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G8 Genova. Scuola Diaz, a 18 anni dal raid chiesti 3 milioni ai poliziotti

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di Matteo Indice

 

La Stampa, 15 marzo 2019

 

Lo Stato li ha più o meno coperti e promossi per quasi vent'anni, nonostante le condanne. Ma adesso, con una sentenza della Corte dei conti, batte cassa ai poliziotti protagonisti dei pestaggi sui manifestanti nella scuola Diaz di Genova dopo il G8 del 2001.

E chiede i soldi spesi in primis per pagar loro gli avvocati e quelli che i ministeri dell'Interno e della Giustizia hanno anticipato per risarcire le vittime del raid. Il provvedimento della magistratura contabile è stato depositato martedì: quasi 3 milioni di euro il danno contestato a 24 tra dirigenti, ispettori o ex, chiamati ciascuno a sborsare cifre variabili fra gli 80 e i 120 mila in base agli specifici comportamenti. La somma potrebbe lievitare se si aggiungesse più avanti il danno d'immagine, su cui si pronuncerà la Consulta.

Nei guai il numero due della Dia Nell'elenco figurano alti funzionari tuttora in servizio, come il vice-responsabile della Dia (Direzione investigativa antimafia) Gilberto Caldarozzi o il numero uno della Stradale a Roma Pietro Troiani. Senza dimenticare che i giudici ordinano il ristoro delle somme, tecnicamente sotto forma d'una condanna per danno erariale, ad alcune figure molto note nella storia recente della polizia italiana: a Francesco Gratteri, che ne fu a un certo punto il numero tre; a Giovanni Luperi, che è stato al vertice dei servizi segreti; a Vincenzo Canterini, storico capo del nucleo speciale antisommossa, super-squadra da impiegare in particolari contesti di ordine pubblico, poi smantellata.

Quanto pagheranno davvero? Non è detto che verseranno l'intera cifra, nel più che probabile rimpallo dei ricorsi. Ma essendo tutti dipendenti dello Stato, o in pensione dopo aver ricevuto emolumenti pubblici, i loro introiti sono facilmente tracciabili e i condannati rischiano di vedersi pignorato un quinto delle entrate mensili. Tra i poliziotti sanzionati figurano sia coloro che sottoscrissero il falso verbale in cui si certificava che nell'istituto c'erano molotov in realtà introdotte dagli agenti, sia i picchiatori.

La Corte dei conti, nel rimarcare le varie responsabilità, descrive l'azione della polizia come "una manovra a tenaglia", "un raid militare", "una spedizione punitiva" dettata "dal sonno della ragione". E insiste sul fatto che i protagonisti hanno a lungo avuto "coscienza dell'impunità per le coperture dei vertici". Per il caso Diaz l'Italia era stata condannata in passato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

 

 

 

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