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Droghe. "Noi soli e senza aiuti". Il dramma di vivere con i figli dello sballo

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di Elisabetta Andreis

 

Corriere della Sera, 10 febbraio 2019

 

Il racconto di un genitore: insieme ad acquistare la dose Le crisi, le fughe dalle comunità, i legacci in ospedale. Le crisi, le fughe dalle comunità, i legacci in ospedale. Una delle tante lettere arrivate dopo l'inchiesta sul boschetto di Rogoredo e la diffusione delle sostanze low cost.

"Non vorrei disturbare chi legge, con la nostra disperazione. E tuttavia credo che conoscerla possa servire a tutti". Inizia così una delle tantissime lettere arrivate dopo l'inchiesta sul boschetto di Rogoredo e la diffusione delle sostanze low cost. A scriverla, un papà che il Corriere ha incontrato in una casa borghese in zona Niguarda. "Alessandro ha 18 anni appena compiuti. Tossicodipendente da quando ne aveva sedici. Eroina, crack, antidolorifici. I SerD sono focalizzati sui pazienti cronici molto più in là con gli anni, non hanno risorse per strutturare un sistema coordinato destinato agli adolescenti - racconta come un fiume in piena. Le attese per entrare in comunità sono lunghissime. Durano mesi. Ma i ragazzi vanno in craving (smania) di continuo. Vogliono farsi tutti i giorni. A casa picchiano, rubano, minacciano di uccidersi e di uccidere. Le relazioni di affetto si disintegrano, davanti all'urgenza di droga. Siamo arrivati a chiudere nostro figlio nella casa al mare, correndo anche dei rischi, per cercare di traghettarlo fino al giorno dell'ingresso in comunità. E anche quando finalmente entrano si fanno mandare via dopo poco. Basta un semplice atto di indisciplina perché non c'è un obbligo di legge alla cura. Non si può trattenere in ricovero nessuno senza il suo consenso. Neanche un minore".

È un nodo cruciale, questo. Forse qualcosa a livello normativo dovrebbe cambiare? Ma la cura, senza volontà, sarebbe efficace? "Siamo arrivati a buttare fuori casa Ale senza un euro, stando svegli tutta la notte con l'incubo di pensarlo in stazione o in overdose. Il ricatto era una possibilità per convincerlo alla cura. L'abbiamo anche denunciato perché un provvedimento penale è l'unica strada perché le comunità tengano questi ragazzi". La speranza di una condanna del Tribunale: "Un amico di Ale, pregiudicato, è in comunità da un anno, come misura restrittiva stabilita per lui dal giudice per i minori come alternativa al carcere. Sta iniziando a studiare per il diploma. È fortunato".

Suo figlio invece dopo sole due settimane di comunità è uscito di nuovo. Difficile immaginare questo tunnel lunghissimo: "Sono andato con mio figlio al boschetto di Rogoredo, gli ho dato i soldi per farsi, ho aspettato che tornasse e l'ho riportato a casa per un po'. L'ho accompagnato al SerD più e più volte per prendere il metadone. Temporaneamente si è liberato dall'eroina ed è caduto nella trappola del crack., continua questo papà, professione dirigente, con la moglie insegnante e una figlia studentessa di liceo. L'ho visto in ospedale, legato ad un letto freddo di ferro, che si contorceva in maniera bestiale in crisi di astinenza, è una scena che non auguro a nessuno - continua.

Il mese scorso era in craving terribile, ci minacciava brandendo un coltello, abbiamo chiamato il 118 e la polizia, si è barricato in stanza mezz'ora con gli operatori che non riuscivano a farlo ragionare. Alla fine sono riusciti a portarlo in ospedale, doveva starci almeno tre giorni, in Tso (Trattamento sanitario obbligatorio). Invece dopo un'ora, ripresi dallo shock, siamo andati a vedere come stava. Ebbene, arrivato in reparto aveva finto di calmarsi e non lo avevano ricoverato, il reparto psichiatrico del resto era pieno. Ci hanno detto che non dava sintomi di squilibrio, aveva solo voglia di drogarsi ed era libero di farlo".

La droga è un tunnel che inghiotte. Difficilissimo uscirne. "Forse c'è anche una azione di marketing in atto - azzarda -. Passa il messaggio che la cannabis è salutare, la chetamina cura, i suoni a bassissima frequenza che bruciano il cervello sono alternativi alle droghe. Ci sono caramelle energizzanti vendute nei bar con slogan "La tua dose giornaliera". I ragazzini distinguono poco. Crescono con una idea in testa. Lo sballo".

Il crinale è sottile. Se i figli cadono, chi aiuta le famiglie a tirarli su? "Di tutto questo bisogna parlare - raccomanda il papà. Non dobbiamo avere vergogna. Siamo in tanti. Tantissimi. Io li vedo, ogni volta che vado in metropolitana o al boschetto di Rogoredo o nei parchi per recuperare Alessandro. Ci sono altri genitori come noi. Altri padri disperati".

 

 

 

 

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