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Firenze: noi avvocati e le istituzioni nel dramma di Sollicciano

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di Luca Bisori*

 

La Repubblica, 1 dicembre 2018

 

Si celebra oggi la festa della Toscana, nel 232° anniversario del Codice leopoldino, che nel 1786 fece del Granducato il primo Stato al mondo a bandire pena di morte e tortura. La codificazione di Pietro Leopoldo contiene anche altre innovazioni, meno note ma egualmente rivoluzionarie per l'epoca: tra queste, le norme finalizzate a migliorare le condizioni delle carceri.

"Si abbia tutta la premura per la mondezza delle carceri; si estragghino i detenuti nelle carceri segrete almeno una volta alla settimana, e si custodischino in una carcere o stanza diversa per almeno un giorno, al fine di ventilarle e di ripurgarle", recita il canone XXXI, che termina poi con un monito di grande attualità: "si osservino rigorosamente gli ordini che prescrivono ai Giusdicenti Criminali le frequenti visite delle carceri". "Le istituzioni sappiano, vedano cosa è concretamente il carcere", insomma: un precetto di civiltà che ancora oggi interroga la coscienza dello Stato.

In questa ricorrenza dal così forte valore simbolico la Camera Penale di Firenze celebra ogni anno una giornata di riflessione sulla condizione carceraria, che si apre - in ossequio al monito leopoldino - con la visita a Sollicciano: il più grande carcere della Toscana, struttura straordinariamente fatiscente, insicura sia per chi ci vive e lavora sia per i cittadini (come le cronache di queste ore dimostrano), di fatto non ristrutturabile e che dovrebbe essere semplicemente demolita.

Non ci soffermeremo però sulla soglia: entreremo dentro le celle, negli stessi spazi ove i detenuti sopravvivono in condizioni indegne di un paese civile. Quest'anno saremo accompagnati dai vertici delle più alte Istituzioni giudiziarie: il vicepresidente del Csm David Ermini, il presidente vicario della Corte d'Appello Barbarisi, il presidente dei Gip Pezzuti, il procuratore aggiunto Tescaroli, ed altre personalità pubbliche, come il professor Palazzo dell'Università di Firenze, l'assessore comunale alla sicurezza Gianassi, gli amici radicali guidati da Rita Bernardini.

Per misurare il grado di civiltà di una nazione occorre visitare non i suoi palazzi ma le sue carceri, scrisse Voltaire: a costoro va dunque il nostro ringraziamento, per essersi fatti carico di questa presa di coscienza mettendo in campo le proprie responsabilità istituzionali, in nome dei principi di umanità e giustizia che mossero Pietro Leopoldo, due secoli orsono, a volgere lo sguardo dello Stato granducale verso la condizione dei suoi carcerati.

 

*Presidente della Camera Penale di Firenze

 

 

 



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