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Giustizia: intervista ad Alessandra Celletti, la pianista che suona per gli ergastolani

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di Nicoletta Pasqualini

 

Sempre, 23 agosto 2014

 

"Mi piacerebbe che per una volta fossero ad ascoltarmi i buoni e i cattivi. Penso che la musica possa far cadere tutte le barriere ed essere un prezioso strumento per sostenere delle battaglie di civiltà".

Alessandra Celletti in carcere, ma con la sua musica. Varca i portoni, i vari sistemi di sicurezza e suona per gli ergastolani. È così che ha deciso di festeggiare il suo compleanno in un modo del tutto originale: una giornata sull'ergastolo con gli ergastolani dentro le mura del carcere di Padova, per trasportarci con i suoi brani all'interno di quel mondo così poco conosciuto. "Mi piacciano le imprese impossibili - dice - ma soprattutto è grande la mia fiducia negli esseri umani".

Anima sensibile, non è estranea ad esperienze di musica portata là dove pulsa la vita quotidiana. Alessandra, pianista e compositrice dalla formazione classica, con una cascata bionda sulla testa che le circonda gli splendidi occhi verde smeraldo, ha attraversato l'Italia su un camion, "on the road" come novella Jack Kerouac, lei e il suo pianoforte, con concerti gratuiti, arrivando direttamente al cuore della gente.

"Certo non è uno dei periodi più facili per l'arte - riflette - ma non per questo mi è andata via l'allegria, la voglia di condividere suoni e sorrisi". Lei cerca di fare qualcosa per trasformare ciò che non le piace. "Voglio vedere le cose belle. Ho ancora accanto a me i miei due amici con la coda: uno è Nasino, il gatto, capace di fare le fusa, l'altro è Pianoforte, in grado di trasformare 88 tasti bianchi e neri in miriadi di suoni colorati. Non mi sembrano magie da poco!".

Da qualche mese è in contatto con Carmelo Musumeci, detenuto nel carcere di Padova condannato all'ergastolo ostativo, ossia senza speranza di uscire vivo. "Ho a cuore la vita di quest'uomo - mi spiega - non solo perché, nonostante i suoi errori passati, ha una forte sensibilità e un grande coraggio, ma anche perché è realmente il simbolo della possibilità di trasformazione. Oggi non è più la persona che era tanti anni fa, eppure sul suo foglio di detenzione c'è scritto che la sua pena terminerà il 9-9-9999".

Tra poco Alessandra Celletti affronterà la platea, detenuti e guardie carcerarie, il mondo di fuori che per oggi è dentro, "buoni" e "cattivi" uniti dalla forza della musica, un linguaggio che non ha bisogno di spiegazioni. "Non so che pianoforte potrò avere a disposizione, ma come ho sempre detto mi piace suonare qualsiasi pianoforte, anche il più malandato. Così come mi piace dialogare con ogni essere umano".

Una scelta inusuale quella di festeggiare il compleanno in carcere. Com'è nata l'idea?

"Il punto di partenza risale a pochi mesi fa. Tornando in treno da un concerto che avevo fatto in Molise, una ragazza mi ha raccontato la storia di Carmelo Musumeci. Appena arrivata a casa sono andata su internet a cercare notizie. Mi ha talmente colpito che gli ho scritto di getto una lettera. E così sono entrata in contatto con lui e Nadia Bizzotto della Papa Giovanni XXIII, che è la sua tutor, il suo angelo come la definisce lui, che mi ha fatto partecipe di questa battaglia".

 

L'incognita del pianoforte, per una musicista come te, non è un problema?

"Ho saputo che il do centrale non funziona. Un po' mi preoccupa. Ma so che oggi non è un concerto vero e proprio. Oggi al centro non c'è la performance per cui farmi dire: "Che brava che sei!". Ovviamente cercherò di suonare il meglio possibile, ma oggi è soprattutto un gesto simbolico, una scelta di solidarietà verso questi "uomini ombra", a sostegno della battaglia per l'abolizione dell'ergastolo".

 

La tua musica arriverà ai "buoni" e ai "cattivi"...

"L'ho scritto a Carmelo, nella mia prima lettera, che questa separazione l'ho sempre trovata ingiusta, anche quando ero bambina. Alle elementari la maestra usava mandare qualcuno alla lavagna per scrivere i buoni e i cattivi e ogni volta io mi alzavo di corsa dal banco per cancellare tutto prima che lei potesse leggere i nomi. Siamo tutti una stessa cosa. Quando staremo tutti bene non ci sarà più questa separazione. Forse è un'idea un po' utopica, ma è anche giusto seguire degli ideali per farli diventare realtà".

 

Da dove ti viene questa capacità di vedere il bello anche nelle situazioni difficili?

"Fin da quando ero piccola mi dicono che sorrido sempre. È vero. È proprio una mia caratteristica quella di essere una persona sorridente anche se, come tutti, ho momenti difficili da affrontare. Cercare sempre il meglio, non solo in me ma anche negli altri, è una cosa che mi affascina e mi aiuta a migliorare. Alimentare non tanto le parti negative ma quelle positive, non soffermarsi su cosa non va ma più su quello che va bene, e da lì partire".

Agnese Moro, figlia di Aldo, lo statista ucciso dalle brigate Rosse, ha detto: "L'ergastolo è come dire ad una persona "ti vogliamo buttare via", ma io non voglio buttare via nessuno".

"Nessuno dovrebbe essere considerato irrecuperabile perché qualsiasi persona ha il seme della bontà dentro il cuore". Questo me l'ha scritto Carmelo nell'ultima lettera che mi ha inviato quando ha saputo che venivo a suonare qui. Purtroppo si pensa che le persone si dividano in buone e cattive, in realtà tutte hanno questo seme di bontà dentro, è che a volte non ci sono le condizioni perché si manifesti. Penso che la società debba garantire le condizioni per far emergere questa bontà che ognuno ha".

 

La musica, un ponte che aiuta a tirar fuori questa bontà?

"Alla musica cerco di dare questo senso, creo piacevolezza attraverso suoni inesplorati".

 

Come nasce la tua musica?

"Suono da quando avevo sei anni e per me suonare è una cosa naturale, è il mio modo di parlare. Per tanti anni ho suonato Chopin, Bach, Mozart, tutto il repertorio classico che si fa al conservatorio. Ad un certo punto ho sentito naturalmente il bisogno di sperimentare delle cose mie. Mi metto al pianoforte e suono fino a quando sento che esce qualcosa che mi piace in modo particolare. Ho un modo tutto personale di comporre".

 

Ne esce un mondo onirico, magico. Che cos'è?

"Il bello della musica è che ti lascia questo punto interrogativo, questo mistero che ognuno di noi ha. Uno suona e non sa né quello che viene fuori né quello che è. Questo mondo onirico rimane lì, sospeso, come questo mondo in cui viviamo che è un po' terreno e un po' celeste".

 

Un modo per trasformare le cose che non vanno?

"Ci provo. Ma per trasformare qualcosa d'importante ci vuole impegno. Non si può essere soli, ci vuole una forza grande da coinvolgere altri perché le trasformazioni vere si fanno insieme".

 

Quale umanità hai incontrato durante l'estate 2013 con "Piano piano on the road"?

"È stata un'esperienza che non mi aspettavo si concretizzasse, sembrava veramente una follia poter caricare il pianoforte sopra un camion ed andare a suonare per l'Italia. Ma quando fai una cosa che funziona le difficoltà alla fine si superano. Sono state 14 tappe in luoghi strepitosi. Una dentro un bosco al confine tra Friuli e Slovenia, un'altra in Sicilia sulle montagne... È stato un modo sia di conoscere luoghi naturali che di entrare in contatto con le persone dentro la natura".

 

Ricorre spesso nella tua musica il volo. per rimanere in tema l'ultimo lavoro lo hai chiamato "Night flight". Che cosa significa per te?

"Al di là di tutte le metafore, è bella la sensazione di stare sospesa per aria, per me è una questione fisica. Questa passione prende vita quasi ogni notte. Ho cercato di raccontare questa sensazione, il sogno di un volo. Nel video descrivo con le immagini proprio questa sensazione di correre per poi spiccare il volo".

 

 

Un messaggio di speranza per chi è dentro e per chi è fuori?

"Non bisogna mai perdere la speranza perché è quella che dà la forza di lottare e di far passare le cose giuste. La mia speranza è che cambi soprattutto il cuore di tante persone. In questi mesi mi sono accorta che c'è tanta rabbia dentro, e finché c'è questa rabbia le cose non possono cambiare. Spero che tante persone diventino in fretta felici in modo che passi questa rabbia e ci sia posto per tutti".

 

 

 



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