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Foggia: i detenuti coltivano la terra, il carcere sia parte integrante della città

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di Lino Del Carmine (ex assessore ai Diritti Umani del Comune di Foggia)

 

immediato.net, 17 ottobre 2015

 

"Campi liberi" è un'iniziativa lodevole, così i detenuti aiutano la Caritas. Bene ha fatto don Francesco Catalano della Caritas, ad aderire al progetto, condividendo l'idea che il carcere deve svolgere una funzione rieducativa e non sia una discarica sociale. Un tema questo molto ostico per molti, che si dividono su garantisti e giustizialisti. Mentre io penso che bisogna dare delle chance a chi ha sbagliato, appunto rieducandolo, insegnarli un mestiere e a fine pena dargli la possibilità di poter guadagnare onestamente senza dover delinquere. In passato mi sono cimentato da amministratore di questa città considerando il carcere come parte integrante della città, non solo con iniziative ludiche, ma anche l'esperienza di alcuni giorni all'aria aperta per i detenuti ad imparare la potatura degli alberi al bosco dell'Incoronata. Ben venga la volontà di costituire una cooperativa di ex detenuti per il lavoro e la salvaguardia del bosco dell'Incoronata, immaginiamo quante persone potrebbero lavorarci magari costruendo anche panchine in legno ed altre oggetti sempre in legno, tenendo al contempo il bosco pulito.

Toglieremmo di sicuro dalle mani della criminalità, chi ha terminato la pena e non ha nessuna voglia di continuare a delinquere, dando loro una possibilità di vita onesta. Sempre in quel periodo da amministratore mi furono presentati alcuni progetti, tra cui una cooperativa di guardiania a tutela di alcuni parchi cittadini in zone ad alto tasso di inciviltà, di alcuni bulli di quartiere, beh, devo dire che chi ci ha lavorato, pur con uno stipendio minimo contrattuale, non solo si è sentito utile alla società ma in tutto quel periodo non ha in nessun modo avuto la voglia di continuare a delinquere.Il problema è che spesso la politica dimentica di cimentarsi in queste problematiche, per il rischio di perdere qualche consenso o che da queste persone non possano ricevere voti. Io penso chela politica, per definizione, tende ad un ideale, finalizzato alla costruzione di una società "perfetta".

Ciò posto in una società ideale non ci sarebbe spazio per un sistema carcerario, in quanto, dominando l'armonia tra gli individui, nessuna forma di prigionia avrebbe luogo. Nel mondo reale, però, purtroppo, gli istituti penitenziari esistono. Anzi sono anche pochi, visto il dramma del sovraffollamento, le cui conseguenze determinano la violazione del dettato dell'art. 27 della Costituzione: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Anche se in provincia di Foggia ci sono penitenziari terminati con soldi pubblici, ma mai messi in funzione.

I detenuti, infatti, stipati come sardine in edifici fatiscenti, sono costretti a espiare pene così disumane, che tanti preferiscono togliersi la vita piuttosto che continuare a resistere alla "tortura di Stato". Così la pena non svolge alcuna funzione di rieducazione, di recupero, come stabilito dalla legge fondamentale dello Stato, ma è solo repressione. È solo punizione. In questo contesto la questione "carcere" si lega a doppio filo con le problematiche della sicurezza e dell'ordine pubblico: lo Stato, infatti, non dotando le strutture carcerarie delle professionalità e degli strumenti necessari a realizzare programmi seri di recupero, finalizzati a un rapido e integrale reinserimento sociale del condannato, provoca inesorabilmente il ritorno al crimine di chi riottiene la libertà.

Oggi le prigioni non sono centri rieducativi, ma vere e proprie scuole del crimine, dove chi vi entra, arriva mansueto come un agnello, per uscire poi feroce come un leone, carico di odio e rancore nei confronti delle istituzioni. Chi esce dal carcere non è "recuperato", ma fa "carriera" criminale. Rendendo evidentemente meno sicura la nostra comunità. Questa è una stortura inaccettabile.

Bisogna, quindi, invertire questa tendenza con delle mirate misure politiche, che non possono più rinviarsi, se ne esistono le volontà politiche. Si propongono a tale scopo le seguenti proposte: pensare a soluzioni alternative alla detenzione per i numerosi tossicodipendenti, immigrati clandestini e malati psichici rinchiusi nelle case circondariali, al fine di contrastare il fenomeno del sovraffollamento, evitare il carcere come misura cautelare, concedere i domiciliari a chi è a fine pena, finanziare e attuare misure di reinserimento dei detenuti, finalizzate a insegnare un mestiere, per agevolare una futura entrata nel mondo del lavoro, nonché a diffondere la cultura della legalità, del rispetto del prossimo e delle istituzioni.

Incrementare le risorse destinate a dotare gli istituti di detenzione di un numero congruo di educatori, assistenti sociali, psicologi professionalmente preparati a svolgere efficaci attività di recupero. Agevolare con leggi ad hoc, che prevedano incentivi interessanti, le aziende che offrono lavoro agli ex detenuti, per contenere il rischio di un loro ritorno al crimine. Promuovere protocolli d'intesa con gli enti locali, ma anche con le imprese al fine di consentire ai detenuti di svolgere lavori socialmente utili durante la loro prigionia. Amnistia come misura straordinaria per fronteggiare l'eccezionale sovraffollamento nelle prigioni. Certo non come in passato che venne approvato l'indulto con la promessa di risorse per i Comuni per l'avvio di progetti di lavoro costituendo cooperative, ma quei finanziamenti non sono mai arrivati e neanche stanziati.

Si considera questo appena illustrato una bozza minima di programma, che qualsiasi forza politica può tenerne conto se nella loro agenda politica ci si preoccupa di difendere le ragioni degli "ultimi", degli emarginati, dei deboli, dei dimenticati, dovrebbe sforzarsi di portare avanti in Parlamento, al fine di potenziare i diritti di chi come un "oggetto" viene parcheggiato in quelle autentiche discariche umane che sono le prigioni italiane attuali.

 

 

 



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