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Cuneo: detenuto in regime di "carcere duro" muore per infarto, aveva 42 anni

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Ansa, 18 febbraio 2014

 

È morto nella notte tra sabato e domenica all'ospedale di Cuneo Francesco Amoruso, 42 anni, ritenuto un esponente di spicco del clan dei Gionta di Torre Annunziata. Detenuto nel carcere di Cerialdo in regime di 41 bis, con fine pena nell'agosto del 2031, si è sentito male in cella ed è stato subito soccorso dalla polizia penitenziaria. Il decesso è avvenuto per un probabile infarto. La magistratura ha disposto l'autopsia. La notizia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della Categoria.

"È una notizia triste, che colpisce tutti noi che in carcere lavoriamo in prima linea, 24 ore al giorno. Ma va anche detto che il Parlamento ignora colpevolmente il messaggio del Capo dello Stato dell'8 ottobre scorso, che chiedeva alle Camera riforme strutturali per il sistema penitenziario a fronte dell'endemica emergenza che tra l'altro determina difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro per gli Agenti di Polizia Penitenziaria", tuona Donato Capece, segretario generale Sappe. "Per il Capo del Dap Tamburino, che nostro malgrado è anche Capo della Polizia Penitenziaria, l'Italia non sarà neppure in grado di adottare entro il prossimo maggio 2014 quegli interventi chiesti dall'Unione Europea per rendere più umane le condizioni detentive in Italia..."

Capece torna a sottolineare le criticità delle carceri italiane: "Nei 206 istituti penitenziari, nel 2013, ci sono stati in carcere 111 decessi per cause naturali, 42 suicidi, 1.067 suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria e 6.902 atti di autolesionismo. Dal 1992 ad oggi, le morti in carcere sono state 3.251, 1.170 suicidi e 2.081 per cause naturali. Il sovraffollamento nelle carceri italiane resta costante, rispetto ai circa 40mila posti letto regolamentari, e l'organico del Corpo di Polizia Penitenziaria è carente di 7mila unità. La spending review e la legge di Stabilità hanno cancellato le assunzioni, nonostante l'età media dei poliziotti si aggira sui 37 anni. Altissima, considerato il lavoro usurante che svolgiamo".

 

Amoruso morte d'infarto in carcere, è giallo (www.metropolisweb.it)

 

Era detenuto nel penitenziario di Cuneo: aperta l'inchiesta, disposta autopsia Avvisata dai carabinieri la famiglia dell'uomo: oggi sarà ascoltata la moglie.

Quando hanno visto che non si muoveva hanno pensato subito a un malore. Erano da poco passate le otto del mattino di ieri e nel penitenziario di Cuneo, il cuore di Francesco Amoruso, affiliato al clan Gionta conosciuto a Torre Annunziata col soprannome di à vicchiarella, ha smesso di battere. A dare l'allarme, immediatamente, i compagni di cella. Pugni sulle mura, pentole e mestoli sbattuti forte vicino alla grate. I primi ad arrivare sono stati gli agenti della polizia penitenziaria. Quando l'uomo, che era sulla sua branda a pancia sotto, è stato girato, subito i secondini si sono accorti che non c'era nulla da fare. È stato il medico legale a dichiararne il decesso per sospetto arresto cardiaco pochi minuti dopo l'allarme lanciato.

Una causa che dice tutto e niente allo stesso tempo. Amoruso era detenuto da diversi anni nel penitenziario di Cuneo. Lo stesso finito al centro delle cronache giudiziarie per un caso clamoroso di mala giustizia. Solo un mese fa, Giacomo Marchisone, ristretto nel carcere piemontese era morto per un cancro non curato. Secondo i medici, infatti, era semplicemente affetto da asma. Un giallo che si ripete anche nel caso della morte di Amoruso. Non un affiliato della prima ora, non uno storico luogotenente della cosca dei Valentini, ma un personaggio di spicco, che per conto del clan del Quadrilatero si era già macchiato di numerosi reati.

Dopo aver accertato la morte, è stata la direzione del carcere a comunicare la notizia alle forze dell'ordine di Torre Annunziata. Ieri mattina, nel popoloso vicolo degli Zingari, una pattuglia dei carabinieri si è recata a casa della moglie di Amoruso. Ad una donna straziata è stata data la notizia della morte di suo marito. Immediatamente, però, anche considerate le circostanze in cui è stato ritrovato il corpo e il fatto che a dire di sua moglie Francesco Amoruso non soffriva di alcuna patologia cardiaca ed anzi era sanissimo, è stata aperta un'inchiesta.

Per questa mattina, infatti, è stata disposta l'autopsia sul corpo di Amoruso. Un atto dovuto che dovrà chiarire i dubbi e capire se la fine dell'affiliato dei Gionta sia stata effettivamente dovuta a un malore o se, per motivi sconosciuti ma che aprono squarci sinistri sulla pax camorristica di queste settimane, sia accaduto qualcosa di diverso e pericoloso che ha portato alla morte del detenuto. Sua moglie è stata convocata per questa mattina in caserma. I carabinieri vogliono vederci chiaro e, in attesa dell'esame autoptico che chiarirà ogni incertezza, sapere se per caso nelle ultime settimane qualche segnale sia arrivato anche alla famiglia della vittima. Un affiliato non della prima ora, certo. Ma sicuramente un personaggio di spessore che aveva partecipato al raid armato, quello del 14 agosto 2006 nei confronti di Natale Scarpa davanti al piazzale dello stadio Giraud e che di fatto aveva aperto una faida sanguinosa e cruenta. Quella che aveva trasformato Fortapasc in un far west fatto di agguati e regolamenti di conti. All'interno del carcere di Cuneo vi sono molti detenuti affiliati ai Gionta.

Un penitenziario difficile caratterizzato dal fatto di essere finito al centro di polemiche e proteste per la condizione carceraria. Se Amoruso sia morto per cause naturali, come la prima ipotesi fa pensare o se dietro vi sia un giallo, lo stabilirà solo l'autopsia. Primo atto di uno scenario per ora inquietante. Intanto anche il penitenziario ha avviato una sua inchiesta interna per ricostruire tutti i momenti precedenti al decesso. Capire cosa avesse fatto Amoruso nelle ore prima di morire potrebbe portare elementi nuovi alla vicenda.

 

 

 

 

 

 

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