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Droghe. Cannabis, il costoso fallimento del proibizionismo

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di Benedetto Della Vedova*

 

Il Messaggero, 3 aprile 2017

 

Voglio legalizzare la cannabis. Voglio farlo per regolamentare una sostanza che oggi è liberalizzata nel mercato criminale, accessibilissimo e completamente privo di regole e controlli. Eppure, a differenza di quanto pensa Roberto Mineo, conosco l'art. 32 della Costituzione e non voglio offendere la memoria di nessuno, tantomeno del giudice Borsellino.
Avendo lavorato da volontario in quella direzione, ho da sempre grande attenzione per il lavoro delle comunità che si occupano del recupero e del reinserimento delle persone colpite dalle tossicodipendenze. Nel 1995 venni arrestato e poi condannato per una disobbedienza civile radicale con Marco Pannella, Rita Bernardini e altri: denunciavamo l'assurdità di una legge proibizionista che portava in carcere ragazzi, rei soltanto di essersi passati di mano uno spinello. Allora ci dicevano che, nonostante il proibizionismo sulla cannabis avesse già decenni alle spalle, in futuro le politiche repressive avrebbero consentito di stroncare il traffico e azzerare il consumo di sostanze che "fanno male".
Nessuno di noi ha mai detto che le canne facciano bene (ma alcool e tabacco, legali, invece sì?) o incentivato il consumo non terapeutico, ovviamente: vogliamo però che si prenda atto del totale, assoluto e costoso fallimento del proibizionismo. In questi ultimi 22 anni (io non opero in una comunità ma studio i dati ufficiali italiani e internazionali sulla cannabis e seguo l'evoluzione legislativa sul tema), ho visto inasprimenti delle pene (alcuni mitigati o cancellati dalla Consulta), spese ingenti per la repressione (oltre diecimila operazioni di polizia sulla cannabis nel 2015), processi e detenzioni per reati connessi a questa sostanza. Il risultato di tutto questo è nullo: l'Istat ci spiega che i consumatori, abituali e non, in Italia sono 6 milioni, per un mercato stimato almeno in 4-7 miliardi all'anno.
Apriamo i giornali e vediamo sempre più frequenti le notizie di grandi piantagioni o serre per la coltivazione abusiva della cannabis in mano alle mafie: i narcos li abbiamo in casa ormai. Sappiamo che le sostanze in circolazione non sono in alcun modo controllate.
E potrei continuare. Stando alle parole che Roberto Mineo usa contro la legalizzazione, chi è che "accetta l'inaccettabile"? Chi vuole proseguire il costoso e fallimentare proibizionismo sulla cannabis o chi vuole cambiare registro, legalizzare, sottrarre alla criminalità, controllare e tassare un mercato a cui si rivolgono milioni di italiani?
Dove la cannabis è stata legalizzata, come in molti stati Usa, non si è raggiunto un paradiso che nessuno aveva promesso, naturalmente. Ma la situazione è decisamente migliorata sotto i punti di vista più critici: le sostanze sono controllate, la polizia si occupa di reati più pericolosi per la libertà e la salute, il contrasto al consumo minorile è più efficace, i profitti tolti alla criminalità sono divenuti risorse pubbliche per sistemare le scuole e finanziare campagne di informazione e dissuasione dall'uso e dall'abuso di tutte le sostanze, cannabis compresa.
Infine, la memoria del Giudice Borsellino che Roberto Mineo ritiene offesa dalla sola idea di legalizzare la cannabis: non credo abbia molto senso scagliare quel giudizio negativo di Borsellino, eroe e martire della legalità di una stagione la cui memoria va coltivata senza strumentalizzazioni, contro chi oggi, in modo non superficiale ma argomentato, si batte per cambiare le leggi proibizioniste anche come modo per contrastare le mafie.
Può darsi che quel giudizio oggi sarebbe confermato, visto che ci sono magistrati che restano proibizionisti. Ma ce ne sono moltissimi che suggeriscono di cambiare e di regolamentare. La stessa Direzione Nazionale Antimafia, che certamente porta nel cuore i giudici martiri della lotta a Cosa Nostra, si è espressa con un parere articolato e sostanzialmente positivo indirizzato al Parlamento sulla legalizzazione della cannabis.

 

*Senatore, coordinatore dell'Intergruppo parlamentare "Cannabis Legale"

 

 

 



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