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Facebook diverso dalla stampa, sì a sequestro preventivo pagine

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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 16 maggio 2018

 

Corte di cassazione -?Sentenza 15 maggio 2018 n. 21521. È legittimo il sequestro preventivo della pagine Facebook di chi è indagato per diffamazione per aver ripetutamente offeso la reputazione di più persone. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza 15 maggio 2018 n. 21521, dichiarando inammissibile il ricorso dei due inquisiti contro l'ordinanza confermativa del tribunale del riesame di Grosseto. Per i ricorrenti invece in tal modo si violava il diritto alla libera manifestazione del pensiero ed anche il principio di uguaglianza dal momento che le pagine web erano soggette ad una tutela diversa da quella accordata alle testate giornalistiche online. La Cassazione, per prima cosa, ricorda che il provvedimento aveva riguardato "le pagine Facebook attraverso le quali i due ricorrenti avevano pubblicato messaggi o video o commenti dal contenuto reputato offensivo per le persone offese e che il Gip ne aveva ordinato il sequestro preventivo in relazione all'ipotizzato delitto di diffamazione, tramite l'oscuramento, prescrivendo al fornitore del servizio di renderle inaccessibili agli utenti".

"È evidente - si legge nella decisione - che le forme di comunicazione telematica come i blog, i social network come Facebook, le mailing list, e newsletter, sono espressione del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero garantito dall'articolo 21 della Costituzione ma non possono godere delle garanzie costituzionali in tema di sequestro della stampa, anche nella forma on line, poiché rientrano nei generici siti Internet che non sono soggetti agli obblighi ed alle garanzie previste dalla normativa sulla stampa". "In essi, infatti - prosegue la Corte - chiunque può esprimere il proprio pensiero su ogni argomento, suscitando opinioni e commenti da parte dei frequentatori del mondo virtuale".

Così stando le cose, argomentano ancora i giudici, "è agevole rispondere alla perplessità circa la prospettata diseguaglianza di trattamento tra siti web e testate giornalistiche on-line, semplicemente osservando che le situazione disciplinate diversamente sono tra loro molto diverse". Infatti, conclude la Cassazione, "è evidente che un quotidiano o un periodico telematico, strutturato come un vero e proprio giornale tradizionale, con una sua organizzazione redazionale e un direttore responsabile non può certo paragonarsi a uno qualunque dei siti web innanzi citati, in cui chiunque può inserire dei contenuti, ma assume una sua peculiare connotazione, funzionalmente coincidente con quella del giornale tradizionale, sicché appare incongruo, sul piano della ragionevolezza, ritenere che non soggiaccia alla stessa disciplina prevista per quest'ultimo".

 

 

 

 

 

 

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