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Giovanni Maria Flick: "Femminicidi, troppa discrezionalità nelle sentenze"

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di Marco Menduni

 

Il Secolo XIX, 17 marzo 2019

 

Bologna, Genova, Ancona. La tempesta emotiva, l'ambiguità della donna, la scarsa avvenenza. Femminicidio e violenza, le sentenze che hanno fatto discutere negli ultimi giorni. Qual è l'opinione di Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia e presidente della Corte Costituzionale? "Sul fenomeno del femminicidio e sulle polemiche che accolgono alcune sentenze - risponde il giurista - mi pare che una considerazione prevalga su tutte.

È necessario non tanto un discorso di legalità e di strumenti tecnici: l'aumento della pena o come non applicare le attenuanti in certi casi. Ma è indispensabile un'educazione all'affettività, ai suoi limiti e al rispetto della pari dignità e della libertà del partner, che deve precedere e accompagnare quella alla legalità.".

 

Come guardare alle recenti sentenze, quelle che più hanno creato sconcerto nell'opinione pubblica?

"Mi sembra equilibrata la reazione del presidente del Consiglio. Un richiamo alla necessità che non si esasperi la polemica ma che si escluda la possibilità di riconnettere alla "tempesta emotiva" o alla delusione o alla gelosia un femminicidio".

 

La magistratura ha reagito dicendo che si discute di alcune frasi di una sentenza...

"In questo senso non mi ritrovo nella reazione della magistratura che parla di una estrapolazione di fatti e di affermazioni. Del resto anche il Pg della Cassazione si è espresso in questo senso: le sentenze devono essere caute, anche nelle parole. È vero che la vicenda va valutata nella sua completezza, ma non vedo come possa essere rimproverato il cogliere i momenti che paiono salienti nella decisione del giudice. La motivazione è fatta apposta per essere conosciuta e anche valutata da parte della società. E condivido chi ha il timore che alla fine possa essere "accusata" la vittima".

 

In un contesto in cui la situazione femminile continua a essere complessa...

"Abbiamo celebrato l'Otto Marzo, non ci sono solo le mimose, ma anche tante difficoltà nel cammino della donna sul lavoro, nelle retribuzioni, nell'occupazione dei posti apicali, secondo la classificazione proposta dalla Banca Mondiale: l'Italia è agli ultimi posti".

 

È anche un problema di dimensione sociale...

"Questo discorso risponde a premesse culturali, anzi, sub culturali che continuano ad accompagnare la donna, nonostante gli sforzi. Premesse che colgo nelle proposte di riapertura delle case chiuse. La Corte Costituzionale ha fatto giustizia, dicendo che una cosa è la libertà della donna anche in questo campo, tutt'altra il favoreggiamento o l'assistenza per motivi economici".

 

Anche in altri recenti avvenimenti?

"La critica alla cantante Emma Marrone. Propone di riaprire i porti, si risponde con una proposta oscena per lei: si nega il diritto a una donna a esprimere valutazioni politiche. Poi il manifesto di Crotone, con l'accusa alla donna a raggiungere una marcata autodeterminazione, vista solo come scalino per il rancore nei confronti dell'uomo. Come il richiamo al suo "ruolo naturale": casa, chiesa, cucina".

 

Un contesto di intolleranza alle istanze di autonomia...

"Il femminicidio è la punta più grave, insanguinata, dell'iceberg della diversità femminile. Fa il paio con altre due diversità accompagnate dall'intolleranza: quella dell'ebreo, quella del migrante. E mi sembra che più la donna si batte per la parità si accentua l'ostilità dell'uomo che non si vuole far sfuggire le sue posizioni".

 

Le ultime sentenze?

"C'è il rischio che la considerazione della posizione dell'uomo in queste sentenze, molte rese da donne, oltre a essere una giusta valutazione della necessità di personalizzare la pena, possa essere frutto inconscio della contrapposizione tra la donna che guarda al cambiamento del ruolo e quella che rimane più condizionata dalla cultura tradizionale, della sottomissione e del parer familias. Si trovano ampie tracce nella cultura giuridica in passato".

 

Che cosa fare di fronte a questa situazione?

"Bisogna evitare troppo spazio discrezionale nella oscillazione della pena. Per chi non è un tecnico è difficile comprendere il meccanismo delle aggravanti e delle attenuanti e non è detto lo debba comprendere. L'equilibrio sarebbe agevolato da un minor ventaglio tra il minimo e il massimo della pena: tra la valutazione del danno, la morte della vittima, e la rieducazione del colpevole".

 

Il rito abbreviato determina la riduzione di un terzo della pena...

"Nella filosofia del rito abbreviato si è fatto il cambio tra le esigenze di efficienza e di velocità e quelle di approfondimento. Forse è da rivedere questo discorso, almeno verso quei reati che provocano una forte scossa emotiva, che meritano un approfondimento più ampio e non un automatismo nella riduzione della pena".

 

 

 

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