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Giustizia: decreto carceri verso ok Senato; esclusi reati di rapina, furto, estorsione e scippo

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di Mario Stanganelli

 

Il Messaggero, 25 gennaio 2012

 

Gli arrestati in flagranza per reati di offesa alla persona o al patrimonio di competenza del giudice monocratico come il furto in appartamento, lo scippo, la rapina e l’estorsione non potranno essere assegnati alla detenzione domiciliare, ma dovranno attendere la convalida dell’arresto o il giudizio per direttissima in camera di sicurezza o in carcere, nella più vicina casa circondariale.

Questo il risultato della mediazione sul decreto svuota-carceri che stava rischiando l’impantanamento in Senato dopo il secco no di Nitto Palma a quelle che l’ex Guardasigilli del Pdl giudicava “maglie troppo larghe” del provvedimento presentato dal ministro Paola Severino. Si va quindi verso il sì entro oggi di palazzo Madama sollecitato dallo stesso presidente Schifani che in ossequio al “principio di leale collaborazione con la Camera”, a cui il decreto dovrà passare per l’approvazione definitiva, ha fatto balenare anche la possibilità di una seduta notturna dell’Assemblea.
Dopo Io stop della scorsa settimana alla discussione sul decreto in aula a palazzo Madama. i due relatori - Filippo Berselli (Pdl) e Alberto Maritati (Pd) - hanno messo a punto un nuovo testo che accoglie quasi tutte le richieste restrittive dell’ex ministro di Giustizia. Lo stesso Palma, annunciando il ritiro del proprio emendamento contro i domiciliari, si è detto soddisfatto del risultato. derubricando a “problema tecnico” la materia del contendere che da più parti era stato definito un “problema politico”, anche sull’onda delle polemiche sollevate dall’ala più intransigente del Pdl. Ex An, come Alfredo Mantovano e Filippo Ascierto, ed ex FI come Guido Crosetto.
hanno infatti esternato tutta la loro insoddisfazione sui risultati del primo mese di applicazione del decreto Severino, acuì attribuiscono “un calo degli arresti in flagranza” dal momento che polizia e carabinieri opterebbero per la denuncia a piede libero anche per la carenza di camere di sicurezza agibili. L’intervento mediatore dei relatori cerca di intervenire anche su questo problema cancellando l’indicazione esplicita delle “camere di sicurezza” per sostituirla con più generiche “strutture idonee nella disponibilità della polizia giudiziaria”. Il che vuol dire che, in assenza di idonee camere di sicurezza all’interno dei commissariati o delle stazioni dei carabinieri, i fermati potranno trascorrere le 48 ore di attesa della conferma dell’arresto anche in carcere.
Superati questi problemi, all’approvazione del decreto manca solo il parere della commissione Bilancio del Senato sulla copertura finanziaria delle nuove norme che è atteso per la mattinata di oggi. Scavalcato questo scoglio, si apre forse lo spazio per intervenire sugli altri problemi della giustizia italiana. Felice Casson. dopo il discorso di Paola Severino a palazzo Madama ha parlatoci “cielo rasserenato”. Perché? “Mi pare - risponde il responsabile Pd in commissione Giustizia del Senato - che stia emergendo un orientamento ad accantonare riforme dal respiro epocale o leggi ad personam come quelle perseguite nella prima parte della legislatura”.
Avete una lista di priorità? “Ai primi posti c’è certamente il problema della durata dei processi, che negli ultimi anni è aumentata sia nei procedimenti di primo che di secondo grado. Noi abbiamo presentato una serie di disegni di legge, sia in materia civile che penale su cui confrontarci con il governo”. E il governo? “Il ministro Severino ha dichiarato la sua disponibilità. Staremo a vedere. Il problema è quello della disponibilità delle forze politiche con le quali abbiamo consigliato alla Guardasigilli di approfondire il confronto”. Per fare cosa? “È possibile, per esempio, intervenire sulla durata del processo penale eliminando le lungaggini e gli eccessi di burocrazia che spesso portano alla prescrizione. Quanto alle carceri si dovrà pensare a provvedimenti alternativi alla detenzione, come pure alla cancellazione delle misure bagatellari. da risolvere in via amministrativa. riservando le misure cautelari ai reati che creano allarme sociale”.

 

 

 


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