Sabato 28 Marzo 2020
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Civitavecchia (Rm). Coronavirus: protesta in carcere, agente sequestrato PDF Stampa
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Il Messaggero, 28 marzo 2020


Alta tensione nella Casa circondariale di Civitavecchia, dove durante una violenta protesta dei detenuti, legata sembra, all'emergenza Coronavirus, i reclusi della I Sezione hanno prima sequestrato e poi rilasciato un poliziotto penitenziario. A darne notizia è il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria. "I detenuti hanno preso gli estintori e creato disordine - spiega Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio - Tutto è nato dal fatto che alcuni di loro sono stati messi in isolamento e adesso gli altri hanno paura di essere stati contagiati".

"Le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria devono essere sottoposti, tutti e con urgenza, al tampone per l'accertamento dell'eventuale contagio - ribadisce Donato Capece, segretario generale del Sappe - Anche alla luce dei tanti casi positivi e di già due decessi nella Polizia Penitenziaria, denuncio che non siamo dotati di un adeguato numero di idonee mascherine e guanti per fronteggiare l'epidemia in un contesto, come quello penitenziario, ad altissimo rischio".

 
Brindisi. Bruno Mitrugno nominato Garante provinciale dei diritti dei detenuti PDF Stampa
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quimesagne.it, 28 marzo 2020


Il Presidente della Provincia di Brindisi, Riccardo Rossi, con Decreto Presidenziale n.15 del 10 marzo 2020, ha designato il sig. Bruno Mitrugno, ex direttore della Caritas diocesana di Brindisi e Ostuni, quale "Garante per i diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Brindisi".

Tale incarico è svolto in forma del tutto gratuita; per la scelta della persona il Presidente ha tenuto conto sia dei curricula sia delle motivazioni presentate da ciascun candidato. L'istituzione della figura del Garante è stata fortemente voluta dal Consiglio Provinciale che l'ha prevista su input del Garante regionale dei detenuti; la funzione è normata dallo specifico Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 21 dell'8 agosto 2019.

Il provvedimento voluto dal presidente Riccardo Rossi e dall'intera struttura dell'Ente di via De Leo assume oggi, tra gli altri, un valore ancora più pregnante e necessario, all'interno delle varie strutture deputate, come il Carcere, il centro per gli immigrati o la Residenza per le Misure di Sicurezza (Rems) di Carovigno, alla luce anche dell'emergenza sanitaria che in questi giorni stiamo tutti vivendo, in condizioni tuttavia molto differenti rispetto ai detenuti, per la diffusione del contagio da CoVid 19, in cui la privazione della libertà si aggiunge alle limitazioni che ogni cittadino o familiare del detenuto sta riscontrando. L'attenzione, in questo periodo, da parte della Provincia di Brindisi è, pertanto, anche riposta a far sì che si possa affrontare al meglio l'impatto che il diffondersi dell'epidemia potrebbe avere sulla sicurezza di ogni persona costretta in quelle strutture perché privata, per un periodo di vita circoscritto, della propria libertà.

Il Garante, in sostanza, avrà in generale il compito di individuare, attraverso un monitoraggio periodico e costante nelle varie strutture di privazione della libertà (carcere, Rems, centri per gli immigrati, luoghi di Polizia) eventuali criticità di carattere globale, trovando soluzioni condivise con le autorità competenti per risolverle, al fine di prevenire qualsiasi situazione di possibile trattamento contrario alla dignità delle persone. La scelta da parte di Rossi di una personalità quale quella di Bruno Mitrugno, noto in città per il suo forte impegno a favore degli ultimi e di coloro che vivono condizioni di estrema marginalità sociale ed economica, è il segno tangibile di una sensibilità e di un'attenzione che troverà terreno fertile di attività a favore di coloro che vivono restrizioni di libertà, per ogni possibile opportunità di recupero e di reinserimento.

 
Pozzuoli (Na). Fuori dal carcere la donna costretta a sfidare il virus PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 28 marzo 2020

 

La Sorveglianza consente a Claudia di scontare la pena a casa per assistere i figli malati. Pochi giorni fa la Procura si era opposta Il garante: "Che gioia quando i detenuti sono trattati come persone". Claudia potrà scontare ai domiciliari la sua condanna e prendersi cura quotidianamente dei suoi fi gli, piccoli e gravemente malati, senza dover fare la spola a giorni alterni tra il carcere di Pozzuoli e la sua casa di Maddaloni.

Claudia (il nome è di fantasia) è la giovane mamma, originaria del Casertano, accusata di aver fatto parte di una rete di spacciatori e perciò condannata in via definitiva a nove di reclusione nel 2018. La sua storia era diventata un caso, di cui Il Riformista si è occupato, quando il pm aveva proposto reclamo contro la possibilità della detenzione domiciliare sebbene Claudia - e, di conseguenza, le sue compagne di cella - fosse esposta al rischio di contrarre il Covid-19 entrando e uscendo dall'istituto di pena.

La scarcerazione, decisa ieri con provvedimento monocratico dal magistrato di Sorveglianza, ha dato una svolta alla storia della donna che ha finalmente ottenuto la detenzione domiciliare. Accolta la tesi dell'avvocato Andrea Scardamaglio che ha motivato la sua istanza in punta di diritto, facendo riferimento all'articolo 47 quinquies dell'ordinamento penitenziario, che riconosce alle madri detenute la possibilità di una detenzione domiciliare speciale per ripristinare la convivenza con i figli, e a una sentenza della Corte Costituzionale, che consente di superare certi limiti previsti dalla legge e di estendere il beneficio a tutte le madri detenute con fi gli affetti da grave disabilità a prescindere dalla pena già scontata in cella e ancora da scontare.

I due figli di Claudia, che hanno sette e sei anni, sono affetti da una grave forma di emofilia e le loro condizioni sono tali per cui un'emorragia, se non tamponata nell'immediato, può rivelarsi fatale. Di qui la necessità che la madre potesse stare accanto ai due piccoli, continuando a scontare la sua condanna a casa. Nelle ultime settimane, inoltre, la storia di Claudia era diventata un caso anche per via della pandemia da Covid-19: il provvedimento che le consentiva di uscire dal carcere tre giorni alla settimana per seguire le terapie dei bambini era apparso troppo rischioso in quanto avrebbe potuto esporre lei e chi le stava vicino al pericolo di contrarre il virus.

"Che bello trattare le persone detenute come persone - ha dichiarato il garante regionale per i detenuti Samuele Ciambriello, commentando la decisione del magistrato di Sorveglianza - Una scelta coraggiosa e coerente verso una diversamente libera che deve scontare ai domiciliari una pena lunga, in un clima di sofferenza e dolore per i figli e di responsabilità per lei".

 
Venezia. Termo-scanner per il carcere, i "Cavalieri di San Marco" raccolgono l'appello PDF Stampa
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di Daniela Ghio


Il Gazzettino, 28 marzo 2020

 

Un piccolo gesto di solidarietà che vuole portare attenzione alle problematiche del carcere di Santa Maria Maggiore e a quanti vi operano all'interno. Ieri l'associazione Cavalieri di San Marco ha regalato alcuni termometri digitali elettronici a infrarossi per la misurazione a distanza della temperatura alla Polizia penitenziaria del carcere maschile veneziano. Un piccolo aiuto nella prevenzione del contagio da Codiv 19 che il sodalizio guidato da Giuseppe Vianello ha fortemente voluto come gesto di solidarietà.

"Da tanti anni il direttivo dei Cavalieri di San Marco - spiega Vianello - assegna i fondi raccolti annualmente, ripartendoli in quote per compiere atti di beneficenza e di assistenza prettamente umanitaria e sociale, secondo gli indirizzi fissati dall'assemblea annuale dei soci. Accanto a questo abbiamo collaborato inoltre al restauro di opere d'arte e di edicole antiche, nonché di numerosissimi capitelli e lapidi di Venezia".

Diverse sono state le attenzioni rivolte ai disabili e ai non vedenti con la fornitura di computer adatti per il loro apprendimento scolastico, oltre alla donazione di sofisticate strumentazioni mediche per l'ospedale rumeno di Timisoara e l'erogazione di aiuti alle missioni cattoliche in vari paesi del terzo mondo, sono state finanziate parecchie borse di studio. Questa volta l'attenzione dei cavalieri si è rivolta alle forze dell'ordine che operano in carcere.

"Abbiamo avuto da parte della polizia penitenziaria la richiesta di un aiuto per trovare termometri che misurassero la temperatura da distante, di cui erano sprovvisti - spiega ancora il presidente Vianello. Ci siamo attivati e grazie ad alcuni dei nostri soci in 48 ore li abbiamo trovati in una società farmaceutica italiana. È giusto aiutare chi è in prima linea ad affrontare, oltre ai problemi delle carceri, anche l'epidemia di coronavirus". Ora il sodalizio sta cercando di rispondere a richieste di termometri ad infrarossi, introvabili, per altri enti. Inoltre il direttivo ha scritto ai 900 soci sparsi nel mondo perché aiutino la Regione nella attuale raccolta fondi.

 
Cremona. Covid-19, lezione del dottor Pan: il primario spiega il virus ai detenuti PDF Stampa
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di Antonella Barone


gnewsonline.it, 28 marzo 2020

 

Ai detenuti del carcere di Cremona nei giorni scorsi, su iniziativa della direttrice Rossella Padula, è stata data l'opportunità di avere un'informazione autorevole sul Coronavirus e sugli accorgimenti per evitare il contagio, da parte di Angelo Pan primario di Malattie infettive dell'ospedale Maggiore nel corso di un incontro nell'istituto penitenziario. Al lungo applauso con cui è stato salutato il medico, è seguita anche un'azione concreta da parte dei reclusi che hanno promosso una colletta che ha raccolto, sinora, circa 1.300 euro da destinare all'Ospedale.

Va ricordato che la Lombardia è la regione più segnata dall'emergenza e che la casa circondariale di Cremona dista poco più di un chilometro dall'ospedale cittadino, dove ogni giorno si combatte la guerra contro il Covid-19. Una prossimità che aggiunge emozione e partecipazione da parte dei detenuti al dramma di un territorio con i presidi sanitari ormai al collasso.

Un altro segnale, l'ennesimo di partecipazione all'emergenza che i cittadini stanno affrontando e di solidarietà ai sanitari impegnati, arriva anche da un carcere dell'estremità opposta del Paese, la casa circondariale di Trapani, dove alcuni detenuti hanno raccolto 1431 euro da versare, tramite l'ASP, al reparto di terapia intensiva dell'ospedale cittadino Sant'Antonio Abate.

 
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