze di tanti, non l'arroganza e la vanità di pochi".

Gli altri, quelli di Pap, "vogliono togliere, invece, il carcere duro a mafiosi, camorristi e delinquenti veri. Un punto che - e lo dico da avvocato non è solo incondivisibile per chiunque sappia cos'è la mafia e la criminalità organizzata, ma che io avrei evitato accuratamente di sventolare in campagna elettorale. Voglio essere votata da persone libere, non dai clan. E su questo non si transige".

L'equazione di Falcone è chiara: chiedere l'abolizione del 41bis equivale a mendicare voti tra i mafiosi. Un concetto che Forenza non è disposta ad accettare. "Credo che l'avvocato stavolta non possa esimersi dal chiedere scusa - ha replicato. L'avvocato può ignorare che esistono culture politiche che coniugano antimafia sociale e garantismo. Ma non può scrivere una cosa infamante come quella che ha scritto in questo post.

Noi chiediamo l'abolizione del 41bis non certo perché cerchiamo o vogliamo i voti dei clan, ma perché non vogliamo la tortura nelle carceri italiane. E lo facciamo insieme a compagne e compagni che ogni giorno rischiano in prima persona, nell'antimafia sociale, nel contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata".

Temi che non portano più voti ma, anzi, rischiano di ridurli. È stata la visita nelle sezioni di alta sicurezza e tra i suoi "orrori", ha spiegato, a convincerla del percorso intrapreso. "E non smettiamo di denunciarli non certo per la ricerca di voti, ma perché pensiamo che la giustizia e il giustizialismo siano cose diverse. E non inseguiamo il secondo, anche se elettoralmente è più conveniente".

 

 

 

 

 

 

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