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Giustizia: Flick (Consulta); contro ghettizzazione del carcere il volontariato si deve indignare

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Redattore Sociale, 8 giugno 2012

 

Il presidente emerito della Corte Costituzionale: “La società non può non capire che occorre superare la ghettizzazione del carcere. Affrontare seriamente il discorso delle pene alternative”.

“La situazione carceraria italiana non può non destare l’indignazione e credo che il volontariato debba farsi portatore di questo senso di indignazione, perché la società non può non capire che occorre superare la ghettizzazione del carcere”.
È quanto ha affermato Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, intervenuto alla V Assemblea nazionale del Volontariato della giustizia, organizzato dalla Conferenza nazionale volontariato giustizia presso la sala del Refettorio della Camera dei deputati a Roma. “La Commissione diritti umani del Senato dice con chiarezza che la situazione del carcere di fatto è contro la pari dignità sociale - ha aggiunto Flick.

Una flagrante situazione di illegalità legata alla concezione che abbiamo in Italia del carcere come unica pena”. Per Flick, il rapporto stilato dalla Commissione diritti umani del Senato è un “avvertimento forte” e non esclude che a risolvere la questione possano essere i giudici stessi. “La relazione richiama al fatto che prima o poi saranno i giudici, nella loro funzione di supplenza, ad affrontare questo tema - ha aggiunto - . Lo ha già fatto la Corte suprema degli Stati uniti e il tribunale federale tedesco, bloccando l’esecuzione della pena quando è contraria alla dignità. Lo ha fatto la Corte di Strasburgo condannando l’Italia per il trattamento inumano derivante dal sovraffollamento”.
Per Flick, oggi c’è bisogno prima di tutto di applicare la Costituzione e “riconoscere a tutti il diritto di avere i diritti - ha chiarito - , anche ai soggetti deboli, anche a colui che giustamente si trova in una situazione di restrizione della libertà. C’è bisogno di una prospettiva ampia che è quella di cominciare ad affrontare seriamente il discorso delle pene alternative e altre forme di sanzioni che non siano soltanto la privazione della libertà personale”.

 

 

 

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