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Da avvocati e Anm proposta unitaria sul processo penale

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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 5 febbraio 2019

 

Dai presidenti di Ucpi e Anm, Caiazza e Minisci, le priorità per il Tavolo del 13 con Bonafede: "più riti alternativi, più forza al Gup e depenalizzazione".

"Potremmo avere bisogno di qualche giorno in più per definire nei dettagli la nostra piattaforma comune. Oppure dovremo anticipare l'incontro fra di noi, fra Unione Camere penali e Anm, in modo da arrivare pronti all'appuntamento con il guardasigilli Bonafede". Gian Domenico Caiazza va persino oltre le aspettative della Camera penale di Bologna "Franco Bricola", che ha organizzato l'incontro. Siamo nello scorso fine settimana, nella mattinata di sabato.

Presso la "Fondazione forense bolognese" è in corso l'atteso dibattito fra esponenti dell'avvocatura penale, a cominciare appunto dal leader Caiazza, e dell'Associazione nazionale magistrati, con il presidente Francesco Minisci.

Intervengono anche i vertici dei penalisti bolognesi: è anzi il presidente Roberto d'Errico, che con il segretario Ettore Grenci ha organizzato l'incontro, a moderare il faccia a faccia conclusivo fra Minisci e Caiazza. Si discute sulla "possibilità di un percorso in comune lungo l'itinerario delle riforme".

Caiazza dà notizia che "il 13 febbraio prossimo saremo dal ministro della Giustizia, per una prima riunione del tavolo sulla riforma del processo penale". È il confronto che il presidente del Cnf Andrea Mascherin per primo ha proposto e che sta per entrare nel vivo. "Non sappiamo ancora cosa accadrà il 13, ma a questo punto siamo abbastanza certi di presentarci lì con una intesa di massima fra di noi che individua alcune aree di intervento", è la giusta sintesi che Caiazza fa del confronto con Minisci.

Di cosa si tratta? "Potenziamento dei riti alternativi, drastica riforma dell'udienza preliminare, forte depenalizzazione". Priorità sulle quali Minisci non ha dubbi. Spiega a sua volta che "la nuova prescrizione, così com'è, rischia di allungare ulteriormente i processi, con il rischio di avere in appello una moltiplicazione terribile delle pendenza, già ora fuori controllo".

A questo punto, mercoledì della prossima settimana Bonafede dovrebbe trovarsi di fronte al formalizzarsi di un'alleanza, fra magistratura e avvocatura, che costringerebbe la maggioranza di governo a uno sforzo di riflessione.

Via Arenula in realtà avrebbe già fissato una tabella di marcia serratissima. Secondo quanto anticipato dallo stesso guardasigilli alla presentazione al Parlamento della "Relazione sullo stato della giustizia", i disegni di legge sul penale e sulle modifiche al processo civile sarebbero destinati ad approdare in Consiglio dei ministri entro febbraio. Ma la determinazione di avvocati e magistrati nel proporre la loro "piattaforma trilaterale" può cambiare il corso degli eventi. Non si tratta di proposte coincidenti con quanto fissato nel "contratto di governo", e perciò lo stesso ministro potrebbe decidere di dare più tempo all'iter.

In particolare due punti, dei tre sui quali Ucpi e Anm ragionano insieme, sono "eterodossi" rispetto ai pilastri dei partiti di maggioranza: la depenalizzazione e il potenziamento dei riti alternativi. Partiamo da quest'ultimo. Proprio mentre Caiazza e Minisci rinnovano con il summit bolognese la loro alleanza - nata il 6 dicembre scorso a un incontro voluto al Tribunale di Roma dall'Ucpi - la commissione Giustizia di Palazzo Madama si appresta, già da oggi, discutere un disegno di legge che eliminerebbe l'accesso ai riti alternativi per i reati da ergastolo. Uno storico cavallo di battaglia della Lega.

E certo, in una fase in cui si tende piuttosto ad alzare le pene per i reati già previsti (come con la legge "spazza corrotti") che a derubricare gli illeciti da penali ad amministrativi, la depenalizzazione suona come minimo spiazzante per la maggioranza di governo. Quindi l'intesa rinnovata sabato mattina a Bologna fra Camere penali e Anm andrà come minimo sottoposta al vaglio dei vertici di Lega e 5 Stelle. Ma si potrebbe partire intanto dalla "riforma dell'udienza preliminare" evocata sia da Minisci che da Caiazza.

Vorrebbe dire impiegare le risorse finanziarie e di personale stanziate per la giustizia innanzitutto nel potenziamento degli uffici gip. È il passaggio indispensabile per consentire ai giudici delle udienze preliminari un vaglio effettivo dei casi, che non sii riduca a una catena di montaggio di rinvii a giudizio. Dell'incontro organizzato sabato dalla Camera penale di Bologna è molto interessante una, in particolare, delle riflessioni sviluppate da Minisci: "Se creiamo le condizioni per snellire le procedure, diminuire i numeri dei processi, arrivare prima in Appello le stesse polemiche sulla prescrizione diminuiranno", ma la prima di quelle "condizioni", per Minisci è, appunto, "la depenalizzazione".

Non l'abolizione del divieto di reformatio in peius o forzature sulle rinnovazioni dei dibattimenti in caso di cambiamento del giudice, ma un meccanismo deflattivo che tocca la natura dei reati anziché le garanzie. E quando evoca le polemiche da superare, Minisci si riferisce chiaramente a processi di una durata tale che la loro definizione possa arrivare ben prima del termine di prescrizione, in modo da non venirsi a trovare in quella terra di nessuno temuta dai penalisti, cioè con la sentenza di primo grado pronunciata e gli altri due gradi da celebrare in un tempo potenzialmente infinito per via della prescrizione abolita.

Di qui a pochi giorni si potrà verificare, come dice Caiazza, "la concretezza delle intenzioni del governo". Certo le idee chiare, e comuni, di avvocati e magistrati, dovrebbero tenere lontana qualunque velleitaria tentazione di colpire le garanzie senza puntare davvero al cuore dei problemi.

 

 

 

 

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