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Ferrara: tenta il suicidio in carcere l'omicida di Olga Matei, rischia la vita in rianimazione

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di Martin Miraglia

 

estense.com, 9 marzo 2019

 

Michele Castaldo, l'omicida della ex che aveva ricevuto il dimezzamento della pena per aver agito "in una tempesta emotiva dettata dalla gelosia", era detenuto a Ferrara. L'uomo aveva ingerito sostanze tossiche in cella lunedì.

È ricoverato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione ospedaliera dell'ospedale di Cona dopo aver tentato il suicidio mentre era detenuto al carcere dell'Arginone Michele Castaldo, il 57enne reo confesso dell'omicidio a Riccione, il 5 ottobre del 2016, della sua ex compagna Olga Matei e che, recentemente, aveva ricevuto il dimezzamento della pena in secondo grado poiché aveva agito a seguito di una "tempesta emotiva determinata dalla gelosia" che secondo i giudici della Corte d'Appello di Bologna avrebbe attenuato le sue responsabilità. Il fatto, del quale si apprende solo ora, risalirebbe a lunedì: gli uomini della polizia penitenziaria lo avrebbero trovato privo di sensi sulla sua branda, disponendo quando l'attivazione del 118 e il suo trasferimento in ospedale.

La notizia, rilanciata dalle agenzie di stampa, è stata pubblicata in origine dalla pagina Facebook della trasmissione Quarto Grado che proprio stasera aveva programmato il commento delle motivazioni della sentenza di appello e che aveva trasmesso in diretta la fiaccolata a Riccione in ricordo della vittima organizzata dalle sue amiche. L'uomo, a quanto si apprende da alcuni organi di stampa, avrebbe ingerito una sostanza tossica e sarebbe in coma. Fonti ospedaliere contattate da estense.com non commentano tali indiscrezioni ma confermano che l'uomo sarebbe in pericolo di vita.

Nella mattinata di venerdì l'avvocato di Rimini Monica Castiglioni, suo difensore, aveva ricevuto dall'uomo una lettera scritta a mano nella quale annunciava la volontà di porre fine alla sua vita nella quale si legge "la chiudo qui altrimenti sembra che mi voglio giustificare", dopo aver spiegato di sentirsi demonizzato, e compaiono le richieste di rendere pubblica la missiva e di spargere in mare le ceneri. La stessa avvocatessa era poi recentemente finita nel mirino di alcuni haters che hanno suggerito di "averlo aiutato" ad ottenere lo sconto di pena.

Castaldo aveva commesso l'omicidio della donna, con la quale aveva una relazione da circa un mese, strangolandola a mani nude. Per il fatto era stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio aggravato dai futili motivi. In secondo grado il procuratore generale aveva richiesto la conferma della pena, ma la Corte ha deciso per la condanna a 16 anni dopo aver applicato le attenuanti considerata la confessione dell'uomo e, come detto, la gelosia dell'uomo idonea a uno sconto di pena "a causa delle sue poco felici esperienze di vita una soverchiante tempesta emotiva e passionale che si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio".

 

 

 

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