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Ecco perché sulla legittima difesa la maggioranza non andrà in tilt

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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 8 gennaio 2019

 

Il Ddl caro alla Lega non stravolge la disciplina: può solo evitare processi fiume. Come finirà sulla legittima difesa? Basterà poco per avere le prime risposte: venerdì prossimo scade il termine per presentare gli emendamenti in commissione alla Camera e un primo segnale verrà dalle eventuali richieste di modifica targate Cinque Stelle.

Qualora fossero numerose, e se arrivassero anche da deputati estranei alla fronda emersa sul dl Sicurezza, la Lega avrebbe di che preoccuparsi. Ma i vertici del Carroccio non manifestano una simile ansia. Da ultima, ma con l'autorevolezza che le è dovuta per competenza in materia, è stata la responsabile della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno ad allontanare i dubbi. In un'intervista sul Messaggero di ieri, la ministra ha detto che le nuove norme sulla legittima difesa sono di "buonsenso" e che il guardasigilli Alfonso Bonafede "le condivide in pieno".

Tanto dovrebbe bastare. Lo stesso Matteo Salvini poche ore prima si era detto certo che sulla legge a lui così cara "non ci saranno scherzi" da parte dell'alleato di governo. E in effetti, oltre all'importanza che i leghisti assegnano al provvedimento, c'è una questione di merito a rendere le sorprese alquanto improbabili, in questo caso.

Si tratta dell'effettivo impatto che le nuove norme potrebbero determinare sui processi. Il punto è che non si tratta di rivoluzioni. Piuttosto, c'è l'esclusione della punibilità per chi agisce "in stato di grave turbamento", che dovrebbe evitare almeno in qualche caso il rinvio a giudizio o comunque ridurre i tempi dell'accertamento.

Non si tratta di un effetto da poco. Anzi. È proprio quanto la Lega, ma persino il premier Giuseppe Conte, confidavano di ottenere dal nuovo testo. Sempre nell'intervista di ieri, Bongiorno ricorda che "da avvocato ho difeso un gran numero di persone aggredite in casa: anche quando poi sono state assolte, hanno avuto la vita segnata dal calvario di processi lunghissimi".

E nella conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio aveva spiegato la decisione di "riformare" la legittima difesa senza "sconvolgerla" proprio perché "in alcuni casi pazzeschi il soggetto interessato è rimasto assoggettato al triplo grado di giudizio e, solo dopo anni, è stato assolto". Su tale efficacia si pronunceranno avvocatura e magistratura nei prossimi due giorni. Nella commissione Giustizia di Montecitorio, domani sarà audito il presidente del Cnf Andrea Mascherin, il giorno dopo toccherà a una delegazione dell'Anm, guidata dal presidente Francesco Minisci.

Quest'ultimo potrebbe lamentare un restringimento del margine di discrezionalità oggi lasciato ai magistrati. Va però detto che già con le norme attuali è altissima la percentuale di casi in cui chi reagisce a un'aggressione viene assolto. Nelle remote circostanze in cui arriva, la condanna per eccesso colposo è inflitta perché c'era stata la desistenza dell'aggressore. E con le modifiche volute dalla Lega, il fatto che "non vi sia desistenza" continua ad essere una precondizione indispensabile per riconoscere che la difesa è legittima.

Ecco perché il rischio di una perdita di discrezionalità paventato dalla magistratura pare destinato a non avere alcuna conseguenza effettiva. Cosa cambia, in realtà? Tutto sta in una parola: "Pericolo". È il concetto chiave, forse, anche nell'attuale disciplina della materia. Una delle due modifiche cardine del ddl in attesa dell'ultimo sì prevede che - qualora ci si trovi nel proprio domicilio e vi sia la necessità di difendere "la propria o altrui incolumità" o anche i propri "beni" - la "difesa" è "sempre" proporzionata all'offesa se non vi è desistenza, e ci si trova di fronte a un'intrusione "posta in essere con violenza" o "minaccia di uso di armi". In pratica si associa la "violenza" dell'intrusione al "pericolo".

Non un'idea bizzarra: se per esempio un ladro frantuma una finestra per entrare in casa, non è insensato temere che quelle modalità violente possano prefigurare anche una minaccia fisica alle persone. Ma poiché la valutazione di quel "pericolo" può essere difficile in pochi istanti, un'altra modifica esclude la punibilità di chi ha mal valutato la situazione qualora sia stato "ingannato" dai modi e dal tempo dell'aggressione o si sia trovato appunto "in stato di grave turbamento". Con questa norma chiave si stabilisce che la paura giustifica l'errore. Cosa che i magistrati già riconoscono, seppure al termine di lunghi processi. E che ora forse sarà possibile concedere in tempi più brevi.

 

 

 

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