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Giustizia: processo revisione Mandalà, morto in cella nel 1998... e assolto dopo 15 anni

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Tm News, 18 febbraio 2014

 

La Corte d'Appello di Catania, al termine del processo di revisione sulla strage della casermetta di Alcamo Marina, ha assolto Giovanni Mandalà, condannato 33 anni fa all'ergastolo per l'omicidio dei due carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta la sera del 27 gennaio 1976, e morto in cella nel 1998.

Questa sentenza scrive dunque la parola "fine" in una delle vicende giudiziarie più oscure e controverse degli ultimi 40 anni. Per quella strage vennero condannati anche Giuseppe Gulotta, Giuseppe Ferrantelli e Gaetano Santangelo, la cui condanna è stata già oggetto di revisione con assoluzione due anni fa, da parte della Corte di Appello di Reggio Calabria.

Nei confronti di Mandalà, sempre condannato nei due gradi di merito, oltre alla chiamata in correità di Giuseppe Vesco, ritenuta illegale dalla sentenza di revisione Gulotta, perché estorta dai carabinieri, vi era anche una macchia di sangue sulla giacca, appartenente allo stesso gruppo sanguigno di una delle vittime. La difesa di Mandalà, rappresentata dai legali Baldassarre Lauria e Pardo Cellini, è riuscita a dimostrare la frode processuale dei carabinieri, riportando alla luce un verbale del 6 febbraio 1976 dei militari di Alcamo, tenuto nascosto al processo di merito, in cui si fa riferimento al possesso da parte dei carabinieri del sangue delle vittime, prelevato dai rispettivi cadaveri.

In sede di revisione, la difesa della famiglia Mandalà, che ha attivato la revisione tramite gli avvocati Baldassare Lauria e Pardo Cellini, ha dimostrato la fondatezza della frode processuale. Un verbale del 6 febbraio 1976 dei carabinieri di Alcamo, infatti, tenuto nascosto al processo di merito, dà atto del possesso da parte dei carabinieri del sangue delle vittime, prelevato dai rispettivi cadaveri. Per i legali Cellini e Lauria, questa "evidenza è l'epilogo di una contraffazione della verità processuale, che a distanza di oltre 36 anni è venuta fuori".

La sentenza di Reggio Calabria che ha assolto Gulotta ha conclamato le torture commesse dai carabinieri per estorcere le confessioni degli arrestati, e dunque la falsità dei verbali di arresto; per questo Gulotta, che è rimasto in carcere 22 anni, ha già avviato la procedura per il risarcimento dei danni contro l'Arma dei Carabinieri, chiedendo un risarcimento record di 59 milioni di euro. Giovanni Mandalà, però, non potrà giovare della verità perché è morto in carcere nel 1998, malato di tumore. Nel processo di Catania il pentito Leonardo Messina ha dichiarato che quella strage fu concepita dalla mafia, di concerto con esponenti dell'Arma, per preparare un colpo di Stato.

 

 

 

 

 

 

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