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Femminicidi, le parole dei giudici fanno male a noi donne

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di Myrta Merlino

 

La Stampa, 17 marzo 2019

 

Caro Mattia Feltri, l'articolo in cui commenti le sentenze di Genova e Bologna è ineccepibile. Ma non sono d'accordo con te. L'ho pensato subito leggendoti e soprattutto ho sentito il bisogno di scrivertelo in forma pubblica.

Perché in queste due vicende c'è molto di più. Non tutti gli omicidi sono uguali, scrivi. È vero. Ma le parole hanno un peso. Le parole contano. Non lo scrivo da donna, e invece sì. Perché le parole possono far male soprattutto a noi donne. Se in una sentenza - nello specifico, quella di Genova - un magistrato scrive che l'assassino "ha agito sotto la spinta di uno stato d'animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile", io sento un brivido dietro alla schiena.

Anche se la sentenza è motivata, corretta giuridicamente, lo stato d'animo di chi decide di accoltellare la moglie non può mai essere "umanamente" comprensibile. Altrimenti è finito tutto. E non mi sento "medioevale" nel pensarlo.

Bisogna stare attenti all'utilizzo delle parole perché il rischio è proprio quello che denunci tu, che le parole vengano strumentalizzate. Le sentenze sono riservate a tecnici e giuristi, certo, ma poi vengono lette anche dai cittadini. Vengono commentate nelle famiglie, al bar, nei nuovi e pericolosissimi bar dei social, e, sì, persino nei talkshow televisivi. Mi sbaglierò, ma la mia sensazione è che queste sentenze riflettano un clima culturale pericoloso.

La mia sensazione è che il virus del machismo e della misoginia stia riprendendo a circolare un po' come il morbillo. E che i vaccini non siano mai abbastanza. Vedi Mattia, è pericoloso parlare di "tempesta emotiva" in un Paese in cui il delitto d'onore e il matrimonio riparatore sono stati definitivamente cancellati solo nel 1981, un Paese in cui una ministra, prima autorevole e competente avvocata, come Giulia Bongiorno dice, in trasmissione da me, che "serve disparità per avere parità, con leggi spudoratamente sbilanciate in favore delle donne".

Tu dirai che questi sono discorsi diversi, che non vanno messi insieme. Ebbene io non ne sono così sicura. Anche io, come te, penso che nessuno debba "marcire in galera". Anche io chiedo una giustizia giusta, come recitava un antico slogan. Ma se un magistrato, in un momento così delicato, sente l'esigenza di rilasciare un'intervista per spiegare che "anche un assassino può fare compassione", e poi, di conseguenza, la sua pena viene ridimensionata dai 30 anni chiesti dal pm ai 16 poi inflitti, io non sono d'accordo. E voglio poterlo rivendicare.

Senza che questa mia opinione venga interpretata come una richiesta di forche o processi sommari. Ma solo come quella di una madre che ha insegnato a suo figlio che una donna non si tocca neanche con un fiore, e a sua figlia adolescente che l'amore è libertà e mai violenza.

 

Risponde Mattia Feltri

 

Carissima Myrta, la tua lettera intensa e delicata non mi smuove dal disagio di vivere in un mondo in cui, su una sola frase di motiva- zioni di sentenza, si pasteggia virtualmente. Nessuno le legge le sentenze, si tira fuori la righetta scivolosa e ci si fa attorno la danza della panza.

Va bene, suggeriamo ai giudici di ricalibrare il loro lessico sui gusti onnivori e onniscienti della società interconnessa, sempre nel vento di un'emozione anziché di un ragionamento. Va bene, lo dico senza ironia, attenti alle espressioni scivolose.

Ma un giudice è chiamato per legge, non per bizza, a valutare lo stato d'animo, o piscologico, o psichico di un imputato, anche di un omicida, e fino addirittura a rinunciare alla pena se ha ucciso in incapacità di intendere e di volere, o in condizioni di necessità.

Chi uccide in condizioni di necessità, per esempio, è del tutto comprensibile. L'omicidio d'impeto di un uomo ripetutamente ingannato muove da uno stato d'animo profondamente diverso, e diversamente sanzionabile, da quello di un uomo geloso che l'omicidio lo premedita freddamente. Questo è il punto di Genova, il resto è twitteria.

 

 

 

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