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Giustizia minorile, l'alt del governo che esautora il Senato

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Il Dubbio, 12 agosto 2017


Cosa si rischia con lo stralcio della riforma dal ddl civile. Si tratta come minimo di una vicenda legislativa tormentata. Che adesso ha condotto il ministero della Giustizia a prevedere lo stralcio delle norme che riformano i Tribunali dei minori dal ddl sul processo civile. Scelta accolta positivamente, per esempio, dai Garanti per l'Infanzia delle varie Regioni italiane ma che invece il Consiglio nazionale forense ha giudicato, in una nota, pericolosa perché rischia di compromettere il lavoro fin qui svolto in Parlamento.


Nella commissione Giustizia del Senato, presieduta da Nico D'Ascola, è in discussione appunto la riforma del processo civile già approvata alla Camera, dove aveva trovato accoglimento anche il superamento dell'autonomia dei Tribunali e delle Procure minorili e la sostituzione con sezioni specializzate all'interno dei Tribunali ordinari.
Una parte degli operatori aveva a quel punto avviato un pressing incessante nei confronti del governo, con petizioni e diverse proposte di stralcio. Alcuni dei coordinamenti che riuniscono in particolare gli assistenti sociali, fortemente penalizzati dalla riforma, e appunto i Garanti avevano poi sottoscritto l'appello "Salviamo i Tribunali per i minorenni" dell'Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia.
Tra i firmatari, persino Valerio Onida, Gherardo Colombo, don Luigi Ciotti, e anche Giacomo Guerrera, presidente di Unicef Italia. Sponsor di livello per una mobilitazione che rischia però di compromettere alcuni aspetti decisivi per la razionalizzazione della giustizia minorile, a cominciare dalla necessità di rendere omogenei i riti tra i diversi Tribunali, in cui attualmente gli assetti procedimentali sono assolutamente imprevedibili nella loro diversità da sede a sede.
Ma in Parlamento il pressing anti- riforma ha trovato pure interlocutori di spessore, il che aumenta il rischio che effettivamente il riassetto della giustizia minorile finisca su un binario morto. È il caso del presidente della commissione Giustizia del Senato Nico D'Ascola. "Il Tribunale dei Minori sta a mezza via tra le Istituzioni giudiziarie e quelle sociali, occupandosi anche di politiche di reinserimento dei minori che hanno commesso delitti e di coesione delle famiglie, che costituiscono il punto di riferimento principale dell'azione della magistratura dei minori. Una forma di giustizia rieducativa, riparativa e risocializzante".
Attività fondamentali che vanno difese e valorizzate. "Il punto politico prima che giuridico è che lo Stato sociale non può essere smantellato completamente". Cosa che d'altra parte non avverrebbe con la riforma, in cui è stata preservata l'unicità delle funzioni anche per le sezioni specializzate. Ma D'Ascola, come altri, è su posizioni complessivamente contrarie alla modifica dell'assetto attuale. "Noi - prosegue il presidente della commissione Giustizia - avevamo presentato gli emendamenti contrari alla soppressione del Tribunale per i minorenni e sono contento che questa scelta non debba affrontare il conflitto della votazione su posizioni contrastanti ma che da parte del governo si sia data una dimostrazione della capacità intellettuale di risolvere i problemi in maniera armonica e condivisa".
La decisone dello stralcio insomma finirebbe per interrompere il dibattito sulla questione. Per chiudere la partita si dovrà aspettare però il mese di settembre e il voto finale in commissione Giustizia. "Spero che già con i primi giorni di settembre si possa procedere allo stralcio della parte della riforma concernente la soppressione del Tribunale dei minorenni", dice D'Ascola. La cui posizione, assolutamente legittima, evoca il congelamento del dibattito sul tema. E non è detto che a settembre vada così.

 

 

 

 

 

 

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