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Un suicidio ogni tre giorni. Solo il 34% dei detenuti lavora. La doppia condanna Ue all'Italia PDF Stampa
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di Giacomo Galeazzi


La Stampa, 27 gennaio 2022

 

Il Garante nazionale dei detenuti denuncia "la criticità della situazione in questo avvio dell'anno". Studio negli istituti di pena dei ricercatori delle università Lumsa e Bocconi.

Sos sovraffollamento carcerario. Inizio d'anno choc oltre le sbarre: un suicidio ogni tre giorni, numero dei detenuti in aumento e solo uno su tre lavora. Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, denuncia "la criticità della situazione in questo avvio dell'anno" e segnala la "necessità di ritrovare un dialogo produttivo attorno al tema dell'esecuzione penale detentiva che sappia rispondere alla particolare difficoltà oggi vissuta negli istituti da parte di chi vi è ristretto e da parte di chi in essi opera quotidianamente".

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La Cedu condanna l'Italia, ma c'è il rischio di tornare ai manicomi PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 27 gennaio 2022

 

Il superamento degli Opg è stata una vera rivoluzione, ma senza una riforma radicale ci potrebbe essere un ritorno a una logica manicomiale. E da un anno giace la proposta di legge di Riccardo Magi di +Europa.

La sentenza della Corte Europea di Strasburgo che ha condannato l'Italia per aver trattenuto in carcere un ragazzo con problemi psichiatrici è sicuramente significativa, ma quando parla di "cura" si pensa subito all'internamento. Il rischio è che le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) non diventino più l'extrema ratio, ma la prassi. Senza una riforma radicale contro la non imputabilità e il doppio binario del Codice fascista Rocco, si rischia di ritornare alla logica dei manicomi. Questo lo sa bene Franco Corleone, ex commissario unico per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), che ha fin da subito posto il problema del codice penale invariato e dei nodi e le contraddizioni che da sempre caratterizzano la misura di sicurezza detentiva psichiatrica. Il superamento degli Opg è stata una grande conquista perché ha messo fine ad una storia di violenze, spoliazioni e condizioni di vita inumane, relazionate dall'allora Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del sistema sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino.

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Le carceri non sono luoghi di cura ma non serve invocare più Rems PDF Stampa
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di Michele Miravalle*


Il Riformista, 27 gennaio 2022

 

Nel percorso di superamento degli Opg molto ha funzionato, qualcosa va corretto. Vanno immaginati nuovi modelli per la salute mentale. E le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza devono essere luoghi di passaggio.

Chi si occupa della questione della cura/controllo delle persone con patologia psichiatrica autori di reato (i folli-rei, li definisce il linguaggio novecentesco del codice penale) sapeva che il 2022 si sarebbe aperto con almeno tre decisioni importanti: due della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, il caso Sy e il caso Ciotta, e una della Corte Costituzionale, a seguito dell'Ordinanza 131/2021 su impulso della questione sollevata dal giudice di Tivoli.

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Consulta e 41-bis: la tutela del diritto di difesa negli altri ordinamenti PDF Stampa
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di Mauro Mazza*


Il Dubbio, 27 gennaio 2022

 

La Corte costituzionale italiana, con l'importante sentenza n. 18 del 24 gennaio 2022, ha stabilito la contrarietà con il diritto costituzionale alla difesa della previsione, contenuta nell'art. 41-bis, comma 2- quater, lett. c) della legge 26 luglio 1975, n. 354, che dispone in tema di ordinamento penitenziario (ed esecuzione delle misure privative e limitative della libertà). La norma contemplava la necessità del visto di censura sulla corrispondenza dei detenuti, in regime di "carcere duro" (c. d. 41-bis), con il proprio difensore. Secondo i giudici della legittimità costituzionale, chiamati a pronunciarsi su richiesta della Prima Sezione penale della Corte di cassazione, vi è contrasto sia con alcune norme della nostra Costituzione (articoli 3, 15, 24, 111 e 117), sia anche con l'art. 6 della Convenzione europea sui diritti umani.

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La Corte Costituzionale non è giustizialista e tutela il diritto alla difesa PDF Stampa
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di Guido Stampanoni Bassi


linkiesta.it, 27 gennaio 2022

 

La Consulta ha stabilito con una sentenza che i detenuti al regime di carcere duro possono scrivere al loro legale senza che le loro missive vengano censurate. Si è ribadito la centralità del ruolo della difesa e l'impossibilità di identificarla con i crimini che vengono contestati all'assistito.

È stata da poco depositata una importante sentenza della Corte Costituzionale sul cd. carcere duro (art. 41-bis) relativa - più nello specifico - alla sottoposizione a censura della corrispondenza del detenuto, senza esclusione di quella indirizzata ai difensori.

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