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Giustizia: antimafia, l'attacco di Grasso "basta protagonismo e corsa ai soldi"

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di Felice Cavallaro

 

Corriere della Sera, 28 novembre 2015

 

Il presidente del Senato critica molte associazioni ma evoca anche il caso Saguto.

Ha colto l'occasione di un convegno antimafia promosso dalla fondazione che porta il nome di Antonino Caponnetto per sganciare una sberla ai mali di questo mondo che dovrebbe essere limpido, come lo volevano Falcone e Borsellino, mentre è "infangato dagli scandali emersi negli ultimi mesi".

Ha un tono grave la requisitoria dell'ex procuratore antimafia che parla dall'alto della seconda carica dello Stato, Pietro Grasso. Bacchetta duro il presidente del Senato davanti a tanti giovani raccolti a due passi da Firenze, a Bagno a Ripoli, invocando "un'antimafia che sappia guardare al proprio interno e abbandonare il sensazionalismo, il protagonismo, la pretesa primazia di ogni attore, la corsa al finanziamento pubblico e privato".

Pur con istituzionale distacco, senza fare nomi, in questa amara riflessione espressa pensando al magistrato che coordinò il pool di Falcone e Borsellino, Grasso costringe un po' tutti a mettere in fila i recenti drammatici eventi di cronaca con troppi presunti paladini dell'antimafia finiti sotto inchiesta. Qualcuno arrestato addirittura con una mazzetta da 100 mila euro in tasca, come l'ex presidente della Camera di commercio di Palermo Roberto Helg, tante volte sui palchi dell'antimafia ufficiale. Gli stessi a lungo battuti dalla giudice Silvana Saguto, defenestrata per l'allegra gestione dei beni confiscati alla mafia e allontanata da un settore come le misure di prevenzione dove, secondo l'accusa, operavano con disinvoltura suoi colleghi, avvocati e amministratori.

Uno scenario a tinte fosche, pur fra i dubbi legati in qualche caso alla lungaggine dei tempi giudiziari, con indagini che sfiorano perfino esponenti di Confindustria, il presidente dei costruttori in Sicilia, imprenditori da trincea antimafia come il catanese Mimmo Costanzo, da due settimane agli arresti per le mazzette Anas, alla guida della società che costruisce la Palermo-Agrigento, da ieri sotto sequestro, con i sigilli al cantiere. Di qui la delusione di Grasso: "Negli ultimi mesi abbiamo visto emergere scandali che infangano questo mondo". Ecco perché "serve un'antimafia unita, determinata... che persegua il fine comune, che non è quello di essere l'associazione più visibile, o la più finanziata, o che meglio catalizza il consenso".

È un modo per mettere sotto osservazione la burocratizzazione di qualche associazione antimafia lontana dall'obiettivo indicato da Grasso: "Fare terra bruciata intorno alle mafie per isolarle e poterle colpire meglio con gli strumenti dello stato di diritto...".

Visto che Grasso non fa nomi, pur picchiando contro "sensazionalismo e protagonismo", potrebbe risultare arbitrario anche un pur vago riferimento ad alcuni magistrati impegnati in grandi processi. Mentre plaude a quelli che lavorano contro "la cappa criminale che ha attanagliato Roma": "È all'interno del degrado etico e morale del sistema politico e amministrativo che vicende come quelle di Mafia Capitale trovano terreno fertile". E per superarlo occorre "una classe dirigente credibile e trasparente". Da costruire.

 

 

 

 

 

 

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