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Giornalisti intercettati, condanna della Cedu

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di Marina Castellaneta

 

Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2018

 

Le intercettazioni a danno dei giornalisti violano la Convenzione europea dei diritti dell'uomo perché compromettono il diritto alla confidenzialità delle fonti. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo con la sentenza Big Brothers Watch e altri contro il Regno Unito, depositata ieri. Al centro della vicenda arrivata alla Corte europea e che è costata la condanna di Londra, il sistema di intercettazioni svelato da Edward Snowden a causa del quale molte informazioni, raccolte a strascico, erano state condivise dai servizi segreti inglesi e statunitensi.

La Corte parte dal presupposto che le intercettazioni di massa non sono in sé vietate dalla Convenzione. Gli Stati, inoltre, hanno ampio margine di apprezzamento se le intercettazioni sono strumentali alla sicurezza nazionale. Detto questo, però, la Corte impone agli Stati il rispetto dei parametri già fissati nella sentenza Weber. Pertanto, se le intercettazioni sono effettuate senza un organo indipendente che supervisioni la selezione e il processo di ricerca, con mancanza di trasparenza sui criteri per filtrare le comunicazioni, è violato l'articolo 8 della Convenzione sul diritto al rispetto della vita privata. La Corte ha anche stabilito che è stato violato l'articolo 10 della Convenzione che garantisce il diritto alla libertà di espressione. Questo perché le autorità nazionali non hanno adottato alcuna misura per tutelare il diritto alla confidenzialità delle fonti dei giornalisti.

 

 

 



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