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Firenze: seminario sul rischio di radicalizzazione islamica nelle carceri italiane

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di Ezzelino da Montepulico

 

firenzepost.it, 7 febbraio 2019

 

Protagonista il segretario generale della Confederazione islamica italiana. Nel leggere quasi giornalmente le espulsioni di stranieri per rischio terrorismo, i lettori più attenti avranno certamente notato che una buona parte dei provvedimenti colpiscono individui che si sono radicalizzati in carcere.

Per questo si è ritenuto opportuno informare meglio gli operatori carcerari in modo da porli in grado d'intervenire in modo opportuno al fine di prevenire questo rischio. Comprendere i segnali di allarme legati al rischio radicalizzazione e sapere come reagire è stato lo scopo di una serie di lezioni sulla Radicalizzazione violenta nel sistema penitenziario italiano organizzate a Firenze nell'ambito del progetto europeo Fair (Fighting against intimates" radicalisation) e rivolte agli operatori degli istituti penitenziari. In questo modo la nostra città si è posta all'avanguardia a livello italiano in quest'importante azione di prevenzione.

Chi meglio di Massimo Abdallah Cozzolino, segretario generale della Confederazione islamica italiana, poteva intervenire a Tal proposito, e a Firenze ha affermato: "Il rischio di radicalizzazione è alto - ha detto tant'è vero che l'amministrazione penitenziaria ha posto una serie di organizzazioni, di strutture, di occasioni di formazione per il personale. Bisogna essere vigili attenti, da parte della comunità occorre favorire l'ingresso di persone competenti, parlo di predicatori che possano offrire una sorta di sostegno personale, psicologico e religioso adeguato".

Nel suo intervento Cozzolino ha parlato della radicalizzazione dei detenuti di fede islamica e quali possono essere i segnali di alert per porre la dovuta attenzione a certi soggetti e fenomeni, andando oltre la semplificazione del chi pratica è radicale, non è così essere praticante anzi può essere un antidoto. Agli operatori presenti, Cozzolino ha spiegato che "c'è una pluralità di segnali e fattori, ma senz'altro l'elemento di contrapposizione che si stabilisce tra il detenuto e i compagni di cella, o gli operatori, è un elemento di allerta importante".

In questo modo, approfondendo tali argomenti, possiamo trovare le coordinate per interpretare questo fenomeno e avere misure di prevenzione e capire come agire. Per intanto continuiamo a sperare che l'azione d'intelligence dei nostri servizi, della magistratura e delle Forze di polizia continui a funzionare in modo egregio, in attesa di avere un numero ancor più grande di operatori particolarmente qualificati in questo importante settore.

 

 

 



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