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Egitto. Ora la repressione colpisce chi critica gli emendamenti alla Costituzione

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di Riccardo Noury

 

Corriere della Sera, 11 aprile 2019

 

Amnesty International ha denunciato arresti e diffamazioni a mezzo stampa nei confronti di chi in Egitto critica le proposte di emendamenti alla Costituzione, attualmente all'esame del parlamento. Il voto del parlamento è previsto nelle prossime settimane. Se gli emendamenti verranno approvati, la nuova bozza di Costituzione verrà sottoposta a un referendum.

Amnesty International ha effettuato un'analisi dettagliata degli emendamenti. Particolarmente preoccupanti sono quelli che rafforzerebbero l'influenza delle forze armate sul governo, eliminerebbero la revisione giudiziaria delle proposte di legge, espanderebbero il ruolo dei tribunali militari, garantirebbero al presidente enormi poteri in materia di affari giudiziari e di nomina delle alte cariche della magistratura e, infine, estenderebbero il mandato presidenziale a sei anni e consentirebbero al presidente al-Sisi di candidarsi altre due volte, rimanendo al potere fino al 2034.

Come era prevedibile, su questa situazione così come sulla gravissima situazione dei diritti umani in Egitto il presidente degli Usa Donald Trump, nel corso del suo recente incontro a Washington con al-Sisi (nella foto), non ha battuto ciglio. Gli emendamenti stanno ricevendo invece ampie critiche al Cairo da personalità pubbliche, organizzazioni per i diritti umani, partiti politici e anche dall'Associazione dei giudici del Consiglio di stato. Le autorità egiziane hanno reagito con un ulteriore giro di vite nei confronti della libertà d'espressione e prendendo di mira con arresti, diffamazioni e attacchi informatici chi aveva manifestato la propria opposizione agli emendamenti.

Nei primi tre mesi del 2019 sono state arrestate per reati di opinione almeno 57 persone, almeno quattro delle quali per aver criticato sui social media gli emendamenti. Come in passato, gli arresti sono avvenuti alle prime ore del giorno e sono stati seguiti da diversi giorni di "sparizione forzata", trascorsi i quali un procuratore della sicurezza dello stato ha ordinato la detenzione ufficiale in attesa della conclusione di indagini per le accuse di "appartenenza a un gruppo terroristico" e "diffusione di informazioni false".

Diverse personalità pubbliche, tra le quali alcuni parlamentari, sono state soggette a campagne diffamatorie sui mezzi d'informazione privati e di proprietà statale. Alcune di loro sono state oggetto di insulti omofobici e da parte di altri parlamentari è stata chiesta la revoca della cittadinanza e l'apertura di un processo per "tradimento". Amnesty International ha anche documentato una serie di attacchi col metodo del "phishing", con ogni probabilità provenienti da organismi governativi, contro organi di stampa indipendenti e difensori dei diritti umani che avevano preso posizione contro gli emendamenti. Il 28 marzo un tribunale ha vietato agli attivisti del Movimento civico democratico - un gruppo di opposizione - di svolgere una manifestazione contro gli emendamenti di fronte al parlamento. Il ministro dell'Interno aveva presentato un ricorso chiedendo che l'iniziativa non venisse autorizzata in quanto rappresentava "una minaccia alla pace e alla sicurezza pubblica". Nel motivare il suo provvedimento, il tribunale ha dichiarato che "elementi anti-statali avrebbero potuto infiltrare la protesta e aggredire i partecipanti per poi accusare le forze di sicurezza di averlo fatto".

 

 

 

 

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