Firenze: dall'Associazione Pantagruel tante iniziative per aiutare i detenuti a reinserirsi

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di Annamaria Piccinini

 

stamptoscana.it, 12 dicembre 2015

 

"Associazione Pantagruel per i diritti dei detenuti Onlus". Strano nome per un'associazione di volontari impegnati con i carcerati. Ricordando Rabelais sembrerebbe piuttosto un'associazione di mangiatori e buontemponi.

Ma forse una logica c'è: molti di quei carcerati gradirebbero essere tanti Pantagruel, ma se lo sognano: affamati di cibo e soprattutto di giustizia. Chissà se Giuliano Capecchi, il fondatore di questa associazione nel 1986, che le ha dato il nome, aveva pensato proprio a questo.

Ma fuor di metafora e nella concretezza di una storia che ha ormai 30 anni, L'Associazione Pantagruel continua ad agire con il suo attuale presidente, Salvatore Tassinari, e con un numero ormai ragguardevole di volontari, per dar vita a iniziative che mirano, pur con grandi difficoltà e spesso contrastate dallo staff carcerario, a sollevare, anche se di poco, la condizione dei reclusi. I volontari seguono corsi di preparazione che durano alcuni mesi, con lezioni di esperti di diritto penitenziario e colloqui con volontari di maggiore esperienza che permettono loro di conoscere le regole del carcere e i comportamenti da tenere. Attraverso i colloqui con detenuti che li richiedono (cui i volontari accedono gradatamente perché si tratta di un'esperienza complessa che richiede, nel volontario, molto equilibrio e maturità) è possibile dare alcune risposte concrete ai loro bisogni.

Per es. l'Associazione dedica una somma notevole ogni anno per l'acquisto di occhiali da vista. Uno dei problemi più gravi legati alla reclusione è, infatti, la perdita della vista, dovuta allo spazio limitato e sempre uguale che riduce il campo visivo, alle sbarre che tagliano la luce sempre nello stesso modo, alla luce artificiale accesa giorno e notte. La giornaliera presenza dei volontari rende possibile anche una maggiore informazione sui servizi sanitari accessibili in carcere, sui quali, per quanto insufficienti, i detenuti non vengono informati . I detenuti\e extra comunitari, assai numerosi, che non hanno una famiglia vicina, ricevono, oltre all'aiuto linguistico, piccoli contributi per l'acquisto di generi di prima necessità, quali francobolli, biancheria o saponette.

Oltre a queste iniziative, per così dire, di routine, l'Associazione ha messo in piedi due attività davvero particolari e importanti che coinvolgono il carcere femminile: "Educare con gli asini" e "La poesia delle bambole". Nel primo caso si tratta di un progetto che vede due asinelli inseriti nello spazio verde del carcere, recintato con un box prefabbricato ,dove alcune detenute (di solito 3), guidate da persone esperte, imparano a curare gli animali , a nutrirli, ad affezionarsi a loro e quindi a sviluppare o ri-sviluppare una certa affettività.

Le carcerate, se hanno con sé bambini, possono coinvolgere anche loro e i familiari che vengono a trovarle nello spazio dell'asineria, rendendo l'atmosfera degli incontri meno pesante che nel chiuso del carcere. Le detenute che svolgono il lavoro di nursery con le asinelle ricevono un piccolo contributo attraverso i fondi dell'Otto per Mille della "Tavola Valdese", cioè della Chiesa Valdese. Nel caso poi che le recluse usufruiscano di un regime carcerario meno ristretto possono anche avere l'occasione di uscite all'esterno per incontri in altre asinerie (per esempio presso l'asineria di Calenzano), o di avere possibilità di lavoro una volta raggiunto lo stato di semilibertà o di fine pena. In tal modo si realizzano i due scopi principali: quello del lavoro e della rieducazione all'interno del carcere ; e quello di dare gli strumenti per una attività una volta fuori da quelle mura.

Nel secondo caso, "La poesia delle bambole" si tratta di un progetto assai articolato che contiene finalità terapeutiche ed educative notevolissime, oltre ad utilità di carattere pratico. Fare una bambola stimola la creatività, la manualità e l'affettività spesso rimasta repressa in vicende difficili della vita. L'iniziativa prende avvio nel 2001 con operatori , tutti volontari , che cominciano ad insegnare a fare le bambole ad un piccolo gruppo di detenute, secondo il metodo steineriano. Al momento l'attività coinvolge circa 20 persone a Sollicciano, più 4 donne che partecipano ad un laboratorio fuori del carcere, attualmente in un bilocale in via di Mezzo 39/r, beneficiando di misure di detenzione alternativa sotto la tutela dei servizi sociali.

Le bambole sono fatte con materiali naturali, secondo regole precise di confezione con l'idea, appunto steineriana, che servano agli scopi terapeutici di chi le fa, ma anche di chi le riceve; quindi con molte finalità positive. L'attività è sostenuta economicamente da Banking Foudations, dalla "Tavola Valdese" della Chiesa Valdese e da contributi di singoli cittadini.

Ma se queste sono le informazioni, altra cosa è visitare e vivere il laboratorio di via di Mezzo. Lì, con la maestra-volontaria Adrienne, tutto si svolge in armonia , in una atmosfera pacata, piena di oggetti tradizionali e familiari : stoffe e lane di colori vivaci, uncinetti, aghi e ditali come nei tempi passati, con musiche e canzoni piacevoli .

La strada stessa, nel popolare rione di Sant'Ambrogio, ancora abbastanza abitata dai vecchi residenti, è poco trafficata (Il che, dal punto di vista commerciale, è uno svantaggio perché le bambole dovrebbero essere vendute per sostenere l'impresa). Comunque la vetrina di bambole e pupazzi lavorati a mano (a maglia o cucito) di grande vivacità e sapienza artigianale , non può non attrarre . Venderanno anche, si chiede il passante incuriosito, che pensa a un laboratorio. Spinge la porta e vede alcune persone al lavoro.

Ma la sua sorpresa diventa grande quando apprende dalla signora Adrienne, cortese ma spiccia, che qui si fa tutto con l'Associazione Pantagruel, per sostenere i carcerati di Sollicciano, in particolare la sezione femminile. Peccato che da via di Mezzo passino poche persone: le bambole e gli altri oggetti sono adatti a grandi e piccini, a prezzi imbattibili. In questo periodo natalizio il Presepio e l'albero di Natale sono di un'eleganza che è raro vedere, dovuta a materiali originali e alla sapiente confezione artigianale.