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Fine pena Mai

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di Antonello Laiso

 

La Repubblica - Napoli, 8 gennaio 2019

 

Il tema non è nuovo anzi, esso fa parte di temi di quelle battaglie di lunga data, di battaglie condotte in particolar modo da Marco Pannella, che si sono susseguite incontrandosi con altre tematiche del sociale pari modo toccanti. Parliamo dell'ergastolo, ovvero un qualcosa di quanto più punitivo nel nostro ordinamento della Giustizia, un qualcosa a cui ogni speranza, ogni sofferenza per quella altrettanto sofferenza che è la pena detentiva viene annullata dalla non speranza.

Quella non speranza che un giorno scontata quella dovuta pena per quel debito a cui si è tenuti ad onorare per un delitto commesso si possa condurre una vita normale. Chi ha subito quella pena aspetta un qualcosa che mai potrà essere se non nei sogni realizzato, un qualcosa a cui né buone condotte né il tempo né rieducazione possono dar speranza.

Ma la detenzione non nasce come fine rieducativo e di debito avverso a quei delitti commessi in società? Quale fine rieducativo può aver un fine pena mai, verso un detenuto che potrà diventare anche un angelo nell' inferno di quel carcere senza che possa in nessun modo cambiare la sorte anche futura della sua vita? Non si vuol discutere qui giammai su quelle norme del nostro Codice Penale ma accentuare quella dovuta sensibilità a norme umanitarie e comunitarie di tutta quell'Eurozona a cui apparteniamo.

La speranza di un fine pena aiuta tantissime volte, aiuta sempre in quel percorso di rieducazione, in quel percorso a riscatto di una male fatto, in quel percorso spesso lungo e doloroso da cui si potrà e si dovrà intravedere prima o poi uno spiraglio di luce in fondo a quel tunnel. Ecco quello spiraglio che aiuta necessariamente a vivere e mantiene in vita quella fiamma esile di quella speranza di poter uscire un giorno da quelle carceri.

Nell'ergastolo tutto cambia, tutti i giorni diventano uguali, come tutte le settimane e tutti gli anni, l'ergastolo equivale ad una morte spirituale mantenendo il fisico in vita, ma si sa un fisico senza quella necessaria vita spirituale diventa uno zombie.

Probabilmente la condanna all'ergastolo supera la sofferenza della morte poiché' questa quando arriva termina ad ogni percezione dello spazio e del tempo, termina ad ogni dolore, termina ogni frustrazione come ogni gioia ed ogni affetto, l'ergastolo accentua la sofferenza dello stare in vita ed aspettare.

Qualcosa in questo senso si è mosso con la decisione della Corte Costituzionale di alleggerire un poco quelle norme di chi viene condannato a quella pena. Ovvero alla concessione di lavoro esterno, alla concessione di permessi premio, alla semilibertà ed alla libertà condizionale dopo almeno ventisei anni di pena, tali rigide concessioni devono essere obbligatoriamente subordinate a determinati requisiti. Chi subisce quella pena ha commesso efferati delitti, che almeno possa disporre di quella speranza.

 

 

 

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