Giustizia: scoppia il caso "salva-Berlusconi", stop del governo al decreto fiscale

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di Francesco Di Frischia

 

Corriere della Sera, 5 gennaio 2015

 

Salta la norma "salva Berlusconi": il decreto fiscale che la conteneva, che stava per essere trasmesso in Parlamento per i necessari pareri, torna in Consiglio dei ministri su richiesta dello stesso premier Renzi. Infuriano, però, le polemiche dentro e fuori la maggioranza.

Il governo quindi fa marcia indietro, ma il 24 dicembre era stato proprio l'esecutivo ad approvare in prima lettura, tra le norme della delega fiscale, anche l'articolo 19 bis: la norma prevede una soglia del 3% dell'evasione rispetto all'imponibile, al di sotto della quale il reato non sarebbe più punibile penalmente. Tale codicillo, secondo alcune interpretazioni, permetterebbe a Berlusconi di vedersi derubricato ad una semplice sanzione amministrativa il tipo di pena, la frode fiscale, alla quale è stato condannato nell'agosto del 2013 in via definitiva. Sempre in base a alcune interpretazioni, decadrebbe la condanna che gli impone i servizi sociali e, soprattutto, quella che gli interdice la candidabiltà.

Luigi Di Maio(M5S) attacca a testa bassa: "O Renzi non sa che cosa firma o fa regalini al Cavaliere: in entrambi i casi è un inizio di anno che non lascia presagire nulla di buono". E Matteo Salvini (Lega Nord) taglia corto: "Il decreto inciucio sul fisco è l'ennesima renzata. Un giorno promette una cosa e il giorno dopo la smonta. Fa così da un anno". Critiche piovono pure da Pippo Civati (minoranza Pd) che usa l'ironia: "Se il premier non ne sapeva nulla, se il ministero dell'Economia dice non averlo visto, e se il ministro della Giustizia aveva espresso perplessità, chi ha portato quel testo nel Consiglio dei ministri? Va a finire che il decreto si è scritto da solo. Che possa riguardare Berlusconi è solo un caso, ovviamente".

E la civatiana Lucrezia Ricchiuti (Pd) rincara la dose: "In pratica la legge del Nazareno dice che più sei ricco e più puoi evadere: l'articolo 19 bis supera la fantasia". Per questi motivi Alfredo D'Attorre (minoranza Pd) chiede: "Renzi e Padoan hanno il dovere di chiarire di chi sia la responsabilità e di prendere l'impegno formale che questa norma non sarà riproposta". Replica su Twitter Andrea Marcucci (Pd): "Nessun favore a Berlusconi, chi fa dietrologia ha preso un'altra cantonata". E il numero due del Pd, Lorenzo Guerini, chiede di mettere un freno alla "continua ossessione del Cavaliere e dei suoi processi".

Sul caso interviene il Sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti: "Forse bastata e avanzava garantire sin d'ora che nella norma contestata del 3% sarebbe stata inserita la precisazione che si applicava solo a reati diversi dalle frodi". Poi il sottosegretario rivela che comunque su quel provvedimento lui non era d'accordo e "con i colleghi di Scelta Civica - ricorda - avevamo proposto questa modifica per ragionamenti di principio, prima che scoppiasse la solita patetica querelle su Berlusconi". A difesa del Cavaliere si muove Daniela Santanché (FI): "Pur di sabotare il patto del Nazareno, gli esclusi dalle decisioni importanti sono disponibili ad inventarsi qualsiasi cosa". Laconico Giovanni Toti (Fi): "Se si ritira un provvedimento per il sospetto che aiuti Berlusconi anche se aiuta i cittadini, allora l'Italia è un Paese destinato a non cambiare mai".