Fontana: "contro la droga serve tolleranza zero, lavori socialmente utili per chi consuma"

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di Alberto Mattioli

 

La Stampa, 27 giugno 2018

 

Il Ministro per la Famiglia con delega alla lotta alle tossicodipendenze: tra le priorità le sostanze "fatte in casa". Il decreto è pronto, ma non ancora firmato. Però credo che la delega per la lotta alle tossicodipendenze verrà assegnata a me. E ho già incontrato i funzionari del Dipartimento perle Politiche antidroga".

Parola di Lorenzo Fontana, ministro leghista per la Famiglia e le Disabilità, già al centro di aspre polemiche sulle famiglie arcobaleno e per questo rubricato un po' sbrigativamente come l'antigay del governo.

 

Fontana, le prime tre cose che farà se effettivamente di droga si occuperà lei...

"Prima: potenziare a tutti i livelli l'azione delle forze dell'ordine, dal contrasto allo spaccio alla guerra al traffico internazionale. Seconda: massima attenzione alle droghe "fatte in casa", quelle che chiunque può prodursi in cucina seguendo le istruzioni su Internet. Terza: prendere ispirazioni da quel che si è fatto all'estero, dove qualche politica antidroga ha avuto successo".

 

"Tolleranza zero": si riconosce nella formula?

"Direi di sì. Purtroppo le persone con dipendenza da droghe stanno aumentando, mentre l'attenzione cala. Di droga si parla meno. In passato, il "tossico" devastato dall'eroina lo vedevi. Oggi il consumo è molto più diversificato, capillare, nascosto, quindi meno evidente. Il problema è stato trascurato dalla politica. È ora di invertire la tendenza".

 

Il fatto che la delega sia attribuita al ministro della Famiglia e non a quello della Salute è un segnale?

"Sì, e importante. Intanto perché la tossicodipendenza non distrugge la vita solo al drogato ma anche a chi gli sta intorno, che dev'essere aiutato. E poi perché per contrastare il consumo bisogna partire dalla famiglia e dalla scuola. Ma oggi, proprio perché le droghe sono cambiate, mettere in guardia i ragazzi è più difficile di ieri".

 

Don Mazzi dice alla "Stampa" che oggi "la droga è diventata sinonimo di divertimento".

"La differenza nella percezione del pericolo di cui parlavo si vede anche da questo. Molti non si rendono nemmeno conto di quanto facciano male certe sostanze".

 

Secondo il Libro bianco sulle droghe, il numero delle sanzioni amministrative ai consumatori, aumenta ma raramente vengono seguite dalla terapia. Insomma, i consumatori vengono puniti ma non invitati a curarsi.

"E questo è sbagliato. Chi viene scoperto a consumare droga potrebbe andare a rendersi utile nelle comunità di recupero. La definizione di lavori socialmente utili non mi piace, ma il concetto è questo".

 

Lo stesso Libro bianco denuncia il fatto che circa un quarto di detenuti è tossicodipendente. Mettere in galera i drogati non è forse il modo migliore per curarli.

"Certamente no. Ma non è che si vada in galera perché si è tossicodipendenti, si va in galera perché si sono commessi dei reati. E ovvio che ai drogati servono cure al di là delle misure carcerarie. Però non vorrei nemmeno che passasse il messaggio che se commetti un reato ma sei tossicodipendente non vai in galera. Una cosa è l'attenzione dal punto di vista sanitario, un'altra da quello penale".

 

Marco Perduca, coordinatore di legalizziamo.it, dice che sulla droga i ragazzi sono informati poco e male.

"È vero che nelle scuole di droga non si parla abbastanza. Ma è anche vero che c'è poca informazione in generale e che oggi parlare di droga, come abbiamo visto, è più difficile. Spesso non manca la volontà, mancano le competenze".

 

L'Italia è il terzo Paese in Europa per consumo di cannabis e il secondo se si considera la fascia d'età fra i 15 e i 34 anni. Non è la prova del fallimento del proibizionismo?

"Semmai è la prova del contrario, cioè che un vero proibizionismo non c'è. Purtroppo la pericolosità di queste sostanze non si vede sempre, ma è dimostrato che il loro uso prolungato provoca dei danni gravissimi. Bisogna sottrarre il dibattito all'ideologia. La priorità è tutelare la salute dei nostri ragazzi".

 

Insomma, non sarà lei a liberalizzare la cannabis?

"Assolutamente no. Mi metto nei panni di un padre o di una madre: avrebbero piacere che i loro figli fumassero? Non credo proprio".

 

Ma uno spinello l'ha mai fumato?

"Una volta, ad Amsterdam. Non ho avuto voglia di un secondo. E sono sicuro che la liberalizzazione non sia la strada giusta".