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Giustizia: Orlando "più controlli per difendere la libertà, ma non sarà Stato di Polizia"

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intervista a cura di Liana Milella

 

La Repubblica, 28 novembre 2015

 

La privacy è a rischio? "Non certo per le nostre misure". Tutti gli italiani saranno sotto controllo? "Assolutamente no, cerchiamo però di mettere sotto controllo tutti i terroristi e i loro fiancheggiatori". Il Pd dimentica i diritti e diventa forcaiolo? "Il Pd vuole battere il terrorismo, perché il terrorismo cancella i diritti, ma vuol farlo, scusi il gioco di parole, con gli strumenti dello stato di diritto facendo crescere le periferie dove si sono sviluppati i bacilli dell'odio". Firmerà una nuova legge sulle intercettazioni? "No". A Repubblica risponde così il Guardasigilli Andrea Orlando.

 

Ministro che succede? Dalla paura "politica" delle intercettazioni si passa alla voglia di intercettare tutto e tutti?

"Non è affatto così. Non abbiamo deciso di intercettare tutto e tutti. I magistrati che hanno partecipato al vertice di giovedì sera, hanno segnalato il rischio che gli strumenti di captazione oggi disponibili non siano aggiornati alle innovazioni tecnologiche utilizzate dalle reti criminali. Non si tratta di introdurre norme nuove. Le intercettazioni telematiche sono già previste e devono essere disposte sulla base della decisione di un giudice, come quelle telefoniche. Ma costruire strumenti più pervasivi e più efficienti, in grado di catturare molte più comunicazioni, pone il problema del loro corretto utilizzo, dell'accesso ad esse e del rischio di usi impropri. Quindi bisogna rafforzare le garanzie".

 

Scusi, ma quello che dice suona contraddittorio. Perché se si intercetta tutto, pure la playstation, si fruga per forza nella privacy di ciascuno.

"È la stessa questione delle intercettazioni telefoniche. Che consentono obiettivamente di invadere la privacy degli individui. Il nostro ordinamento prevede già che vi siano dei rigidi presupposti per disporre qualsiasi tipo di intercettazione. È il problema che vogliamo affrontare con la delega contenuta nel ddl penale, evitare che le notizie non rilevanti penalmente vengano indebitamente diffuse. È evidente però che in una fase di più alto rischio per la sicurezza vi sia anche quello di maggiori limitazioni della libertà individuale. Può essere evitato soltanto rafforzando contestualmente le garanzie dell'individuo e giurisdizionalizzando quanto più possibile l'attività repressiva. Peccato, in proposito, che la procura europea resti al palo. A fronte di attività di polizia più pervasive sarebbe importante poter dire anche "c'è un giudice a Bruxelles".

 

Non è che state approfittando della minaccia terroristica per accelerare il bavaglio sulle intercettazioni?

"In decine di occasioni ho chiarito che non ci sarà nessun bavaglio, né ci saranno restrizioni all'utilizzo delle intercettazioni come strumento di indagine. Ma vogliamo raggiungere l'obiettivo che suggerisce Michael Walzer, mentre si realizza un potenziamento delle capacità repressive d'indagine, evitare qualunque uso improprio di questi poteri".

 

Dopo la sua conferenza stampa il Garante Soro è saltato sulla sedia gridando alla Costituzione violata...

"Soro ha detto giustamente quello che penso anche io. A fronte di sistemi di controllo più intensi serve più attenzione al rispetto della privacy. È esattamente quello che stiamo cercando di fare con la legge sulle intercettazioni. Dopo di che forse il messaggio è stato frainteso. I magistrati non hanno reclamato nuove norme, ma software nuovi per muoversi con tecnologie più adeguate. Nessuno ha chiesto poteri speciali. Le regole restano quelle esistenti sul potere di intercettare, il problema è avere mezzi migliori per farlo".

 

Però è un fatto che volete controllare ogni forma di comunicazione possibile, da whatsapp alle playstation...

"Detta così suona inquietante, è come se si dicesse che i magistrati vogliono controllare tutto il traffico telefonico nazionale. Non è così. Se c'è un sospetto terrorista, e solo quello, i pm chiederanno di controllare la sua utenza telefonica e tutti gli strumenti di comunicazione di cui può disporre".

 

Non è forse il controllo totale?

"Assolutamente no. L'Italia sarà equilibrata e lungimirante. I terroristi vogliono mettere in crisi il nostro sistema di diritti, le nostre libertà. Andare verso una chiusura poliziesca segnerebbe la prima vittoria dell'Isis. Si può tutelare la sicurezza e rafforzare lo stato di diritto".

 

Lei è un Guardasigilli del Pd, per giunta della sinistra Dem, con un passato tutto "comunista". Non vede una sinistra che rischia di assomigliare alla Lega se pretende di entrare nella vita di tutti noi?

"Non mi pare proprio. Si figuri che dall'incontro con i vertici dell'antiterrorismo l'unica proposta normativa riguarda l'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Il Pci è stato la forza che s'è battuta con convinzione contro il terrorismo, consapevole che il vero obiettivo di tutti i terrorismi è la democrazia. La sua destabilizzazione apre sempre la porta a involuzioni autoritarie. Per questo il terrorismo va battuto affermando i valori della democrazia e dello stato di diritto e respingendo qualunque tipo di strumentalizzazione della paura. Chi associa il terrorismo all'Islam o ai fenomeni migratori fa solo un favore ai terroristi. Così come chi propone di rinchiudersi nella dimensione nazionale. Chi specula sulla paura fa ciò che vogliono i terroristi, avere città più buie, più silenziose, più tristi, più simili a quelle che loro controllano direttamente".

 

 

 

 

 

 

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