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Droghe. Il Capo dell'anticorruzione Cantone riapre il dibattito: "vanno legalizzate"

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di Simona Musco

 

Il Dubbio, 22 marzo 2017

 

"Nascondersi dietro il proibizionismo è ipocrita e serve solo a riempire le carceri". Il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, è intervenuto a gamba tesa nel dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere, schierandosi dalla parte di chi, in Parlamento, pensa che legalizzare significhi sottrarre mercato alla criminalità organizzata.
La proposta di legge è sottoscritta da 218 parlamentari, che compongono l'Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. Le firme arrivano da schieramenti diversi: Pd, M5s, Sel, Misto, Fi e Sc. La proposta prevede la possibilità, per i maggiorenni, di detenere 15 grammi a casa e 5 grammi fuori casa a scopo ricreativo. Si potrà coltivare fino ad un massimo di cinque piantine di marijuana a casa ma il raccolto non potrà essere venduto. Previsti anche "Cannabis social club" senza fini di lucro e l'auto-coltivazione per fini terapeutici, con modalità più semplici per consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci a base di cannabis.
A ciò si aggiunge la proposta di Radicali italiani, associazione Coscioni e altre organizzazioni, che hanno depositato alla Camera, con oltre 60mila firme, una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede oltre alla legalizzazione della cannabis la decriminalizzazione dell'uso tutte le sostanze stupefacenti.
Sono 13 milioni gli italiani che hanno fatto uso di cannabis, quattro milioni quelli che ne hanno fatto consumo nell'ultimo anno, per un mercato di 12 miliardi e 147 tonnellate di cannabis sequestrate ogni anno in Italia. "Nessuno si preoccupa del perché il fenomeno cresce - ha affermato Cantone nel corso del forum web Agi "Viva l'Italia". Confrontiamoci sulla legalizzazione. Mi pongo una domanda, anche se non sono in grado di dare una risposta: una legalizzazione di una droga controllata, anche nelle modalità di vendita, non potrebbe avere effetti migliori rispetto allo spaccio che avviene alla luce del giorno nella totale e assoluta impunità e che riguarda amplissime fasce della popolazione giovane?".
Il dibattito sulla legalizzazione riguarda anche la possibilità di sottrarre ai clan introiti milionari, messi su anche con le droghe leggere. Soldi, tanti soldi al punto da mandare in confusione gli esperti di numeri e calcoli, creando un balletto di cifre che vanno dagli 8 ai 53 miliardi. È un mercato che non conosce crisi e i cui proventi servono ad alimentare tutti gli altri traffici delle 'ndrine, in un circolo vizioso che i governi si limitano ad ignorare. Perché spesso il problema della legalizzazione delle sostanze stupefacenti viene interpretato come incentivazione al consumo.
Ma cosa accadrebbe se questo florido mercato venisse sottratto alle mani dei clan? Il commercio di droga non ha competitor: ci sono solo loro, le cosche, che sfruttando i floridi terreni italiani realizzano distese di oro verde da smerciare su tutto il territorio. I dati diffusi dalle forze dell'ordine parlano di piantine che raggiunti i tre metri valgono da sole anche 4mila euro, circa quattro euro al grammo. Che moltiplicato per i chili sequestrati ogni anno portano a cifre da milioni di euro.
Tolta la canapa dalle mani del mercato nero, dunque, si correrebbe il serio "rischio" di togliere parte del potere economico ai clan e creare lavoro sul territorio, attraverso la coltivazione legale e tutti i suoi utilizzi, dalla medicina all'edilizia. Sono tanti a sostenere la tesi che togliere il mercato della droga ai clan significherebbe diminuirne il potere, a partire da Roberto Saviano, che da osservatore della Camorra ha messo nero su bianco i particolari dell'impero economico costruito sulla polvere bianca e sull'erba. Ed ha evidenziato un particolare: a sponsorizzare il proibizionismo sono proprio le mafie, che così possono continuare a fare affari con le droghe.
Le parole di Cantone hanno però suscitato commenti di dissenso. Per Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, "Le cronache di ogni giorno documentano che la droga, ogni droga, fa male". Entusiasti i radicali italiani che con Riccardo Magi e Antonella Soldo che "consegnano" a Cantone la tessera del "Radical Cannabis Club" e rilanciano: "Bene ha fatto il presidente dell'Anticorruzione Cantone a denunciare l'ipocrisia proibizionista. Gli irriducibili del proibizionismo se ne facciano una ragione: ormai sono rimasti davvero in pochi a difendere l'indifendibile. Legalizzare la cannabis è una questione di buon senso".

 

 

 

 

 

 

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