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Eugenio Albamonte (Anm): "fuori i magistrati dalle Camere, ma i condannati restano dentro"

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di Liana Milella

 

La Repubblica, 3 aprile 2017

 

"Attenti ai paradossi, fuori i magistrati dal Parlamento, dentro i condannati". Il neo presidente dell'Anm Eugenio Albamonte annuncia che il sindacato delle toghe metterà sotto i riflettori la legge su toghe e politica, ma anticipa: "Se ostacolasse le candidature dei giudici sarebbe incostituzionale".

 

Emiliano oggi è al Csm, sotto processo disciplinare per essersi iscritto al Pd, a un mese dalle primarie per fatti che risalgono a 10 anni fa. Era necessario?
"Bisogna sgombrare il campo dalle vicende contingenti. In questi giorni la questione è stata usata come una dava, da una parte per difendere Minzolini dalle conseguenze della condanna, e dall'altra per contrastare una corsa alle primarie. Il tema è importante per la democrazia, va trattato senza sovraccarichi emotivi".

 

Il ddl Palma, nella versione della Camera, disincentiva le candidature dei giudici?
"L'Anm lavorerà a breve a un parere articolato sulla legge. Ma un sistema che ostacoli troppo l'accesso alla candidatura o il rientro in ruolo alla fine del mandato lederebbe il diritto costituzionale del magistrato, in quanto cittadino, all'elettorato passivo, arrivando all'assurdo per cui proprio il magistrato non potrebbe andare a far parte di un'assemblea parlamentare nella quale invece possono rimanere condannati definitivi con sentenza passata in giudicato".

 

Allude a Minzolini?
"Ferma la legittima decisione del Senato di mantenerlo in carica, ma essa risulta davvero stridente con il divieto di accesso allo stesso Senato per uno di noi, sia esso formale o di fatto imposto".

 

Il nuovo ddl non parla dell'iscrizione a un partito. Ma non è la stessa cosa se uno si candida al Parlamento e si iscrive?
"Sono convinto dell'assoluta inopportunità che un magistrato si iscriva a un partito. Una cosa è iscriversi, altra è candidarsi al Parlamento, visto che la Costituzione vieta il vincolo di mandato e mantiene libero l'eletto dalla disciplina del partito".

 

E quindi condannerebbe Emiliano?
"Una cosa è un giudizio di inopportunità, che peraltro è mio personale, ma mi sembra ampiamente condiviso all'interno dell'Anm, altro è aver commesso un illecito disciplinare meritevole di sanzione. Questo spetta solo al Csm stabilirlo".

 

Da che parte sta, da quella di chi dice che il magistrato dopo la politica non può più vestire la toga, o con chi ritiene che sia un diritto?
"La Corte di Strasburgo, alcuni anni fa, su un ricorso di Dell'Utri, ha detto che il pregresso incarico parlamentare non costituisce causa di ricusazione e non crea di per sé un pregiudizio di parzialità sulla decisione presa dal giudice. Questo trova la sua ragione nel fatto che la sua terzietà può essere valutata leggendo le motivazioni della sentenza".

 

Sì, ma per Minzolini il giudice Sinisi è stato crocifisso.
"Chi ha parlato sia in aula che fuori ha voluto trovare a tutti i costi nel suo pregresso impegno una scusa per motivare una decisione che era nelle prerogative del Senato prendere, per cui non c'era bisogno di delegittimare tutti i giudici che si sono pronunciati, compresi quelli della Cassazione".

 

Cambierebbe la norma dell'ordinamento giudiziario che vieta l'iscrizione?
"No, va bene com'è".

 

Caso Ardita, il suo collega che andrà alla commemorazione di Casaleggio. Lecito o appanna la sua indipendenza?
"Non vedo problemi di opportunità nell'intervenire in un'occasione pubblica esprimendo le proprie posizioni su temi delicati e attuali".

 

Quando vedrà Orlando? E che gli dirà?
"Un appuntamento ancora non c'è. Il tema più urgente è quello del ddl penale e in particolare l'avocazione obbligatoria da parte del Pg, il patteggiamento in appello, la modifica del rito abbreviato, l'utilizzo del Trojan horse per la corruzione".

 

E le intercettazioni?
"Ben venga una norma che tuteli la privacy dei soggetti terzi e dello stesso indagato per le telefonate non rilevanti. Ma la delega ha margini di ambiguità che consentirebbero in astratto anche di modificare l'uso stesso delle intercettazioni nelle indagini. Bisogna impedire che avvenga".

 

Davigo e lei. Lui attento alle pensioni, lei ai nuovi diritti, dagli immigrati al fine vita. L'Anm si sposta a sinistra?
"È ingeneroso dire che Davigo si sia occupato solo delle pensioni, ma la questione dei nuovi diritti sta emergendo ora nella sua gravità perché nell'inerzia del legislatore si chiede al giudice di dare comunque delle risposte salvo poi criticarlo aspramente fino al punto di delegittimarlo".

 

 

 



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