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Giustizia: dall'Islam un aiuto ai detenuti, imam e mediatori culturali nelle carceri

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di Marzia Paolucci

 

Italia Oggi, 30 novembre 2015

 

L'accordo è stato siglato tra il ministero della giustizia e l'Ucoii. Porta la data precedente del 5 novembre scorso, prima dell'attacco terroristico messo in atto il 13 novembre a Parigi dall'Isis, il protocollo di intesa firmato tra le parti che prevede l'ingresso negli istituti di pena italiani di ministri di culto islamico (imam) e mediatori culturali per offrire quello che definisce "un valido sostegno religioso e morale ai ristretti provenienti dai paesi di fede islamica".

Per iniziare, si parte con una sperimentazione di sei mesi per poi proseguire per due anni rinnovabili. Il ministero della giustizia d'intesa con l'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) prova così a potenziare la libertà di culto nelle carceri italiane in un'ottica imprescindibile di controllo contro ogni rischio di radicalismo religioso e attentato alla sicurezza pubblica. Secondo quanto riportato nel protocollo, ci sono oltre 10 mila reclusi di fede islamica, distribuiti principalmente negli istituti del nord Italia e incontri di preghiera in quasi tutti gli istituti: uno scollamento notevole tra la diffusione del credo religioso con le pratiche attinenti e la sparuta compagine di guida al culto e alla mediazione culturale che l'Italia ha finora messo in campo per i detenuti musulmani.

Basti pensare che "ben 52 istituti dispongono di un locale adibito alla preghiera mentre in 132 il culto è esercitato nelle stesse celle o in locali occasionali per via delle carenze strutturali. A fronte di questo dato", informa il protocollo, "si è riscontrata un'esigua presenza della comunità esterna visto che accedono solo nove soggetti che rivestono il ruolo di imam e 14 mediatori culturali". Serve quindi fare di più, soprattutto per favorire e potenziare il contributo esterno ai detenuti che senza riferimenti, secondo quanto si legge nel documento, si ritrovano spesso protagonisti di atti di autolesionismo dentro e fuori le mura carcerarie. Secondo gli accordi tra le parti, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del ministero fornirà, attraverso l'Ufficio incaricato dell'annuale monitoraggio sulle moschee negli istituti, la lista degli istituti più interessati dalla presenza dei detenuti musulmani e l'Ucoii per parte sua, la lista delle persone interessate a fare volontariato nelle carceri come imam e mediatori interculturali.

Gli istituti saranno successivamente tenuti a relazionare periodicamente al Dap sull'andamento del progetto che prevede una formazione pratica delle figure scelte curata dal ministero della giustizia. Il protocollo prevede una mappatura completa del territorio nazionale ma nell'ormai prossima fase di sperimentazione della durata di sei mesi, è previsto un avvio limitato a otto istituti di pena: Torino, i due istituti milanesi, Brescia, Verona, Modena, Cremona e Firenze. L'obiettivo è però quello di allargare il protocollo a tutti gli istituti di pena interessati dalla presenza dei detenuti di fede islamica e a convenzioni con le università e gli enti di formazione in grado di formare quei volontari che avranno assicurato presenza continuativa e capacità, sentito anche il parere dell'Ucoii.

 

 

 

 

 

 

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