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Giornata mondiale delle vittime della tortura

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rainews.it, 27 giugno 2018

 

Nella giornata internazionale dedicata alle vittime della tortura la liberazione di un noto attore yemenita da un carcere controllato dagli Emirati Arabi Uniti fa tornare di attualità la storia di abusi sessuali nei confronti dei prigionieri denunciata nei giorni scorsi da un'inchiesta dell'Associated Press che ha pubblicato i disegni con cui un detenuto sopravvissuto alle angherie descrive i maltrattamenti.

Un noto attore yemenita, Nasser al-Anbari, e almeno altri tre i detenuti sono stati liberati dalle prigioni controllate dagli Emirati Arabi Uniti in Yemen. Erano trattenuti nel sud del paese senza formali accuse da quasi un anno. La liberazione giunge a pochi giorni dalla denuncia di Associated Press che ha rivelato come centinaia di prigionieri yemeniti catturati nei raid anti-terroristi dalle forze speciali degli Emirati che fanno parte della coalizione sostenuta dagli Stati Uniti, siano stati sottoposti a torture e abusi sessuali.

Nella prigione di Beir Ahmed nella città meridionale di Aden, dove si trovava anche al-Anbari, centinaia sono i detenuti che sarebbero stati costretti a spogliarsi e a subire perquisizioni violente, anche anali da parte degli agenti degli Emirati in cerca di cellulari nascosti. Secondo quanto riportato in forma anonima da alcuni funzionari di sicurezza altri prigionieri potrebbero essere liberati nei prossimi giorni dalle prigioni segrete di Aden. Gli Emirati Arabi Uniti sostengono di non controllare alcun carcere nello Yemen e dicono che il governo yemenita ha il pieno controllo degli istituti.

Il ministro degli interni yemenita Ahmed al-Maysari invece ha più volte ribadito di non avere il controllo sulle prigioni e di non poter nemmeno entrare ad Aden senza autorizzazione da parte degli Emirati.

L'episodio risale al 10 marzo scorso nella prigione di Beir Ahmed. Quindici agenti arrivano nella prigione con i volti nascosti da cappucci ma dai loro accenti si capisce che sono stranieri - dagli Emirati Arabi Uniti. Mettono in fila i detenuti e ordinano loro di spogliarsi e sdraiarsi. Gli uomini urlano e piangono mentre vengono sottoposti alla perquisizione anale e quelli che fanno resistenza vengono minacciati con l'aiuto di cani e picchiati a sangue.

Secondo sette testimoni intervistati in forma anonima da Associated Press sarebbero stati centinaia i detenuti a subire un analogo trattamento quel giorno. Testimonianze che aprono uno squarcio sulle torture e gli abusi sessuali che sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza in almeno cinque prigioni dello Yemen controllate dagli Emirati Arabi Uniti alleati dell'Arabia Saudita nella guerra in corso dal 2015, da quando cioè i ribelli Houthi appoggiati dall'Iran hanno preso il controllo di buona parte del nord del paese.

I disegni I testimoni hanno riferite che le guardie yemenite che lavorano sotto la direzione di ufficiali degli Emirati hanno usato vari metodi di tortura e di umiliazione sessuale. Alcuni detenuti sono stati violentati mentre altre guardie filmavano gli abusi.

Tra le torture anche l'applicazione della corrente elettrica ai genitali dei prigionieri ai cui testicoli venivano anche appesi sassi. Le violenze sessuali perpetrate sono arrivate fino all'uso di pali di legno e di acciaio. Dall'interno della prigione di Aden, i detenuti sono riusciti a far passare alcune lettere e disegni che documentano questi abusi e che sono finiti a disposizione dell'Associated Press.

I disegni sono stati realizzati su fogli di plastica con penna a inchiostro blu. Chi li ha realizzati ha dichiarato all'AP di essere stato arrestato l'anno scorso e di essere passato da tre diverse prigioni. "Mi hanno torturato senza nemmeno dirmi quello di cui ero accusato. A volte pensavo, ditemi quello di cui mi accusate così posso confessare e porre fine a questo dolore. La cosa peggiore è desiderare ogni giorno la morte e non trovarla".

I disegni mostrano un uomo appeso nudo dalle catene mentre viene torturato con la corrente elettrica, un altro detenuto sul pavimento circondato da cani che ringhiano mentre altre persone lo prendono a calci e altre raffigurazioni grafiche di stupro anale. "Nudo dopo le percosse", dice una didascalia in arano.

 

 

 

 

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